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I curdi proclamano il Kurdistan siriano

Come era stato anticipato ieri dai rappresentanti dei curdi siriani delPartito dell’Unione Democratica (Pyd), l’annuncio della costituzione della unione federale delle aree del nord della Siria controllate dai curdi siriani è arrivata al termine della conferenza convocata ieri a Rmeilan, nella provincia settentrionale di Hassake, e, da qui, è rimbalzata sul sito del partito e sui media arabi e di tutto il mondo. È Idris Nassan, responsabile per le relazioni internazionali della città di Kobane, a svelare i dettagli della bozza di documento che è stata approvata alla conferenza di Rmeilan e che sarà alla base di un documento finale attraverso il quale verrà proclamata formalmente la federazione che, secondo le informazioni fornite da Nassan, dovrà comprendere i tre “cantoni” di Jazira, Kobane e Afrin, al momento sotto il controllo delle Unità di Protezione del Popolo (Ypg). Nelle tre città, già nel 2013, il Partito dell’Unione Democratica aveva già proclamato una forma di governo autonomo. La federazione, ha spiegato Nassan, comprenderà al suo interno le rappresentanze di tutti i gruppi etnici presenti, ovvero, curdi, turcomanni e arabi e sarà autonoma da Damasco.

Il no di governo e opposizione siriana, Turchia e Usa

Le reazioni della comunità internazionale alla decisione dei curdi siriani non si sono fatte attendere. Non solo la Turchia, che ieri aveva fatto sapere di non voler riconoscere nessuna azione unilaterale di questo tipo, si è detta fortemente contraria alla proclamazione di un Kurdistan siriano, ma a fare muro contro l’istituzione di una regione federale curda nel nord del Paese sono stati anche il governo di Damasco e la coalizione di opposizione. Una fonte del ministero degli Esteri di Damasco, citata dall’agenzia di stampa siriana Sana, ha “messo in guardia tutte le parti che hanno intenzione di minare l’unità del territorio e del popolo siriano”, chiarendo che, in questo senso, “sollevare la questione di una federazione o di una federalizzazione minaccia l’integrità territoriale della Siria, il che va contro la Costituzione, il concetto di nazione e le risoluzioni internazionali”. L’opposizione siriana, dal canto suo, affidando la sua protesta ad una nota, ha ribadito di essere contraria a qualunque tentativo di “formare entità, regioni o amministrazioni che esautorano la volontà del popolo siriano”. Il governo siriano ha inoltre dichiarato che la dichiarazione dei curdi non assume alcun valore legale. Anche il portavoce del Dipartimento di Stato americano Mark Toner, ieri aveva fatto sapere che anche gli Stati Uniti non hanno intenzione di riconoscere la proclamazione dell’autonomia curda nel nord della Siria. Più cauta, invece, la Russia, che con il portavoce del Cremlino, Dmitrj Peskov, ha fatto sapere che la questione curda e quella dell’assetto da dare al futuro Stato siriano devono essere discusse dai siriani stessi, con il coinvolgimento di “tutti i gruppi etnici e religiosi”, e che per questo la Russia ha insistito più di una volta sull’inclusione dei curdi siriani fossero coinvolti nei colloqui di Ginevra.

Curdi contro Ankara a Bruxelles: l’Ue chiude gli occhi sul sostegno all’Isis e sui massacri di civili

