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Haftar ha incontrato Conte
L’Italia sta vincendo la partita in Libia

Il colloquio fra Giuseppe Conte e Khalifa Haftar è durato circa un’ora e mezza. Il presidente del Consiglio ha ricevuto il leader della Cirenaica a Palazzo Chigi. La nota del governo italiano parla di conferme del dialogo avviato a Palermo e di sostegno al piano delle Nazioni Unite. Ma è Un incontro di fondamentale importanza anche per capire la strategia italiana sulla Libia, non solo per l’importanza di Haftar ma anche per la cadenza ormai regolare con cui il maresciallo incontra i funzionari italiani e va in Italia.

È la terza volta in poco meno di due mesi che il generale mette piede nel nostro Paese. Prima per decidere la road-map su Palermo, poi per la conferenza di Palermo, infine, martedì sera, per incontri con Conte e con l’ambasciatore americano a Tunisi, in visita a Roma.

L’incontro è un segnale chiarissimo del fatto che l’Italia consideri ormai il generale quale interlocutore necessario per la libia. Ma è vero anche l’esatto opposto: che Haftar non può prescindere dall’Italia. La Francia, mai così debole dal punto di vista interno, non può essere più ritenuta il principale partner europeo per la transizione libica. Mentre l’Italia, grazie anche al sostegno contemporaneo di Russia e Stati Uniti, può essere ritenuto un alleato molto più solido, anche grazie all’avvento del nuovo governo giallo-verde.

Il tema migranti

Due le direttrici fondamentali del dialogo fra il maresciallo e il governo italiano: migranti e petrolio. Come spiega La Verità, Haftar, prima di partire per Roma, ha incontrato a Bengasi Alan Bugeja, l’ambasciatore dell’Unione europea in Libia. La mossa è molto interessante, perché fino a qualche mese fa, il maresciallo non prometteva nulla sul fronte migranti.

Non prometteva perché, fondamentalmente, non poteva farlo: almeno nei confronti dell’Italia. Ma adesso le cose sono cambiate. L’esercito nazionale libico sta rafforzando il suo controllo diretto e indiretto su Sabrata e Zawiya, due porti fondamentali di partenza dei barconi. Fayez Al Serraj appare un leader sempre più debole e senza capacità di controllare non solo la parte occidentale della libia ma anche la stessa capitale. E di certo non può garantire più alcun controllo sulle coste e sul traffico di migranti verso le coste italiane.

L’idea di Haftar è quella di riattivare gli accordi fra Libia ed Europa e Libia ed Italia siglati nel 2007, con cui il governo di Muhammar Gheddafi si impegnava al controllo delle frontiere in un sistema integrato di sorveglianza fra Tripoli e Roma. La guerra ha sospeso la sua applicazione. Ma adesso le cose possono cambiare se Haftar e il suo esercito prendono il controllo delle coste della Libia.

Il fronte del petrolio

Sul fronte del petrolio, invece, la partita è molto più complessa. E ovviamente è Eni a giocare un ruolo essenziale. L’obiettivo di Haftar è quello di prendere il controllo del terminale di Mellita, fondamentale non solo per il petrolio ma anche per il gas destinato al’Italia. La città il vero hub dell’Eni nel Paese nordafricano. Ed è chiaro che chiunque riesca a prendere il controllo del polo del cane a sei zampe in Libia, diventa immediatamente l’interlocutore privilegiato di Roma nel Paese. Non c’è alternativa.

I rapporti non sono solo a due fra Italia e Libia, ma rientrano anche nel più complesso scacchiere dei rapporti di Eni (e quindi dell’Italia) con i diversi Stati dell’Africa settentrionale, del Medio Oriente e della altre superpotenze coinvolte nella guerra: Russia e Stati Uniti in primis.

I buoni rapporti fra Conte e Donald Trump rendono più agevole il compito dell’italia in Libia. E non va mai dimenticato che Haftar, da sempre considerato l’uomo di Vladimir Putin in Libia, ha passaporto statunitense e intrattiene con i servizi americani rapporti molto profondi, che nascono dalla sua posizione al governo di Gheddafi. 

Russia, Egitto ed Emirati

Ma la partita è molto più ampia e va letta alla luce dei recenti sviluppi nei rapporti fra l’Italia e gli alleati di Haftar. La Russia ha rafforzato i rapporti con Roma anche grazie alle aperture del nuovo governo italiano rispetto ai precedenti. Inoltre, proprio in Libia e sul fronte energetico, Eni e Novatek hanno costruito un asse di primaria importanza.

Ma l’Italia è riuscita a raggiungere anche altri due importanti risultati. Il primo (nonostante le bizze di Roberto Fico) è stato quello di riallacciare i rapporti con l’Egitto di Abdel Fattah Al Sisi, partner strategico di Putin, alleato di Trump, ma soprattutto sponsor ufficiale del generale Haftar nella transizione in Libia.

È l’Egitto, al confine orientale della Cirenaica, a rappresentare la barriera protettiva della strategia del generale. E la contrarietà del maresciallo e di Al Sisi ai Fratelli Musulmani è una caratteristiche che consolida l’asse con il Cairo. L’Italia ha con l’Egitto dei fondamentali rapporti economici che nascono dalla scoperta dall’immenso giacimento Zohr al largo di Alessandria d’Egitto. Ed Eni ha un ruolo da protagonista.

 Più a oriente, l’ultimo contratto siglato fra Eni e gli Emirati Arabi Uniti consegnano infine a Roma un nuovo importantissimo partner per blindare l’alleanza con Haftar. La partnership fra Roma e Abu Dhabi è fondamentale per capire anche le recenti aperture dell’uomo forte dell’Est della Libia rispetto all’Italia.  Ma anche le dinamiche dello scontro fra Eni e Total, e quindi fra Italia e Francia. Strappare contratti significa strappare posizioni. E Macron, per adesso, è stato battuto.