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Haftar è pronto ad entrare a Tripoli:
come cambia la questione migranti

Forse a questo punto la questione non riguarda più il “se”, ma semplicemente il “quando”. Khalifa Haftar è destinato ad arrivare a Tripoli, ad essere l’uomo forte anche della Tripolitania e non solo della “sua” Cirenaica. Lo si evince dalle nuove evoluzioni sul campo, da quelle all’interno delle stanze della diplomazia e da un’esigenza, sempre più avvertita dalla popolazione, di rivedere finalmente una Libia stabile e sicura. Ed al momento attuale appare soltanto Haftar l’uomo in grado, almeno militarmente, di riunificare l’intero territorio libico. Se ne sono accorti anche alcuni attori sia esterni che interni fondamentali per il passato ed il futuro del paese africano: l’Italia e le tribù. 

Haftar pronto a siglare un patto con le tribù? 

Non costituiscono certamente mistero le velleità di Haftar. Il generale non si accontenta della sola Cirenaica, il suo obiettivo è essere autore e guida della nuova Libia riunificata. Per farlo però, non può contare solo sul suo esercito. Tante le insidie, a partire dalle milizie islamiste, che possono rallentare se non ostacolare del tutto l’avanzata di Haftar verso Tripoli. Del resto è bene anche considerare che il suo esercito da quattro anni è in guerra nell’ambito della cosiddetta “operazione dignità“, dunque i suoi uomini appaiono sfiancati da battaglie che dal 2014 hanno portato alla riconquista di importanti città in mano agli islamisti, Bengasi su tutte. Per arrivare nel cuore della capitale libica, Haftar deve fare “breccia” nelle milizie tripoline. Deve cioè cercare alleati in Tripolitania tra gruppi e tribù che possono aiutarlo a controllare il territorio. E forse l’escalation della Settima Brigata di fine agosto, che ha dato il via agli scontri di Tripoli, si può leggere in questa ottica. Haftar ha ottimi rapporti con la tribù di Tahrouna, la cittadina a sud di Tripoli in cui ha sede la Settima Brigata, così come con le milizie di Zintan. Proprio loro potrebbero dare l’ultima spallata ad Al Serraj. 

Ma non solo: a sud di Tripoli vi è Bani Walid, centro di riferimento per la tribù dei Warfalla, la più numerosa ed importante dell’intera Libia. I Warfalla sono sempre stati vicini a Gheddafi, ma una parte di questa tribù nel 2011 ha scaricato il rais e questo ha inciso nei rapporti di forza della lotta tra lealisti e ribelli. Oggi però gran parte dei Warfalla sembrano essere poco in linea con il governo di Al Serraj, quello cioè che ufficialmente dovrebbe controllare almeno la Tripolitania. In questa ottica, i Warfalla potrebbero decidere di sostenere Haftar od almeno non ostacolare eventuali sue avanzate. Con loro, anche altri tribù potrebbero quindi decidere di dare il disco verde al generale della Cirenaica. Haftar ha bisogno delle tribù, ma anche le tribù iniziano ad avere bisogno di Haftar. Persino loro, che da sempre compongono l’ossatura della società libica, non riescono a tenere a bada la popolazione in uno stato di conflitto perenne ed oramai cronicamente latente. 

Un reciproco interesse dunque, che a breve può anche portare ad un vero e proprio matrimonio d’interesse. Diversi segnali vanno in questa direzione, a partire dalle dichiarazioni di martedì del portavoce di Haftar: “Formeremo – afferma Ahmed al Mesmari – un fronte militare nella regione occidentale dopo aver preso il controllo di alcuni punti importanti”. Una dichiarazione in cui il fronte di Haftar inizia a sbilanciarsi, con l’obiettivo palese ed esplicito di creare un forte gruppo in Tripolitania che comprenda evidentemente fazioni e tribù pronte a saltare sul carro del generale della Cirenaica. 

E l’Italia? 

