Mitilene. Samir Solo, 21 anni, in fuga dall’Algeria. Vive come squatter nella periferia della città. «Non potevo vivere nel campo profughi di Moria: è una prigione, non un hotspot! Anche se vivo nell’illegalità qui almeno sono libero».

Grecia, le condizioni dei rifugiati

Mitilene. Sull’isola di Lesbo l’hotspot “Moria” è ubicato a circa dieci km a nord di Mitilene. L’accordo per il controllo dei rifugiati siglato nel marzo 2016 tra l’Europa e la Turchia lo ha trasformato in un centro di detenzione a custodia militare, nella «Guantanámo di Lesbo» come recita il recente dibattito mediatico sull’argomento. Oggi gli stessi media non hanno accesso alla struttura.

https://vimeo.com/220483584

Qui i profughi, circa tremila, vivono in un’installazione militare fatta di pali d’acciaio, di filo spinato e di finestre non più grandi di una gattaiola. Non c’è altra scelta: l’unica opzione è aspettare che il Ministero dell’Interno greco li riconosca come rifugiati. L’attesa può variare da nove a dodici mesi e nell’arco di questo periodo i risiedenti devono superare con successo tre indagini prima di poter beneficiare della protezione internazionale.

A Moria famiglie, gruppi e singoli individui escono già alle prime luci dell’alba: espongono il documento al guardiano in turno, alzano la sbarra e cominciano a percorrere la Mitilinis-Thermis, la strada provinciale che collega il campo profughi al centro urbano di Mitilene. Dopo un paio d’ore di cammino questo sciame di anime senza meta si disperde nella città: c’è chi va a pescare tra i moli di Akra Asfali, chi prende il sole o fa un picnic sulla spiaggia di Tsamakia, chi si stende su una panchina e chi chiede l’elemosina ai pochi turisti che popolano il centro storico della città.

Editing_Matrice_34

Moria, Lesbo. Veduta del compound esterno del campo profughi.

Si fanno avvicinare con poca difficoltà, contenti di trovare delle orecchie pronte ad ascoltare le loro storie.

«Ho definito tutto quanto prima di partire, direttamente dall’Algeria. Alcuni miei amici sono venuti in Grecia l’anno scorso e mi hanno aiutato dandomi il contatto. Ho telefonato e poi sono partito per la Turchia. […] Sul gommone eravamo trentotto e siamo partiti da Assos (Behramkale in Turchia, ndr).

Samir Solo ha 21 anni e vive come squatter nella periferia della città. È uno di quei tanti rifugiati che ha deciso di scappare dai campi profughi per andare a vivere – illegalmente – in un edificio abbandonato o in un palazzo disabitato e fatiscente. E questo pare essere uno degli scenari possibili per il rifugiato che approda nelle isole greche: compiere un viaggio lungo, pericoloso, costoso e traumatizzante a bordo di gommoni di fortuna per lasciare un inferno e trovarne un altro, da cui molti preferiscono scappare. «Non potevo vivere nel campo profughi di Moria: è una prigione. Anche se vivo nell’illegalità qui almeno sono libero», continua a spiegare Samir mentre sistema la sua branda dentro un fabbricato diroccato nei pressi di Asfali che da ottobre dello scorso anno chiama “casa”.

Editing_Matrice_12

Mitilene. Una barca di soccorso dell’Ong ERCI durante un’operazione di pattugliamento in mare. A partire dal 2015 molte organizzazioni non governative hanno ricevuto il mandato e i fondi dalla Grecia e dalla UE per prestare soccorso alle barche dei rifugiati in arrivo. Ad oggi, sono centinaia le ONG che lavorano in tutta la Grecia contendendosi le zone di territorio su cui operare.

