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La proposta di Haftar a Conte:
“Io a capo delle forze armate”

Inizia a delinearsi il quadro attorno al colloquio avuto in questo giovedì tra il presidente del consiglio Giuseppe Conte ed il generale Khalifa Haftar. I due si sono incontrati questa mattina a Palazzo Chigi, dove già intorno alle 9:30 risultano presenti alcuni uomini della delegazione dell’uomo forte della Cirenaica. L’incontro è stato sostanzialmente riservato, soltanto una nota a fine mattinata da parte dell’ufficio stampa della presidenza del consiglio ha mostrato le foto della stretta di mano tra il premier ed il generale. Poche le frasi riportate da Palazzo Chigi, ma significative e che confermano le indiscrezioni della vigilia. Infatti sono stati toccati temi quali, su tutti, il processo di stabilizzazione del Paese dopo gli ultimi sviluppi del vertice di Palermo ed il contrasto all’immigrazione

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Haftar punta alla riunificazione dell’esercito 

A giudicare dalle foto, l’incontro sembrerebbe essere stato cordiale: strette di mano, pose di rito all’interno di una delle sale più importanti dello storico palazzo di piazza Colonna. Ingredienti che suggeriscono un clima disteso, lontano dalle tensioni pre vertice di Palermo, quando Haftar è riuscito in quell’occasione a far parlare di sé grazie ai dubbi da lui stessi sapientemente diffusi circa la sua presenza in Sicilia. Nelle ore immediatamente successive alla fine dei colloqui con Conte, sono iniziate a trapelare indiscrezioni più dettagliate circa i temi principali trattati a palazzo Chigi. Secondo quanto riferito da fonti vicine al generale, riportate sul sito Al Araby, Haftar a Roma ha provato a chiudere il cerchio per avere l’appoggio italiano sulla creazione di un esercito libico da porre sotto la sua guida. 

La visita di Haftar a Roma è stata un’ennesima sorpresa “regalata” dal generale, che per la verità dopo il vertice di Palermo era rimasto silente nella sua Cirenaica. Una sorpresa dettata, molto probabilmente, da esigenze di riservatezza e quindi di sicurezza, ma che al tempo stesso ha suggerito la possibilità di un arrivo a Roma non programmato tanti giorni prima. In realtà Conte, specie dopo la stretta di mano tra Haftar ed Al Sarraj davanti ad alcuni importanti leader a Palermo, avrebbe in mente già da settimane la possibilità di nuovi incontri con i due attorti libici di maggior peso. Ma uno così ravvicinato con Haftar forse non era del tutto preventivato. Segno che da Bengasi si sta definendo una definitiva accelerazione verso il progetto che sta più a cuore al generale, ossia l’unificazione delle forze di difesa libiche con a capo lo stesso uomo forte della Cirenaica. Ed Haftar, forse anche tenendo in considerazione le prospettive degli incontri di Al Sarraj a Bruxelles, dove ha incontrato tra gli altri il segretario della Nato, ha pianificato nel giro di poco tempo una trasferta romana per avere il via libera dell’Italia. 

Il tema immigrazione 

E sul piatto il generale avrebbe messo un argomento certamente molto caro al governo italiano: il contrasto alle partenze di migranti dalle coste libiche. Quando mercoledì mattina l’iniziale “toccata e fuga” di Haftar a Roma si è rivelata essere invece una visita di tre giorni, il cui apice sarebbe stato proprio l’incontro tra il generale ed il premier, da più parti sono arrivati riscontri sul fatto che l’immigrazione sarebbe stato uno degli argomenti affrontati . Il generale, con il suo esercito da lui stessi ribattezzato Lna (Libyan National Army) controlla la Cirenaica: da lì non parte nessuno, barconi diretti verso l’Italia da Bengasi piuttosto che da Derna o Tobruk non se ne vedono da anni. Perché dunque affrontare un tema che riguarda invece maggiormente la Tripolitania, dove Haftar non ha alcune truppe a suo servizio? 

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Forse, per l’appunto, la ragione va ricercata nelle richieste del leader dell’Lna. Nel caso in cui l’Italia dovesse dare il disco verde al progetto di riunificazione dell’esercito libico, Haftar potrebbe promettere un contrasto a tutto tondo dei gruppi criminali che gestiscono le tratte. Difficile dire però, al momento, in che modo si è concluso l’incontro tra i due. E se, soprattutto, Roma abbia o meno dato il suo via libera. C’è però un indizio in tal senso: Haftar, una volta messo piede nella capitale, ha incontrato David Robinson. Quest’ultimo non è certo uno qualunque: si tratta di un diplomatico di spessore essendo ambasciatore statunitense a Tunisi e, in questa veste, responsabile della Casa Bianca per il dossier libico. In sede di incontro tra il diplomatico ed il generale, sarebbe emersa l’approvazione al progetto di unificazione dell’esercito da parte americana. E dunque, per Roma, potrebbe essere più semplice rispondere affermativamente alle richieste di Haftar senza per questo dare l’impressione di “scaricare” Al Sarraj. Al contrario, forse si troverebbe in tal modo una sorta di ideale compromesso: Al Sarraj rimane a Tripoli come leader politico, Haftar quale leader militare. Anzi, come vero e proprio “gendarme dell’Italia”, scrive Umberto De Giovannangeli sull’Huffington Post.

Tornerà un ambasciatore italiano a Tripoli?

Ma indubbiamente se l’Italia vuole definitivamente sbloccare la matassa libica, deve anche riprendere in mano il dossier che riguarda la propria rappresentanza diplomatica nel paese nordafricano. La questione relativa all’ambasciatore non potrebbe più aspettare. E proprio questo sarebbe stato un altro argomento affrontato nell’incontro tra Conte ed Haftar. Giuseppe Perrone, ambasciatore italiano (ed unico occidentale) a Tripoli, è rientrato in Italia il 10 agosto, richiamato dopo che dall’est del paese era stato definito persona non gradita. Ma Haftar sarebbe tornato sui suoi passi, ribadendo questo giovedì a Conte la propria non contrarietà al rientro di Perrone in Libia. 

I problemi però per Roma, sotto questo fonte, sarebbero più di natura interna. Come scrive Filippo Attili su Repubblica, ci sarebbero scontri interni alla Farnesina dietro il congelamento di Perrone. Quest’ultimo, dopo aver lasciato la Libia, non solo non è più rientrato a Tripoli ma da mesi non si vede in giro nemmeno tra i corridoio della Farnesina. Una grana quindi, alla luce delle ultime novità, decisamente da risolvere.