Lo stesso discorso inerente i rapporti tra Haftar e le tribù, è possibile farlo anche per quanto concerne i rapporti tra Haftar e l’Italia. Il generale ha bisogno di Roma, Roma ha bisogno del generale. La visita di Moavero a Bengasi dei giorni scorsi lo dimostra. Il nostro ministro degli esteri, spinto anche dal rinvigorito rapporto tra Italia ed Egitto (sponsor principale di Haftar), nell’incontro con il generale ha illustrato i piani futuri del nostro paese per la Libia chiedendo garanzie all’attuale leadership della Cirenaica. Si punta, in particolare, alla questione legata all’immigrazione ed al successo del summit per la Libia che l’Italia vuole organizzare nel mese di novembre in Sicilia. Su entrambi i fronti, Haftar avrebbe mostrato un atteggiamento di collaborazione. Roma ha quindi inglobato il generale tra gli attori con cui dialogare per il futuro e senza il quale si rischierebbe di ledere i vistosi interessi energetici del nostro paese. Ma anche Haftar, da sempre considerato più vicino a Macron, non vuole lasciare l’Italia fuori dalla Libia. 

La ricostruzione del paese, la ripresa dei rapporti diplomatici con le nazioni del Mediterraneo, il ristabilimento della sicurezza e dell’ordine in Libia sono tutti elementi che non possono essere attuati senza l’aiuto dell’Italia. Ecco perché Roma ed Haftar hanno reciproci interessi e nessuno può lasciare fuori l’altro. Ed ecco perché dunque, molto probabilmente, anche l’Italia avrebbe poter già dato il proprio benestare all’arrivo di Haftar direttamente a Tripoli. Per Al Serraj sarebbe già pronto un salvacondotto o, quanto meno, un’onorevole uscita di scena. Del resto anche le parole dell’inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassan Salamé, non sono più molto tenere verso Al Serraj: “Non possiamo più accettare di vedere la rovina di Tripoli davanti ai nostri occhi”, sono le sue frasi rivolte all’attuale premier libico nel corso di un’intervista per un’emittente giordana. Segno che anche l’Onu ha già messo in conto la fine politica del governo Al Serraj. 

Come detto ad inizio articolo, adesso il problema non è più se Haftar riesce o meno nell’intento di prendere Tripoli, ma quando. E non è però una domanda secondaria: il generale aspetterà i tempi dell’Onu (e dell’Italia) oppure agirà il prima possibile manu militari forte di un eventuale sostegno delle tribù? La risposta a questo interrogativo contiene forse la chiave del futuro prossimo della nostra ex colonia. 

  • Bragadin a Famagosta

    insomma macron ha vinto..quella canaglia

    • alberto_his

      Aspetta a scriverlo

      • Marco_Seghesio

        Infatti, credo non si debba dimenticare che Haftar e’ innanzittutto un agente della CIA riparacadutato dalle villette di Langley, nel “cagaio” della Libia.
        Magari gli USA sono defilati, ma credono contino molto piu’ di Macron.
        E dal 2011 mi pare che sia cambiato il Presidente degli Stati Uniti.

        • Rida Ejlasi

          “Cagaio” della Libia
          Quando parli della libia Devi sciacquare quel c____ di bocca.

          • Marco_Seghesio

            Mi scuso.
            Con “cagaio” ho usato un termine militare del mio tempo, in cui si intendeva una situazione confusa e potenzialmente pericolosa, nella quale noi soldati ci sentivamo in mezzo.
            Pensavo che metterlo tra virgolette bastasse, riferendomi quindi piu’ alla situazione attuale della Libia, piuttosto che intenderlo genericamente a questo Paese che. tra l’altro, nel male, ma anche nel bene, considero legato al mio Paese.
            In simili situazioni, ho usato anche per l’Italia questo termine, ma in futuro l’ho evitero’, per non essere frainteso.

          • Rida Ejlasi

            Grazie, e mi scuso per prima. pensando che un insulto.
            Non riesco a sopportare qualcuno che insulta il mio paese

          • Marco_Seghesio

            Di nulla.
            Come gia’ detto, talvolta anch’io parlo in stile bar e questo non e’ appropriato, perche’ crea malintesi.