 

Il governo greco sta per dichiarare ufficialmente la fine dello stato d’emergenza nel Paese e la cessazione dei fondi internazionali destinati alle centinaia di Ong che lavorano sul territorio ellenico e che presidiano le acque al confine con la Turchia. Una delle motivazioni che spinge il profugo ad attraversare il mare dell’Egeo consiste nella consapevolezza di poter essere aiutato e recuperato da una delle tante imbarcazioni che pattugliano il mare. Sapere che gli operatori e i volontari di ERCI, di Refugee Rescue, dell’International Rescue Committee e soprattutto delle forze di polizia dell’agenzia internazionale Frontex sono lì per loro fornisce lo slancio decisivo per scommettere sul futuro. Le miglia marittime da superare sono poche, ma in ballo c’è sempre la vita umana.

«Sappiamo che non tutte le persone che aiutiamo non sono limpide. Su alcuni, già dopo le prime domande sulla loro età o provenienza, abbiamo forti dubbi. Ma quando ti ritrovi a sollevare con le braccia bambini bagnati e infreddoliti le idee politiche cadono e subentra l’umanità che abbiamo dentro di noi. Durante l’ultima operazione di soccorso non ho avuto il tempo di indossare la dotazione di emergenza e ho afferrato un bambino con le mie mani. È stato il mio istinto paterno a prevalere sulle regole di ingaggio» racconta Cristian Dascalu il capitano del vascello rumeno MIA1102 di Frontex, il quale equipaggio pattuglia dal tramonto all’alba il confine marittimo greco-turco.

Frontex_001

Mar dell’Egeo, Grecia. A bordo del vascello “MIA1102” dell’agenzia Frontex durante un pattugliamento del confine.

 

La condizione del rifugiato riposa su un processo di traumatizzazione che trova il suo climax nelle sfiancanti dinamiche dell’esilio e della fuga per la sopravvivenza ma è nutrito anche dalle situazioni avverse che amareggiano il rifugiato proprio nel Paese che dovrebbe invece salvarlo, come l’essere stivato in un campo profughi, l’incertezza di ottenere il permesso di soggiorno, i problemi di adattamento a una cultura diversa, la difficoltà nel creare relazioni con la popolazione locale e altri ancora. Questo circolo vizioso non solo pregiudica il benessere mentale dell’individuo ma alimenta una risposta depressiva che lo condizionerà nel quotidiano e potrebbe renderlo incapace di conquistare la nuova vita tanto desiderata.

Nel novembre del 2016 il Prof. Anagnostopoulos dell’Università di Atene scriveva sull’American Journal of Psychiatry che in Grecia «migliaia di migranti, che sono per lo più rifugiati traumatizzati che fuggono dalla guerra o dalla persecuzione, sperimentano situazioni molto stressanti quali la separazione familiare, vivere in alloggi inadeguati, le complicate procedure legali per l’immigrazione, le differenze culturali e altri stimoli contrapposti che li allontanano dalla meta prefissata. […] Si sentono alienati da una società gravemente colpita dalla crisi che non riesce a rispondere sufficientemente alle loro esigenze e non offre opportunità economiche o soddisfa le loro aspettative».

Questa chiave di lettura può facilitare la comprensione del perché i rifugiati decidano di rimanere all’interno dei campi profughi anche dopo aver ottenuto il riconoscimento, la protezione internazionale e un permesso di soggiorno attraverso il quale cercare lavoro e muovere verso altri Paesi europei.

Editing_Matrice_28

Moria, Lesbo. Un rifugiato nel campo profughi.

 

Le proibitive condizioni di vita di Moria – o di “Vial” a Chios – non sono di certo l’unica minaccia da cui scappare. E certamente vestire i panni di uno squatter non migliora la situazione dell’uomo già in fuga. Ad intrappolare nuovamente i rifugiati ci pensa il mondo che sta oltre la sbarra e il filo spinato del centro, un mondo ostile, economicamente arido e abitato da cittadini che faticano a conviverci.