E un gruppo di curdi si è ritrovati stamane dinanzi alla sede del Consiglio europeo dove oggi e domani i vertici dell’Unione Europea sono riuniti per un nuovo vertice sulla crisi migratoria. I manifestanti, sostenitori del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), protestano contro la volontà dell’Unione Europea di concludere un accordo con la Turchia sui migranti e soprattutto di cedere al “ricatto di Ankara” per il quale, secondo i curdi, la Turchia sta cercando di negoziare il suo ingresso nell’Ue, sfruttando l’emergenza migranti. “Lo Stato turco”, si legge nei volantini distribuiti dagli attivisti, “sostiene l’Isis e massacra i curdi”, con riferimento alle operazioni condotte dalle forze speciali turche nelle regioni sud-orientali della Turchia. Dopo l’attentato che ha sconvolto il centro di Ankara provocando 37 morti nella giornata di domenica, rivendicato dal gruppo estremista curdo dei Falchi per la liberazione del Kurdistan (Tak), infatti, la Turchia ha lanciato una pesante offensiva militare contro i curdi, bombardando anche in territorio iracheno, dove, secondo il governo turco si trovano importanti basi del Pkk, ritenuto responsabile in un primo momento dell’attentato. L’operazione anti-terrorismo lanciata dalla Turchia nelle regioni del sud-est nel luglio scorso, ha provocato migliaia di morti tra gli attivisti curdi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan e migliaia di vittime e sfollati tra i civili.

Sulla scia della guerra in Siria, divampa il conflitto curdo-turco

Recentemente un reportage edito dal network di informazione Russia Today aveva mostrato la città curda di Cizre, nella provincia di Sirnak, completamente distrutta dai bombardamenti. Inoltre, secondo i civili residenti nella città, sentiti dai cronisti di Russia Today, le truppe turche avrebbero fatto una mattanza di civili nella città, bruciando circa 150 persone nei sotterranei dei palazzi della città e decapitandone altre. Il canale russo ha sottoposto il materiale raccolto dai cronisti a Cizre a diverse organizzazioni umanitarie internazionali, come Human Rights Watch e Amnesty International, chiedendo di approfondire la questione delle violazioni delle forze speciali turche contro i civili nelle regioni sud-orientali. Sempre con riferimento al report di Russia Today, ieri anche il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov aveva rinnovato l’appello a fare luce sulle presunte violazioni dei diritti umani dei curdi compiute dall’esercito di Ankara. La questione curda, sulla scia del conflitto siriano, è ritornata quindi prepotentemente di attualità. E lo storico conflitto tra curdi e Turchia, che ha provocato finora almeno 40 mila morti, dopo una tregua negoziata tra governo e Pkk, durata  circa due anni, è tornato a riaccendersi violentemente anche in territorio turco, e, tra rivendicazioni autonomiste, attentati e ritorsioni, la conclusione di una nuova tregua rischia di essere sempre più lontana.

  • Vincenzo Mannello

    la tripartizzazione della Siria,questo il piano di BombObama e soci fin dall’inizio della loro aggressione alla Siria. Ora i #curdinnamorati sono contenti,con la protezione americana ci provano…non credo che il legittimo governo di Assad potrà mai accettarlo. E neppure Erdogan..qualunque iniziativa non passi da libere elezioni di tutto il popolo siriano per decidere il proprio futuro (con Assad compreso) avrà sicuramente serie conseguenze.

  • MSG-90

    L’inizio della fine… Come dovevasi dimostrare!

    I bombardamenti russi (le migliaia di civili ammazzati, le decine di ospedali distrutti e la precipitosa fuga da conigli dei russi a danni ormai fatti), pur di mantenere il tiranno macellaio Assad al potere, hanno innescato la frammentazione della Siria che difficilmente sará sanabile.

    Bravi, loro ed i fessi che li appoggiano.

    • Roger

      Ma lei è pagato?

  • Roger

    Alla fine se una potenza comanda e pretende di essere l’impero moderno, la Roma, dovrebbe anche prendersi le sue responsabilità e quanti gli orbitano intorno dovrebbero saper se sono alleati o costretti come schiavi. Ora gli unici a poter dire cosa vogliono sono i siriani e una parte di questi sono i curdi che già vi risiedevano, sarei più contento se addivenissero a una soluzione con uno stato federativo che ripristini i vecchi confini. Mi domando perché la Turchia vuole obbligarci ad accettare che siano loro a decidere cosa deve essere fatto? E gli USA? Non vi sembra che ci abbiano rotto i cabasisi o cugghioni?