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I curdi siriani scelgono Mosca

Quando gli strateghi di Erdogan, nel 2011, ritenevano il crollo del governo di Assad questione di mesi, avevano sbagliato i loro calcoli. Ma questo non era l’unico calcolo che stavano sbagliando. Non immaginavano infatti la potenziale gravità delle ripercussioni che il conflitto siriano avrebbe potuto generare sull’intero assetto della politica estera e regionale della Turchia, in special modo riguardo il dossier curdo.

L’incubo della Turchia sta infatti divenendo realtà. Forti del proprio ruolo di forza effettiva sul campo nel contrasto ai jihadisti anche i curdi siriani, potrebbero cogliere l’opportunità di costituirsi come enclave, sul modello del Kurdistan iracheno, all’interno dello Stato siriano che potrebbe nascere dalle ceneri della Siria distrutta dal conflitto che va avanti dal 2011. Mosca, infatti, sta spingendo per includere i curdi siriani nei negoziati di pace e proprio la capitale russa non a caso, ha ospitato giovedì l’apertura della loro prima rappresentanza diplomatica. Washington, da parte sua, ha sempre considerato i curdi un asset strategico nelle operazioni contro l’Isis in Iraq e Siria. E sia gli Usa, sia la Russia hanno continuato per questo motivo ad inviare armi ai combattenti curdi contro l’Isis, accrescendone indirettamente il ruolo strategico e la forza sul campo.

Anche per questo motivo Ankara, mentre si avvicina la data in cui si svolgerà il nuovo round di colloqui a Ginevra, inizia a dare segnali di nervosismo. Quando il vicepresidente americano Joe Biden ha incontrato Davutoglu ad Istanbul per discutere con l’establishment turco lo stato dell’offensiva anti-terrorismo, i turchi hanno fatto sapere, infatti, che considerano le forniture di armi statunitensi ai curdi un fatto “inaccettabile” e che Ankara è “pronta a bombardare i curdi in Siria per interromperle”. Affermazioni che fornirebbero valore alle accuse di Mosca, che la scorsa settimana denunciava la preparazione di una invasione di terra delle forze turche in territorio siriano. Un ulteriore segnale di crisi, è stata la frizione tra Ankara e Washington di qualche giorno fa, quando la Turchia aveva convocato l’ambasciatore americano a causa del rifiuto da parte di Washington di dichiarare i curdi siriani del Partito dell’Unione democratica (Pyd) e delle Unità di protezione popolare (Ypg) come “terroristi” e “alleati del Pkk”. Gli Stati Uniti, che sui curdi siriani poggiano il rilancio della propria strategia in Siria nella lotta all’Isis, ovviamente, si sono guardati bene dall’assecondare la scenata turca. Secondo alcuni analisti infatti, saranno proprio le forze curde, circa 30 mila unità riorganizzatesi ad ottobre come Syrian Democratic Forces (SDF), a dover avanzare sulla capitale dello Stato Islamico, Raqqa, per conquistare la roccaforte dell’Isis con la copertura aerea statunitense. Il portavoce del dipartimento di Stato americano, Mark Toner, si è limitato quindi ad affermare giovedì che sulla questione dei curdi “proseguono i contatti” con Ankara, sebbene l’alleanza tra Turchia e Stati Uniti non è messa in alcun modo in discussione.

Nel piano americano è subentrato però il colpo di mano della diplomazia russa. In realtà, Mosca e Washington si contendono l’alleato curdo in Siria sin dal 2012. Ma è stata la convergenza di interessi sul terreno tra curdi siriani, forze russe ed esercito di Assad a portare definitivamente giovedì  sera, i curdi delle Pyd-Ypg a schierarsi, con una nota ufficiale, a fianco del governo di Assad. I russi e Assad, impegnati nella presa di Aleppo, infatti, hanno bisogno di poter contare sulle milizie curde sul campo, mentre i curdi che vogliono il ricongiungimento fra la zona di Kobane ed Efrin, sanno che il loro compito è reso estremamente più facile dalla copertura aerea russa. E i successi militari, come quello strategico di mercoledì a Maniqa, a nord-ovest di Aleppo, dove i miliziani dell’Pyd-Ypg hanno preso il controllo di un ex aeroporto, facilitano il gioco ai bombardieri di Mosca e agli uomini di Assad. Infine, i curdi, che controllano anche parte della periferia nord di Aleppo, potrebbero risultare funzionali anche alla conquista della città. Del resto in comune c’è un nemico, l’Isis, e, se la posta in gioco dopo il conflitto sarà un spartizione della Siria, in comune c’è anche un obiettivo: quello di allargare il più possibile la propria area di influenza sul territorio. Per questo nei giorni scorsi sia il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, sia il suo vice, Mikhail Bogdanov, avevano a più riprese caldeggiato l’inclusione dei curdi nei colloqui di pace del prossimo 25 febbraio a Ginevra, definendo un “errore” la loro esclusione dai colloqui.  Questione questa, che è stata discussa anche giovedì all’incontro a Monaco del Gruppo internazionale di sostegno alla Siria.