          • montezuma

            Si parla del casino attuale non della Libia come Paese.

    • potier

      Macron ? anche il tuo Puttino a quanto pare, anche se non è detta l’ultima, perché è ancora da vedere che cosa deciderà se mai deciderà il biondo che sta di la dell’atlantico perché da quanto se ne dice è entrata nel mediterraneo la Truman …

      • Mario Marini

        La Truman degli usa amici dei fratelli musulmani andrebbe CACCIATA come un nemico, meglio il laico Haftar, per l’Italia solo vantaggi, con gli usa solo invasioni di negri e islamici, io li manderei tutti a casa sua e da Bergoglio……

    • Maria 1

      in realtà no, lo dimostrato Haftar pare che lui e i libici non vogliano tagliarci fuori, in fondo ha già visto l’operato dei francesi.

      • Rida Ejlasi

        Ma stiamo osservando anche l’operato degli italiani… in realtà

        • Maria 1

          Io l’ho scritto l’Italia deve smettere di essere ambigua e schierarsi una volta per tutte senza cambiare più posizione.

          • Marco_Seghesio

            Credo comunque che nessuno piu’ dell’Italia abbia puntato a far rinascere la Libia tutta intera e non e’ detto che la sua diplomazia sia stata poi cosi’ fallimentare, visti anche i limitati mezzi disponibili.

          • Maria 1

            E infatti i libici lo hanno visto è solo che grazie al Pd non si è capito che cavolo l’Italia stesse facendo, è questo che ha provocato un po’ di sfiducia nei nostri confronti per questo spero che almeno sulla Libia Lega e 5 stelle non facciano scemenze, già il governo inizia coi primi disaccordi.

  • agosvac

    Più che aspettare i tempi dell’ONU forse Haftar aspetta consensi da parte delle superpotenze, il che significa che in cambio dovrà dare qualcosa. Comunque se è vero che è riuscito ad avere l’aiuto o la non belligeranza delle tribù il più è fatto perché senza le tribù non si può né unificare né governare la Libia.

  • tzilighelta

    Haftar è una vecchia volpe già ufficiale dell’esercito di Gheddafi, non sarà facile tenere a bada tutte le tribù di predoni (che poi sono quelle che ci mandano i migranti) comunque è un laico molto americano, e siccome Il miglior amico di Trump in europa è il nostro presidente del consiglio Conte noi siamo in una botte di ferro! Macron se la prende in Benallà!

    • enricodiba

      Haftar è l’uomo di macron,per fregarci la libia.

  • Massimiliano Borsa

    L’Italia cosa può garantire ad Haftar? Le rimesse petrolifere dell’Eni? aiuti economici per bloccare le partenze? armi per il suo esercito? un riconoscimento internazionale? Poco di tutto questo, ma può perdere gli approvvigionamenti di petrolio e gas. Se non entra un grosso player internazionale, la Libia non si stabilizza.

  • Maria 1

    Serraj si è dimostrato quello che è un fantoccio inutile, mentre Haftar vuole davvero ricompattare il Paese. Sarebbe ora che l’Italia smetta di fare l’ambigua e dica chiaramente da che parte stia, una Libia stabile sarebbe un successo per tutti e l’incubo peri terroristi.

  • best67

    purché si decida..!

  • marcot

    I governi italiani (sia quello attuale sia il precedente) hanno tutti sbagliato a schierarsi con Al Serraj. Al di là del fatto che Serraj non ha più la minima possibilità di vincere la guerra, si è fatto comodo del peggio delle milizie islamiste che infestano la Tripolitania. Da un “alleato” del genere non c’era da aspettarsi niente di buono in qualsiasi caso. Ora l’attuale governo deve stabilire al più presto buoni rapporti con Haftar, riconoscendone come legittimo l’esecutivo, e cercando di contenere i danni per aver spalleggiato i suoi nemici per anni.

