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Così Tsipras svende la Grecia
Gli stranieri depredano Atene

C’è chi dice che la Grecia sia uscita dalla crisi. Lo ha affermato anche lo stesso Alexis Tsipras, quando dall’isola di Itaca annunciava che era finito il commissariamento di Atene da parte della Troika. Il piano era finito, diceva il primo ministro greco. Ma quello che non  aveva detto è che la Grecia si trovava di fronte a uno dei più grandi collassi finanziari, economici e sociali della storia recente. 

La Grecia, da quella crisi, non si è mai ripresa. E pur finendo i piani finanziari dei creditori internazionali e i tentativi europei di ridurre il deficit e il debito pubblico con manovre lacrime e sangue, la crisi ha devastato il Paese rendendolo non solo fragile ma anche oggetto delle mire di Stati esteri e multinazionali pronti a saccheggiare l’apparato pubblico ateniese.

Atene, in questi anni, non ha solo tagliato gli stipendi, le pensioni, le spese per il welfare gli investimenti. Il governo greco ha infatti dato soprattutto il via a una serie di privatizzazioni e svendite che hanno trasformato la Grecia in un vera e propria preda di guerra. E i numeri danno un quadro abbastanza chiaro di cosa è avvenuto in questi anni in territorio ellenico.

Come scrivevamo su questa testata, “la Commissione europea e il Fondo monetario internazionale parlavano, nel 2011, di circa 50 miliardi di euro da incassare dalle vendite dei beni pubblici greci una volta avviata una serrata campagna di privatizzazione. A piano di salvataggio concluso, si può tranquillamente dire che quelle privatizzazioni hanno fatto riscuotere ad Atene un ben più misero bottino”. Un piano che però ha fatto i conti con una relatà ben diversa, tanto che “la vendita dei beni pubblici ha raggiunto la cifra di 4,7 miliardi di euro fra il 2011 e il 2017. Un risultato molto magro, cui si aggiungono circa 7 miliardi di offerte vincolanti e circa 2,7 miliardi di entrate nel 2018 per progetti ancora in fase di completamento”.

Insomma, il saccheggio della Grecia è stato evidente. E tutti quanti i cosiddetti alleati europei e internazionali hanno tratto profitto dalle svendite effettuate da Tsipras. Il caso più eclatante è certamente quello del porto del Pireo, dove la Cosco (colosso cinese della cantieristica) ha acquisito il 67% dell’Autorità del Porto greco con un assegno di 368,5 milioni di euro. Ma anche la Germania, il Paese dove Angela Merkel e i falchi dell’austerità hanno ordinato le riforme ad Atene, ha approfittato delle svendite prendendo i migliori aeroporti turistici del Paese. Un vero e proprio pilastro dell’economia greca passato nelle mani della tedesca Fraport per 1,2 miliardi di euro.

E la svendita non è finita. Perché il “comunista” Tsipras, non contento di aver svenduto le infrastrutture elleniche con prezzi del tutto irrisori rispetto alle proiezioni della stessa Commissione europea, ha reso anche effettiva una legge approvata dal governo precedente che prevede la cittadinanza temporanea di cinque anni, rinnovabile investendo 250mila euro. In Portogallo, ne servono almeno 350mila euro.

Come spiega Libero, la questione è particolarmente importante perché ha incentivato un vero e proprio business degli stranieri che stanno comprando pezzo per pezzo le case di Atene e non solo. “Dall’inizio della crisi i prezzi degli immobili sono calati mediamente del 40 o 50% e ad Atene con 250mila euro si comprano anche due appartamenti, se non tre. O uno più grande nelle zone belle, come a Plaka con vista sull’Acropoli. Niente di più invitante per cinesi, russi e iraniani che ne stanno facendo incetta ottenendo automaticamente il visto valido per la Grecia e ovviamente per il resto d’ Europa”. “Ogni settimana – continua Libero centinaia di cinesi arrivano all’aeroporto Venizelos carichi di denaro pronti a fare man bassa di visti e appartamenti che poi affittano on line”.

Il problema è che questi investimenti stranieri, uniti all’ascesa di Airbnb, stanno devastando il mercato immobiliare. Come spiegato da Greekreporter, “solo pochi anni fa, le case vendevano ben al di sotto del valore di mercato, mentre ora la maggior parte di esse è troppo cara, con i proprietari che puntano a venderle agli stranieri che desiderano approfittare del programma di permesso di soggiorno“. Questo gioco fa sì che i prezzi salgano e i cittadini greci, in particolare i giovani, non possano comprare casa né prenderla in affitto, visto che i proprietari si rivolgono a stranieri ricchi, mentre un greco, in media, guadagna massimo 800 euro al mese. E ormai esiste una vera e propria rete internazionale di società per la compravendita di case in Grecia.

Intanto, i dati sono chiari. In Grecia, più di 50mila immobili sono registrati su piattaforme di tipo Airbnb: solo ad Atene sono più di 12.000 appartamenti. E i media greci parlano di un aumento degli affitti del 35% nei quartieri centrali della capitale. Gli investimenti diretti stranieri in immobili sono saliti del 91% rispetto al 2017. E aumentano le entrate dalle imposte sulle case. 

Risultati allarmanti che vanno inseriti nel contesto dell’accordo fra governo e Chiesa ortodossa sulla gestione del patrimonio immobiliare del clero. Dal momento che la Chiesa di Grecia è il più grande proprietario immobiliari ellenico, Tsipras potrebbe aver innescato questa sfida al clero ortodosso anche per mettere mano al loro immenso patrimonio.

Ma gli effetti sul consenso elettorale iniziano a essere pessimi. Gli ultimi sondaggi danno  Syriza sotto di 10 punti percentuali rispetto ai rivali di centrodestra di Nea Demokratia.