Se quindi i curdi siriani, come prevedibile, in un eventuale scenario post-conflitto, saranno i primi a rivendicare la propria autonomia, per Ankara si realizzerebbe un doppio incubo: il temuto effetto domino sui curdi turchi che potrebbero tornare a rivendicare con maggior forza la propria autonomia sulla scia della formazione del Kurdistan siriano, e la conseguente trasformazione del Kurdistan siriano in una nuova base del Pkk contro Ankara. Se la Turchia si è però limitata alle proteste con Washington e a minacciare manovre militari al confine, il successo diplomatico russo con i curdi siriani ha suscitato invece la reazione dell’Arabia Saudita, che nella serata di giovedì, ha preso la decisione “definitiva” di inviare proprie truppe di terra contro l’Isis in Siria. A placare gli animi e ad evitare l’escalation sul terreno ci ha pensato però nella notte tra giovedì e venerdì il vertice straordinario del Gruppo internazionale di supporto alla Siria, a Monaco di Baviera, dove è stato raggiunto un accordo per il cessate il fuoco in una settimana.

Complice il raffreddamento nelle relazioni russo-turche quindi, i curdi siriani hanno trovato nella Russia un nuovo alleato contro Ankara, e grazie al conflitto in Siria e ai successi militari riportati contro l’Isis, stanno accrescendo sempre di più il proprio potere ‘contrattuale’ con le grandi potenze, tanto da spingere molti a chiedersi se il 2016 non diventerà l’anno dei curdi. Ovvero l’anno della conquista di un altro pezzo di autonomia e dell’incubo di Ankara che diventerebbe realtà.

 

  • Otto-Volante

    Altro GRANDIOSO inchino della Benignetti, che elogia sempre la stessa parte: putler…

    Ma chissá perché NON VENGONO RIPORTATE LE NOTIZIE IN PRIMA PAGINA SU TUTTI I “GIORNALI SERI”…

    Come questa per esempio, basta cercare: “Why Are Russian Engineers Working at an Islamic State-Controlled Gas Plant in Syria?”…

    Si avete letto bene! Guardacaso i russi LAVORANO FIANCO-A-FIANCO CON L’isis PER LA REALIZZAZIONE DEL GASDOTTO SIRIANO!!!

    Ma ovviamente “ilGiornale”, che ormai sarebbe meglio chiamare “ilFumetto” questa notizia non la dá…

    Chissá perché!!! Mahhhh… Misteri italiani…

    • Deck

      Poverino, si è bevuto il cervello

      • Lucaf

        è che all’ambasciata USA pagano bene per fare il trollino.

        • Otto-Volante

          Parla lei che é pagato direttamente da S. Pietroburgo Савушкина, 55???

      • Otto-Volante

        Io almeno il cervello ce l’ho… Quelli come lei, che sanno solo insultare SENZA PROPORRE NULLA, hanno la testa piena di sterco.

    • Ubimauri

      Lei cosa crede che vogliano fare Usa e Sauditi? Anche loro vogliono installare un gasdotto che attraversa la Siria per alimentare l’ Europa. E’ quella la posta in gioco di questa partita. Per l’Europa sarebbe meglio proseguire un processo di integrazione economica con la Russia, ma questo e’ proprio cio’ che Washington vuole impedire.

      • Otto-Volante

        Gli USA vorrebbero fare un “gasdotto” per “ALIMENTARE L’EUROPA”??? Ma che razza di corbellerie sta dicendo???

