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I volontari americani in Iraq: “Qui per aiutare”

Maglietta verde senza maniche con stampata la scritta bianca “Free Ranger Kurd”, pistola alla cintola e fisico da atleta.

Si presentano così i volontari americani, che sono venuti a dare man forte ai Peshmerga sul fronte di Sinjar. Quasi tutti ex militari dei corpi speciali a stelle e strisce.

“Vogliamo aiutare i curdi contro la minaccia dello Stato islamico. Li addestriamo al pronto soccorso in prima linea, ma pure ad individuare gli obiettivi e a compiere missioni di ricognizione” spiega con il sorriso sulle labbra, David Eubank. Un cinquantenne che ha partecipato ad operazioni in Perù ed Honduras nel 2° battaglione Ranger americano e nel primo forze speciali del gruppo 55. Da anni è al fianco dei ribelli Karen in Myanmar impegnati in un’antica guerra contro i generali birmani.

“La nostra è un’organizzazione non governativa che si batte per la libertà, la giustizia e la pace. Siamo credenti e riceviamo sovvenzioni dalle chiese in America, Australia, Europa e singoli donatori. Due sostenitori cristiani, molto generosi, vivono in Italia” spiega l’ex ufficiale. Dopo la giungla birmana i “Free Ranger” sono sbarcati in Kurdistan con una missione composta da una decina di persone. Assieme a loro c’è anche Joseph un paramedico Karen di 28 anni con i capelli a coda dcavallo, che ha bendato le ferite da schegge di mortaio di un Peshmerga colpito sulla collina trincerata di fronte a Sinjar. “Dio ci aiuterà a stare vicino ai curdi, come abbiamo fatto in Birmania con i Karen o stiamo realizzando in Sudan” sottolinea David, che giura di non ricevere fondi dal governo degli Stati Uniti. Il loro motto non lascia dubbi sull’impostazione messianica: “Prega con fede, agisci con coraggio e non arrenderti mai”.

L’ex ufficiale dei corpi speciali si aggira per le trincee e consiglia i Peshmerga su come colpire il nemico e non farsi ammazzare. In realtà sono molto organizzati con telefoni satellitari e addirittura un mini gabinetto dentistico portatile per curare le carie ai Peshmerga. L’impressione è che non agiscano da soli e per caso guidati solo da Gesù Cristo dal Sud Est Asiatico all’Iraq. Michael, un altro giovane americano nato in Thailandia, che si toglie la pistola alla cintola prima di farsi filmare, non ha dubbi: “Se vedi i Peshmerga ed i profughi nel Kurdistan lo capisci subito. Non puoi restare a guardare e non fare nulla” contro le bandiere nere.

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