    • Marco_Seghesio

      A parte che, all’unanimita’, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU scelse Sarraj per comporre un nuovo governo che unisse i tripolini ai cirenaici. E mi pare che, tra i membri di questo consiglio, ci fosse la Francia e non l’Italia. Che, semmai, ha applicato questa loro decisione.
      Credo sia facile essere furbi, potendo fare nel contempo il boia e l’impiccato: credo che l’Italia invece giochi al meglio le sue carte e non e’ detto che, alla fine, ne sara’ l’impiccata.
      Certo, se ascoltavano gia’ i consigli di Marcot, beninteso nel 2015, non con il “senno di poi” del 2018, l’Italia volava “vittoriosa”, con tutti i “coltellacci” i “coltellaccini” e gli “scopamare” spiegati :)

      • marcot

        Sinceramente dei voti ONU non me ne può importare meno, visto che sono decisi sulla base spesso di informazioni false. Nel 2011 (tanto per tornare un po’ più indietro nel tempo) l’ONU votò a favore dell’intervento NATO contro Gheddafi sulla base di informazioni di Al Jazeera che millantavano 50.000 morti nella guerra civile: si scoprì in seguito che i morti erano stati circa 250, poliziotti libici inclusi.
        Vorrei ricordare che tra le milizie fedeli di Serraj ci sono islamisti del calibro di Belhaj, ex fedele di Al Qaeda e di Bin Laden. Da gente del genere il governo italiano deve starsene alla larga per principio.

        • Marco_Seghesio

          L’illusione di noi tutti e’ che le nostre opinioni, anche giuste, teoricamente diffuse nel mondo intero con web, cambino di colpo i fatti.
          O che l’Italia debba tenerne conto, di queste nostre valorose opinioni, pur insieme a miliardi di altre. Come fossimo noi diventati di colpo tanti piccoli editori o direttori di giornali.
          Ma non e’ cosi’.
          Quello che noi pensiamo, anche sinceramente, non implica automaticamente far cambiare le cose.

          Lei mi conferma che l’Italia, sconfitta nel 1943, subisce l’ONU e il Consiglio di Sicurezza e li deve subire ancora.
          E se noi lo rifiutiamo, non cambia questo fatto fuori dai blog, ma nella sua realta’.
          Pensa forse che, qualunque governo italiano, non solo quello di Berlusconi nel 2011, se avesse potuto, non avrebbe mantenuto ad ogni costo in sella il “suo” Gheddafi ?
          Quando magari, qualche mese prima, il governo italiano aveva subito “pro domo pacis” tutte le “mattane” del colonnello libico ?
          Certo anch’io, di fronte alla guerra contro Gheddafi, me ne sono inventate di tutti i colori, tipo fare una esercitazione/sfida nel Canale di Sicilia, di fronte a USA, Francia e Gran Bretagna.
          Ma io non sono un funzionario della Farnesina, quindi posso criticare, posso vergognarmi e posso dare direttive di ogni tipo, a man salva.
          Ma la situazione dell’Italia come stato e’ quella e non e’ che sparando a zero, senza far parte della Farnesina, possa noi cambiarla.
          In genere, nella polirica estera, il governo italiano ha sempre fatto piu’ quello che poteva (e quindi quello che doveva), piuttosto che quello che voleva. A prescindere dai colori dei vari governi.

          • marcot

            Falso. I governi italiani in politica estera non hanno MAI fatto né quello che hanno potuto né quello che hanno dovuto, e per tre precise ragioni.
            Primo: la politica estera non porta voti.
            Secondo: per ignoranza, la nostra classe politica conosce a malapena le realtà geopolitiche; sono dei provincialotti capaci solo di azzuffarsi tra loro.
            Terzo: dogma dell’atlantismo, ormai tutti (destra e sinistra) partono dal principio che ciò che dicono gli USA si debba fare, atti di intelligenza o buffonate che siano.
            Ecco perché non meritano il nostro voto.