        Avete proprio le fette di salame sugli occhi! Prima vi lamentate che “il petrolio” passa passa dagli iraniani, all’isis, fino alla Turchia…

        Poi quando vengono pubblicate le foto che PROVANO CHE I RUSSI FANNO AFFARI CON L’isis, DATE LA COLPA AGLI USA…

        Quí gli USA non c’entrano nulla, E DI CERTO NON HANNO MAI PROGETTATO GASDOTTI IN QUELLA ZONA…

        Aprite gli occhi! La Russia NON FÁ GUERRA ALL’isis… La stragrande maggioranza dei bombardamenti russi avviene vicino al confine Nord con la Turchia, DOVE DI isis CE N’É BEN POCO…

        • Ubimauri

          Ma Lei pensa davvero quello che ha scritto?

          • Otto-Volante

            Ma le crede davvero di poter dire fesserie simili, OVVIAMENTE SENZA UNO STRACCIO DI PROVA, LINKS O QUALSIASI ALTRA PEZZA D’APPOGGIO???

            Ma lei pensa davvero di vivere su Marte?

          • Ubimauri

            Si chiama Nabucco…..Il gasdotto, intendo….Ma sono in cantiere anche altri progetto, tipo Agri….
            Ma che glielo dico a fare?

          • Otto-Volante

            Il gasdotto “Nabucco” era solo un progetto, che ha lo 0% di attuazione pratica: un disegno e basta…

            Oltretutto NON PASSA AFFATTO PER LA SIRIA!

            Stessa identica cosa per l’ancor piú fantasioso “Agri”: il progetto INIZIALE prevedeva il passaggio delle linee LONTANISSIME DALLE ZONE SIRIANE IN QUESTIONE (estremo nord-est, vicinissimo al confine iracheno…).

            Ma questo “disegno” é giá stato ABBANDONATO IN QUANTO IL TRATTO “SIRIANO” É STATO SOPPRESSO GIÁ ANNI FÁ PER OVVIE PROBLEMATICHE BELLICHE, ED ORA PASSA TUTTO IN TERRITORIO IRACHENO!!!

            E ripeto: ambedue sono solo “PEZZI DI CARTA”… Non esiste un progetto di lavoro, non ci sono i finanziamenti, E NON SI É ALZATO NEANCHE UN PICCONE…

            Lei dice cose false.

          • Ubimauri

            Ma a Lei non viene in mente che il cambio di regime in Siria “potrebbe” servire proprio per rilanciare quei progetti e relative modifiche che fino ad ora sono rimaste sulla carta proprio per i veti opposti dalla Siria…? L’ Iraq lo sbocco sul Mediterraneo non ce l’ha.
            Il Qatar ha un enorme giacimento di gas di cui non sa cosa fare per via dei costi proibitivi del trasporto via nave. Dall’ altro lato l’ UE (diciamo cosi’), non fa che ripetere come sia necessario ridurre la dipendenza energetica dell’ Europa dalla Russia…
            Mi rendo altrettanto conto che i veti opposti dalla Siria, servivano a favorire il South Stream russo (fin li’ cia arrivo anch’io). Anche quel progetto e’ rimasto lettera morta.
            Sembra evidente che rifornire di energia l’Europa sia un’affare (forse il maggiore). Ci sono i due cani piu’ grossi che si contendono l’osso.
            A casa mia due piu’ due fanno ancora quattro.

          • Otto-Volante

            Lei parla di cose che non hanno neanche un progetto, MA SOLO UNA LINEA A MATITA SU UNA CARTINA GEOGRAFICA…

            Siamo nel mezzo di una guerra “quasi-mondiale”, e lei tira in ballo progetti mai nati e giá accantonati da anni… Ed oltretutto LA SIRIA NON MISE ALCUN VETO A QUESTI PROGETTI, PERCHÉ “PROGETTI” NON SONO MAI STATI… I lavori si son fermati per mancanza di “sponsor”… Cioé di soldi!

          • Ubimauri

            Non e’ che Assad abbia messo dei veri e propri veti a dei progetti precisi…..ha detto di no a un paio di offerte….

          • Otto-Volante

            Quindi che parla a fare, se non é neanche un segno a matita su una cartina?

