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I rom di Budapest:
​l’integrazione che non c’è

“Stia attento, non vada da solo da quelle parti”. “Non porti denaro contante con sè”. “Non tiri mai fuori la macchina fotografica”. Le reazioni degli ungheresi alla mia domanda su dove possa trovare i rom di Budapest sono preoccupate e guardinghe.

I rapporti con la popolazione magiara e quella rom, infatti, sembrano essere tese e diffidenti. Quando però entro nell’ottavo distretto della città, quello in cui vive il numero è più alto di persone di etnia rom, l’aria che si respira è tranquilla. Il quartiere è residenziale e ordinato, senza apparente degrado, la polizia è molto presente per le strade e le persone passeggiano tranquillamente per i vicoli.

Ai rom è stato proibito di vivere in roulotte o baracche e hanno dovuto nei normali condomini della zona, esattamente come gli ungheresi che vi abitano. L’unica differenza lampante che si nota rispetto al resto della città è la presenza di tante persone in carrozzella che, esibendo le gravi menomazioni fisiche che li affliggono – soprattutto braccia e gambe amputate – chiedono l’elemosina. “Durante il comunismo veniva loro imposto di vivere come persone normali” mi racconta un anziano signore che in quel quartiere ci è nato. “Loro però appiccavano i falò all’interno delle case e bucavano i tetti per fare uscire il fumo”.

Nonostante la tranquilla atmosfera quasi tutti i residenti ungheresi del quartiere si lamentano dei comportamenti dei loro vicini rom. C’è chi dice di avere subito uno scippo, chi un furto in casa e a chi è stata rubata l’auto. Non in pochi accusano i rom di non avere voglia di lavorare e di preferire di vivere di furti e sussidi statali, rifiutando l’inserimento sociale. La conflittualità tra diverse etnie sembra dunque non essere assolutamente risolta, nonostante il governo abbia adottato negli socrsi anni dei provvedimenti molto severi per punire i criminali e migliorare la convivenza.

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I rom d’Ungheria sono la minoranza più numerosa del Paese. Su una popolazione totale di 10 milioni di abitanti i rom sono circa 800mila, concentrati nelle regioni nordorientali – che sono quelle più povere e disagiate – e nell’ottavo distretto di Budapest. Secondo gli studiosi sono la comunità che maggiormente ha subito il terremoto sociale del 1989. Se sotto il comunismo il tasso di disoccupazione tra loro era solo leggermente inferiore a quello dei magiari, oggi l’80per cento dei rom non risulta avere alcun lavoro. Cosa che, sommata ai diffusi episodi di criminalità di cui vengono ritenuti responsabili, comporta una loro forte emarginazione sociale e la crescita dei partiti politici a loro avversi. Non è un caso che che il partito ultranazionalista dello Jobbik riscuota grandi consensi nelle zone in cui ungheresi e rom vivono a più stretto contatto.

Nell’ottavo distretto di Budapest la mancanza di integrazione è evidente anche nei bambini. Nelle scuole del rione, infatti, non riesco a trovare neanche un bimbo di rom. Secondo Imre Novak, ex insegnate e oggi dipendente comunale, nelle scuole ungheresi esiste una segregazione spontanea: i giovani rom non hanno generalmente famiglie che si occupino della loro istruzione e non riescono a stare al passo con gli altri studenti. Cosa che, di fatto, preclude loro le stesse possibilità che i propri coetanei magiari avranno nel mondo del lavoro.

Il governo di Viktor Orban sta tentando di colmare questa discrepanza introducendo un sistema di mini-jobs – pagati al di sotto della media nazionale ed esentati da tasse – riservati solo ai disoccupati di etnia rom. Si tratta di lavori manuali nell’ambito delle opere pubbliche, soprattutto nelle campagne, per otto ore giornaliere e pagati in media 200 euro mensili. Nonostante ciò porti al governo gli attacchi sia della sinistra – che paragona questi programmi ai campi di concentramento nazisti – che dalla destra – che lamenta il fatto che i rom abbiano un canale lavorativo privilegiato – non sono pochi i rom che sostengono Orban e il suo partito. Livia Jaroka, per esempio, è stata la prima deputata rom a sedere nell’Europarlamento tra le file di Fidesz. Secondo il suo punto di vista, la situazione degli i rom in Ungheria è migliore che in molti altri Paesi dell’Europa occidentali, che accusa di non conoscere assolutamente la realtà in questione. “Non esiste alcuna identità o cultura comune o stabile tra i rom. Sono un gruppo eterogeneo di cultura eterogenea” spiega. Sottolineando come non esistano soluzioni universali o indiscriminate per risolvere le problematiche connesse alle comunità rom.

Il sole tramonta sull’ottavo distretto di Budapest. Gli operai rincasano, mentre i mendicanti mutilati continuano ad aggirarsi per le strade. Come per ricordare che se anche le giornate passano loro sono sempre lì. E che la questione rom è ancor lontana dall’essere risolta.