          • Marco_Seghesio

            Falso o errato ?
            La politica estera e’, secondo me, la piu’ rigida tra quelle delle diverse politiche che compongono un governo.
            Soprattutto se parliamo di stati deboli, come lo sono ormai tutti, in Europa.
            Una politica internazionale sbagliata (o falsa ?) magari, li’ per li’, ne gratifica i relativi sostenitori. Ma nel tempo si ripercuote sull’economia, sui bilanci pubblici e privati e quindi sul lavoro.
            Anche per quello che la politica internazionale e’ spesso scontata, con poche possibili varianti, al di la’ che ci fossero stati governi di destra o di sinistra.
            E vedra’ che con il tempo ce lo chiarira’ meglio per entrambi.

            Sulla classe politica ha ragione, specie se fosse stata dittatoriale e non eletta per anni dai popoli che, vivvadio ! (o ?), dal 2009 hanno finalmente aperto gli occhi.

            Ma non svilisca troppo la politica estera italiana, che comunque puo’ servirsi sempre di funzionari esteri che, nei fatti, si sono dimostrati mediamente validi, pur in un contesto subalterno.

            Sono d’accordo sul punto terzo: ancora per qualche anno io rimango a disposizione del governo italiano, se ritiene che debba trascinare da qualche parte le mie fruste e bianche ossa.
            Anche se ormai sono in congedo definitivo.

            E sicuramente anche Lei resta a disposizione.

            In mancanza non si puo’ avere l’uovo e la gallina: o si fanno gli ascari, o si fanno i marine.
            Ma in tutte e due i casi c’e’ un prezzo, che non mi sembra corretto nascondere e nascondersi.

  • Ernesto Pesce

    Rimango di stucco, quando incontro la frase “la nostra ex colonia”. Libia, Somalia ed Eritrea sono ex colonie italiane, durante il regime di Mussolini. Oggi Italia e’ una colonia Americana con 113 basi militari, compresi nucleari, malgrado un presidente democratico

    • montezuma

      Sarei curioso di capire come conta tutte queste basi. Non ci sarebbe più posto. Ha per caso contato le stanze, santa pazienza?

      • Doris

        Partendo dalla ” notizia” di Pesce ho scoperto cose assurde e taciute.
        Questo articolo ” Basi militari USA e Nato in Italia ” lo puoi leggere in nogeoingegneria .com

        • montezuma

          Che si possa leggere di tutto non c’è dubbio. Che i dati siano veri è tutto da dimostrare. Il numero di cui sopra è FALSO.

          • Doris

            Secondo te qual è il numero esatto visto e considerato che con certezza scrivi che il dato è falso? Non è mia intenzione polemizzare, ma semplicemente poter conoscere. Grazie

          • montezuma

            Non le ho contate, ma su due piedi sono meno di un quarto di 113 … un numero del genere era vero, forse, nell’immediato dopo guerra e in piena Guerra fredda. Sicuramente non si tratta di “basi”.

          • AlbertNola

            5 basi militari USA in tutto in Italia. Il nazifascista Ernesto Pesce mente e sa di mentire.

          • Doris

            S.A. poteva evitare di scrivere una simile sciocchezza. D’altra parte non si può pretendere altro da un “bocconiano” come lei si vanta di essere!

      • Ernesto Pesce

        La presenza militare statunitense in Italia inizia nel 1951 a seguito della sottoscrizione di un accordo di collaborazione militare[1].

        Nel 2013 erano presenti sul territorio italiano 59 basi ed installazioni militari statunitensi, con circa 13.000 militari[2].

        • montezuma

          113 erano nel 1951? Di certo il numero di 59 del 2013 è sballato di nuovo per eccesso. E di molto.

          • Ernesto Pesce

            Basi USA in
            Italia: storia di una sottomissione palese

            di
            Simone Nasazzi – 28/10/2017

            Fonte: oltre la linea

            Basti
            pensare che dal dopoguerra in poi, la presenza militare americana ha garantito
            a Washington un controllo capillare nel Mediterraneo, che doveva essere difeso,
            a detta del Pentagono, dalla minaccia sovietica. Gli americani hanno depositato
            un cospicuo numero di testate nucleari in Italia, che tutt’oggi rimangono
            attive.