«La crisi economica e quella dei rifugiati in Grecia», continua Anagnostopoulos, «sono due contesti sovrapposti e interagenti che influenzano individui o gruppi vulnerabili. La disoccupazione, la povertà, l’insicurezza del lavoro e le crescenti disuguaglianze sociali hanno portato alla maggioranza della popolazione locale greca situazioni che provocano profondo dolore psicologico e sofferenza». Di questo ne risentono anche i rifugiati e il circolo vizioso descritto poco sopra continua a intorpidire la situazione.

Editing_Matrice_39

Campo profughi Moria. Faktur, 38 anni, ha un documento che attesta il suo stato di rifugiato. Sono pochi ad averlo. «Non me ne voglio andare da qui. Cosa faccio lì fuori? Sono solo, qui ho tutti i miei amici».

 

«Non me ne voglio andare da qui. Cosa faccio fuori? Sono solo, qui ho tutti i miei amici». Faktur Anwar ha trentotto anni e viene dal Pakistan. Dal dicembre dello scorso anno potrebbe lasciare Moria e la Grecia, solo che non lo fa.

Protegge nelle sue mani la tessera di soggiorno come se fosse una reliquia e la esibisce. Trascorre le sue giornate con i compagni di tenda sulle panchine al di fuori del campo profughi e in spiaggia, giocando al cellulare che alimenta con un caricatore ad energia solare. «Ho cercato un posto dove lavorare. Tutti i giorni a chiedere di poter fare qualcosa. Mi dicevano sempre di andarmene, che non c’è lavoro. Non ho altro da fare, meglio fare il bagno».

Testo e foto di Luigi Avantaggiato
Video di Benedetto Sanfilippo

  • venzan

    Le Ong aiutino i più poveri rimasti in Africa, e non i più furbi e malintenzionati che han pagato tanti soldi per invaderci.

  • dottor Strange

    basta un sommergibile per risolvere il problema delle navi delle ONG: “fuori uno! fuori due!” e così via….

    • Cristian

      purtroppo finchè ci sarà la dittatura comunista al governo non si potrà mai risolvere questo problema dello schifo che arriva tramite i barconi della merda !!!

      • virgilio

        purtroppo fin che ci saranno troie che cagano(partoriscono) dei coglioni come te non si potrà mai risolvere questo problema!!

        • Cristian

          Grandissimo figlio della merda perchè non muori insieme a tutta la tua stirpe di merda !!! Siamo ridotti cosi in questo paese perchè ci sono merde come te che difendono questi schifosi che arrivano con i barconi. Capisco che sei solo un demente comunista che spero che muori alla svelta per quello che hai scritto grandissimo bastardo maledetto.

          • virgilio

            hahahahahahahahahaha………………….
            cosa centrano i barconi con i comunisti?????????!!

          • Cristian

            Tu vivi in un pianeta tutto tuo è inutile che ti rispondo !!!

    • Raoul Pontalti

      E lo comandi tu commercialista dei miei colleoni il sommergibile? Fatto in casa ovviamente, ché oggi i sommergibili non esistono più (cfr una qualsiasi enciclopedia per ragazzi…) PS un aiuto al commercialista da battaglie navali in vasca da bagno: i sommergibili, atti a navigare in superficie e poi ad immergersi per gli attacchi al naviglio sono scomparsi al’iindomani del secondo conflitto mondiale sostituiti dai sottomarini atti a navigare sempre in immersione e che riemergono solo per “respirare” al pari dei cetacei.

      • mariolino

        Quelli che dice lei sono i sottomarini nucleari, che viaggiano sempre sotto, noi abbiamo solo gli altri, che viaggiano quasi sempre fuori, visto che sotto vanno a batterie, e sopra a motore diesel, come quelli del tempo di guerra.
        Si chiamano in tutti e due i modi, almeno quando io ero in Marina, comunque la soluzione potrebbe essere quella, oppure anche mandare il goi, guardiamo il sotutto se sa cosa è.