          • Ubimauri

            I segni sulla cartina ci sono eccome, ma non e’ questo il punto.
            Qualunque sia il progetto che si realizzera’ in quell’area, dovra’ essere approvato e garantito da tutti i paesi che attraversera’ . Se qualche paese non e’ daccordo, si provvede a cambiarne il governo con uno piu’ ragionevole.
            Stia tranquillo, caro Signore. Vinceranno i suoi eroi, solo non sara’ stato cosi’ facile come si immaginavano…

          • Otto-Volante

            Quel progetto non si realizzerá mai, perché NON é un progetto… 😉

          • Ubimauri

            Stanno appunto aspettando che cada Assad. Ci sta mettendo piu’ tempo del previsto.

    • Valter Polencic

      ciao Stronzo ignorante terrorista
      DI NUOVO CON LE TUE CAGATE IGNORANTI.CAZZO SE TU NON DORMI LA NOTE PER INCUBO RUSSO.TI PIACE TERRORISTA ERDOGAN E SUE POLIZIE ETNICHE CON TURCHI,COME NAZISTI DI PRAVI SECTOR IN UCRAINA.
      TRANQUILO COGLIONE,COTARDO VIGLIACO,TI STIAMO GIE CERCANDO PER SCOVARTI FUORI DAL TUO NASCONDILIO,E VEDREMO IL TUO CORAGGIO VIGLIACO QUANDO SARAI CON ME FACIA A FACIA TU MERDA UMANA.
      ANZI TI PORTIAMO DA TUOI AMICI ISIS.

  • montezuma

    Mi sembra logico. La coppia Obama-Kerry è a dir poco una iettatura. Ha de-stabilizzato tutto quello che ha toccato! Inutile dire che i Russi fanno il loro interesse (ma ben realistico), ma dalla parte USA c’è il sotto vuoto spinto!

  • Massimo Bocci

    Anche loro hanno capito chi sono i veri democratici!!!!

  • Jono Fakenhole

    Che il porcodio sia con voi,porcamadonnateoiazza!!!

  • cesareber

    Un’altra conferma del ruolo sempre più determinante di Putin e della insignificanza dei burocrati europei. Buoni solo a misurare la curvatura delle banane e la lunghezza delle zucchine. È nei momenti di crisi che si misurano gli uomini. Abbiamo scoperto che siamo nelle mani di teste d’uovo marce.

  • giuseppe zanandrea

    se come sembra la Russia appoggia i curdi in Siria come in Irak per far nascere (finalmente) quella Nazione curda che è il sogno centenario del popolo curdo, per gli assetti geopolitici attuali la cosa si potrebbe rivelare come l’ elemento destabilizzante della politica USA (e della Turchia) nell’ area medio-sud orientale. Non ho dubbi che la Russia sappia giocare bene le proprie carte difronte all’ immobilismo politico americano sempre più apertamente votato a destabilizzare quell’ area anche in funzione anti europea. Se anche la manovra di avvicinamento Santa Sede-Chiesa russa viene vista in questa logica di superamento degli assetti politici voluti finora da Washigton, ben presto se ne vedranno i risultati che potrebbero produrre rivolgimenti importanti nelle alleanze dei Paesi allineati alla politica filo USA e filo NATO della stessa Europa. cui gli Stai Uniti non sanno più tenere testa, complice la politica petrolifera degli Stati del Golfo, come si vede dalle continue cadute libere dei mercati borsistici.

  • ernesto.rebolledo1

    Un’eccellente analisi di Alessandra Benedetti,
    mi congratulo con il giornalista..

  • ernesto.rebolledo1

    Speriamo che il brillante/giovane giornalista Alessandra Benignetti è ‘tra i candidati quando Alessandro
    Sallusti si ritira a 29 anni (penso seriamente)

  • levy

    Leggendo un articolo sulla “pravda” la settimana scorsa, mi sono reso conto che la Siria non c’entra niente con la guerra in Siria, in quell’articolo si descrivono le proposte che l’incredibilmente ancora vivo Kissinger fa’ a Putin in cambio di “cooperazione”. Cosa da sottolineare, è che Kissinger ha il potere di decidere qualunque cosa al momento senza consultarsi con nessuno.