            Ma
            è soprattutto negli ultimi trent’anni che queste basi, marine, aeree e di terra
            si sono rivelate di grande importanza: ad esempio per le operazioni di
            intervento militare contro la Serbia nel conflitto Jugoslavo, nelle missione di
            peace keeping nelle neonate repubbliche in quell’area o in Libia e per il
            rifornimento logistico navale nei due conflitti in Iraq.

            La
            presenza USA nel nostro Paese non si è mai alleggerita, neanche dopo la fine
            della guerra fredda e il crollo dell’Unione Sovietica. È anzi rimasta ben
            presente per tre importanti motivi: per supporto logistico alle guerre di
            “esportazione di democrazia” nel Mediterraneo e nel golfo, per mantenere una
            pesante “occupazione” militare in Europa e infine per proseguire nell’ottica di
            una politica di accerchiamento della Russia.

            Le basi americane sono disseminate dal Friuli
            alla Sicilia, e il rapporto del governo italiano con la loro presenza è sempre
            stato di totale sottomissione. Prendiamo ad esempio la base di Vicenza, Camp
            Ederle: già caserma dell’esercito italiano , ospitò i primi militari americani
            già nel 1955, in dislocamento dall’Austria, acquistando nel tempo sempre più
            importanza e implementando la presenza di truppe fino ad arrivare alle 12000
            unità odierne, 2000 in più del periodo della guerra fredda

          • montezuma

            Legga la mia nota a Doris. In ogni caso i siti USA/NATO nel 2013 o oggi non erano 113 e non sono 59. Consideri che noi siamo stati per molti anni un Paese che aveva QUASI perso la guerra. A differenza della Germania e del Giappone che ancora oggi hanno condizioni più dure. Rispetto al periodo della guerra fredda, in Italia è rimasto molto poco.

          • AlbertNola

            Le basi militari americane ci proteggo dai terroristi islamici, amici tuoi.

          • Emilia2

            Spero che sia ironico

          • AlbertNola

            No, sarcastico, con un nazifascista nemico di Israele e degli ebrei come Ernesto Pesce.

          • Emilia2

            Puo’ essere che l’altro commentatore ce l’abbia un po’ troppo su con gli Ebrei, pero’ dire che le basi americane ci proteggono dai terroristi islamici e’ ridicolo. Servono solo a contrastare la Russia.

          • Emilia2

            Concordo sullo scopo, per noi negativo, delle basi americane in Italia. Ma i suoi numeri sono senz’altro esagerati; magari non sono tutte basi, ma uffici o qualcosa di simile. Per me comunque, anche se sono solo una decina, sono troppe.

        • AlbertNola

          No, 13 miliardi di militari americani.

    • Doris

      Scusa, ma questi dati li hai presi da Il Faro Sul Mondo?

      • montezuma

        Tra l’altro in Italia si fa una grande confusione mediatica (talvolta voluta!) sulla definizione delle varie strutture. Le basi NATO o USA non esistono con grande orrore dei complottisti. Esistono dei siti o parti di essi concessi a enti o comandi (internazionali o stranieri) in funzione di trattati e accordi con lo Stato italiano. Purtroppo la sciatteria della nostra macchina governativa permette affermazioni inesatte a dir poco. Se un giornalista parla di “basi” USA o NATO in Francia o Inghilterra, viene smentito seduta stante!

        • Emilia2

          Pero’ la sostanza e’ la stessa. Lo stato (minuscolo) italiano non ha un vero controllo su questi siti, che non servono certo a difenderci.

          • montezuma

            Questa è la sua opinione. Hanno una precisa funzione strategica che nemmeno la sinistra ha inteso veramente scalfire. Non è affatto vero che l’Italia non abbia il controllo sui siti. Oggi sono regolati da accordi dettagliati. È una visione errata vera, forse, in altri tempi come negli anni 50.

          • Emilia2

            Naturalmente hanno una funzione strategica, servono agli USA per mantenere il controllo del Mediterraneo e per poter effettuare i loro bombardamenti (generalmente in funzione antirussa), pero’ non sono di nessuna utilita’ per l’Italia. Spero che Lei di notte non sia ancora perseguitato dall’incubo di un’invasione di cosacchi stile I Guerra fredda.