        • Raoul Pontalti

          No Mariolino, i sommergibili non esistono più, appartenendo ad un’altra concezione dell’uso del mezzo subacqueo, quella del tempo che fu sino all’avvento degli U-Boot-Klasse XXI e XXIII. I sommergibili eano atti a navigare velocemente in superficie per portarsi nella zona di operazione e si immergevano alla bisogna e spesso combattevano, contro navi isolate, anche restando in superficie usando il cnnone (o i cannoni) di grosso calibro a bordo. Per contro la loro navigazione in immersione era molto più lenta, persino della maggior parte delle navi che dovevano attaccare e ciò era dovuto alla conformazione esterna dei battelli. Il problema degli attacchi aerei e il radar da un lato che resero improponibile una navigazione di superficie prolungata e l’innovazione dello snorkel che rendeva possibile la navigazione sotto il pelo dell’acqua pur mantendo l’uso deo motori diesel dall’altro imposero scafi idrodinamici capaci di navigare più velocemente sott’acqua che in superficie con esatto capolvolgimento della situazione precedente. I sottomarini, a differenza dei sommergibili, navigano dunque più velocemente immersi che emersi e stanno per lo più immersi. In buona sostanza il termine italiano sobbergibile si riferiva ai mezzi impiegati soprattutto tra le due guerre, oggi si usa sottomarino per quanto detto pur continuando i relativi marinai a definirsi sommergibilisti. L’impiego del Gruppo Operativo Incursori è sicuramente più raccomandabile nei confronti di quei natanti rispetto ai “sommergibili” lancianti siluri ma rimane spropositato. Ma il problema Mariolino è che i riflessi pavloviani dei bananas che scattano ululanti e sbavanti al suono del campanello razzistico fanno sparare enormità sia sotto il profilo morale che banalmente tecnico e allora io mi diverto a corbelalre siffatti bananas dal punto di vista “tecnico” ché di quello morale non capirebbero un tubo.

          • mariolino

            Vedo che sa cosa è il Goi, ma i sottomarini li può chiamare come vuole, se non hai la propulsione nucleare sotto vai più piano perchè non hai la potenza necessaria, non ci puoi stare di continuo nemmeno con lo snorkel, che non è certo una novità, e sei ben visibile anche ad occhio senza mezzi elettronici.
            I vecchi sommergibili non avevano poi grossi cannoni, ne avevano uno solo di medio piccolo calibro, sufficiente per affondare navi da trasporto, visto che i siluri anche allora erano molto costosi, e non ne portavano neanche molti, il posto sui vecchi sommergibili era molto risicato.
            Per usare gli incursori basterebbe la voglia di farlo, non mi sembra spropositato, ma può bastare anche il San Marco, invece fanno baywatch senza Pamela, e da ex marinaio mi fa girare le scatole.
            Mio padre durante la guerra era capocannoniere in marina, e un pò di cose me le ha raccontate.

      • Strottz

        Non puoi fare a meno delle figure di merda, eh Raoul. Sono diventate una droga per te.

        • Raoul Pontalti

          Commercialista anche tu? Gl esseri umani sono solo numeri? Ma allora impara a fare i conti: i siluri costano troppo per dei gommoni, bastando le cerbottane….

          • Buzz802

            Vedi!.. quale cervello brillante!.. quando ti impegni!

            Gli esseri umani non sono numeri ma un prodotto di milioni di anni di evoluzione, esattamente come il porcellino che mi sono mangiato poco fa.

          • Strottz

            Affondarli con delle cerbottane? Ma sei proprio una bestia!
            Sono esseri umani, con la loro dignità! Se proprio devi affondarli, almeno spendi un po’!
            Questione di sensibilità, non di ragioneria!

  • annabarca

    Insomma sono clandestini che vengono da una miriade di paesi.
    Che senso ha questa politica ?

    • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

      Iniziamo a dire che sono persone. Poi cerchiamo di dire che nelle società da cui provengono con i soldi si può ottenere tutto, anche le risorse delle popolazioni locali come i terreni agricoli. Terreni per ovviare problemi come questo … https://uploads.disquscdn.com/images/018ebfc2969ada0fd84d0bfd62d7985ca5b41a039339e58e4137505302d297de.png

      • Buzz802

        E un bel chissenefrega quando lo diciamo? – alla fine?

        • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

          Questa tua frase svela la provocazione rispetto al mondo umano sfruttato …

          • Mariagrazia Vianello

            Il mondi sfruttato ,al momento,è l’Italia che non “lavora” con le ong e le oop-

          • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

            Facciamo un po’ di ordine: chi sfrutta gli italiani? Sicuramente i paradisi fiscali come la Svizzera che ospitano il denaro evaso a scapito dei contribuenti perché lo devono compensare. Poi i paesi che come la Cina vanno in Africa (comprando i terreni agricoli) e in Russia (usando terreni agricoli) per sopravvivere … Svizzera e Cina sono anche il PIL che senza SFRUTTARE gli altri paesi non sono …

      • Mariagrazia Vianello

        Mi sa che sono i Cinesi i grandi sfruttatori in questo senso. Vadano a rifugiarsi in Cina.

        • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

          Ovvero va detto dal nostro governi ai cinesi: a voi vanno gli africani che per voi avete fatto sloggiare dalle loro risorse locali. Non è colpa degli africani né degli europei se i cinesi sono troppi. Ma anche agli svizzeri va detto: la vostra non autosufficienza alimentare (vedi sopra) che come i cinesi recuperate in Africa non la dovete addossare agli italiani. Già avete ospitato gli evasori fiscali italiani a nostro danno …

  • quinti.dorado

    Mitilene. Una barca di soccorso dell’Ong ERCI durante un’operazione di pattugliamento in mare,,,,questo lo avete detto alla Merkel? Questi clandestini provengono dai paesi più ricchi del mondo
    come Africa e Asia.

  • Bocci Massimo

    ONG??? Tutta gentaglia scelta fresca di studi CIA,FMI,ONU per incrementare il Marketing schiavistico e il collegato terrorismo tribale Meticcio,coop per la distruzione, invasione, sostituzione del popolo già schiavo Italiano.

  • Buzz802

    Non è possibile non sentire pieta per questi disgraziati, ma non per questo dobbiamo aiutarli sacrificando il futuro dei nostri figli.
    Per una persona sana la priorità assoluta è rappresentata dal benessere dei suoi cari, del suo popolo, della sua nazione. Ci tiene alla sua storia e cultura ed è pronta a difenderle con QUALSIASI mezzo.
    I nostri avi hanno costruito questo paese senza risparmiare sudore e sangue, e certamente non l’hanno fatto affinché noi lo dessimo in pasto agli africani e ai nipotini di Maometto.

    • Raoul Pontalti

      I “nostri avi” hanno lasciato dal V secolo questo paese in balia di ogni genia straniera, quando lo hanno riunificato lo hanno fatto a suon di sconfitte umilianti (Lissa…) e figure barbine (Caporetto…) e poi nell’ultimo conflitto buscandole in modo indegno per terra, per cielo e per mare e concludendo l’ignobile performance bellica con lo squagliamento dell’8 settembre che consegnò l’Italia a Hitler. Alla ricostruzione hanno provveduto gli squali in veste di profittatori e palazzinari che hanno distrutto il Bel Paese cementificando tutto e facendo spremere sangue e sudore ai soliti poveracci, nostrani un tempo, d’importazione oggi. Di quale cutura poi si va cianciando? Di quella dei busoni? O di quella del Trota e dei legaioli semianalfabeti?

      • Buzz802

        Non sapevo tu fossi diretto discendente della stirpe romana. Ti facevo più ba-ba-barbaro.
        Comunque se pensi, anche solo lontanamente, che non valga la pena preservare questo paese dall’invasione africana temo non ci sia niente da discutere.