          • montezuma

            Guardi, io non ho alcun incubo su alcuna invasione cosacca. Né sulla presenza degli yankee sotto il letto. Invece sono preoccupato di altre minacce che noi sottovalutiamo. La presenza USA fastidiosa per una minoranza è tuttora un’integrazione alla nostra difesa che nemmeno i governi di sinistra hanno pensato di rimuovere. Salvo ripensamenti futuri. Gli USA fanno il loro interesse? C’è qualcuno che non lo fa?

          • Emilia2

            Ma quali sono queste altre minacce? Spero che Lei non intenda l’invasione dei clandestini afroislamici, perche’ comunque contro di loro la NATO e gli USA hanno fatto chiramente capire che non possono fare niente.

          • montezuma

            Per ora. Pensi alla lrospettiva del mondo nel 1995 è a quella nel 2005. Abbiamo avuto enormi riduzioni dei Servizi di sicurezza e delle Forze armate. Questo va bene, ma prima di andare oltre è necessario valutare dove stiamo andando. Siamo d’accordo che la NATO non dovrebbe servire in Ucraina ma a rimediare le “primavere arabe”. Ci servono politici meno compromessi con gli interessi finanziari e con la volontà di usare le minori risorse in maniera efficace.

          • Emilia2

            Ma io non sono contraria alle Forze Armate per principio. Pero’ le vorrei indipendenti e in grado di difendere davvero l’Italia (anche sparando a degli invasori), invece di fare solo gli Ascari di NATO e USA. Cosi’ come sono adesso sono inutili.

          • montezuma

            Un’opinione legittima la sua. Tuttavia quello che manca all’Italia è una classe politica che abbia la volontà di usarle. Anche semplicemente come atto dimostrativo.

      • AlbertNola

        No, dall ‘Università Al-Azahr.

    • AlbertNola

      Bacia i pieidi agli americani, nostri salvatori. Tu muslim?

  • enricodiba

    L’Italia deve armare Al Sarraj, come hanno fatto i francesi con Haftar

    • montezuma

      Prima di mettere uno contro l’altro, sarebbe opportuna un’aggiornamento delle valutazioni politiche dei governi precedenti. Che essendo solo di sinistra erano valutazioni assai diverse. L’Italia non è capace di giocare in modo sporco come Sarkozy-Hollande-Obama-Clinton-Macron, non credo che la nostra indole e i furbacchioni nostrani siano cambiati recentemente. Ovviamente potremmo decidere di giocare in altro modo …

  • Ernesto Pesce

    ulteriore risposta al Sig. Montezuma

    Ernesto Pesce montezuma • un minuto fa Tieni duro, questo commento deve ancora essere approvato da Gli Occhi della Guerra.

    ITALIA, DAL 1945 AL
    SERVIZIO DEGLI USA
    di Flaminia Camilletti – 4 maggio 2017
    Le basi militari controllate dagli Usa in Italia
    sono ben 113, di cui: 2 in Trentino Alto Adige, 5 in Friuli Venezia Giulia, 19
    in Veneto, 4 in Lombardia, 2 in Piemonte, 3 in Liguria, 6 in Emilia Romagna, 1
    nelle Marche, 7 in Toscana, 16 in Sardegna, 6 nel Lazio, 13 in Campania, 2 in
    Basilicata, 8 in Puglia, 3 in Calabria, e 15 in Sicilia.

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    • AlbertNola

      Dove l’hai letto, nel Mein Kampf?

  • Ernesto Pesce

    L’elenco completo

    si trova qui, ma la fonte originale e la mappa vengono da un sito che ormai è stato chiuso inspiegabilmente il cui dominio era iraq libero . at

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    • AlbertNola

      La fonte originale è il Corano, il tuo libro preferito.

  • AlbertNola

    Circa 13.000.000. Informati!

  • AlbertNola

    Ama gli USA come te stesso. Ci danno il pane.