        • Raoul Pontalti

          Io sono retico (attento! non eretico!), dunque romanizzato…Io non voglio l’invasione che ci viene propinata dal padronato per fini schiavistici, solo che punto il dito contro il nemico vero che non mi sta affatto di fronte, ma alle spalle. Il nemico vero non è l’invasore con la valigia del migrante e neppure lo sfigato sui barconi, ma quello che per togliere il lavoro italiano fa aumentare al governo i flussi extracomunitari di manodopera a basso costo, fa ottenere i visti nominativi ai vari Ali, Abdullah e Mohammed ben sapendo da dove vengano e a che religione e cultura apaprtengano. Li vuole proprio per questo: ricattabili, non integrabili, licenziabili in ogni momento (tanto poi sul groppone se li trovano i cittadini). I bananas nel nome di una cultura che non possiedono (sono analfabeti soprattutto della politica, basta vedere chi, a loro immagine e somiglianza, mandano in Parlamento e nei consigli comunali e regionali: legaioli e grillini e sennò olgettini e destricoli), di una storia che ignorano, di una religione che non hanno in realtà mai professata (goliardicamente per sputtanare il legaiolo di turno che sproloquia di tradzione cristiana di cui lui sarebbe il difensore gli chiedo di recitarmi il Salve o Regina: non ne ho mai trovato uno che sapesse recitarmi questa pur belissima e tradizionale preghiera cattolica, i più non ne hanno neanche mostrato di conoscerne almeno l’esistenza) riescono a manifestare i loro bassi istinti circoscritti alla sfera digerente e genitale e l’indole razzista.

          • Buzz802

            Parti bene e poi deragli!
            -Specialmente all’inizio, il padronato ha avuto grosse responsabilità riguardo all’invasione. Oggi pero questa viene propinata da tutt’altri soggetti, economici (35€) e ideologici (sinistr buonista, alla quale, mi sembra di capire, anche tu appartieni).
            -Non essere esperto della politica per persone che si occupano seriamente di tutt’altro, non mi sembra un grande handicap. Anzi! Forse un osservatore distratto (come me) riesce a cogliere la realtà meglio di un esperto con la vista offuscata da numerosi dettagli marginali e spesso di carattere puramente ideologico.
            -Legaioli, grillini e destricoli (bananas?), come pure sinistri e odiatori buonisti, sono sempre esistiti. Con altri nomi ma sempre quelli erano. Fano tutti parte della mal concepita e mai fino in fondo realizzata nazione Italiana.
            -Dici che i bananas(?) hanno l’indole razzista? Beh, se chiami razzismo il cercare di preservre il proprio habitat per se e per i propri figli, allora ben venga il razzismo! È più che naturale e pure un diritto di tutti gli esseri viventi, non solo gli umani.
            -Per dare qualche speranza di sopravvivere a quest’Italia, oggi ci vuole al governo qualcuno che mette al primo posto gli interessi degli Italiani, che sia ‘non ricattabile’ e incorruttibile. Sono d’accordo con il tizio che ha detto che incorruttibile può essere soltanto un genio o un imbecille, perciò, non vedendo geni sulla scena politica italiana credo che alle prossime elezioni voterò Salvini. (Platonicamente s’intende, non esistendo in natura forza in grado di trascinarmi a un seggio.)

          • Raoul Pontalti

            Ripeto: il nemico lo abbiamo alle spalle, non di fronte. Gli sfigati dei barconi se sono veri profughi vanno accolti (e sono pochissimi) gli altri, trattandosi di migranti economici, vanno rispediti. Ed è qui che casca l’asino: i pelandroni a carico del debito pubblico, con o senza divisa, impiegano 18 mesi (se tutto va bene) per evadere pratiche dei migranti per cui sarebbero anche troppi 18 giorni consentendo ai vari Kabobo di bighellonare per tutta la penisola e magari di andarsene pur senza documenti nel resto della UE. Gli olgettin-leghisti al governo seppero solo aprire al massimo le valvole dei flussi di immigrati extracomunitari per compiacere gli amici imprenditori ma facendo nel contempo la faccia feroce contro i profughi sui barconi per irretire i bananas (esagerando in un caso: quando Maroni ministro dell’interno tollerò un respingimento in mare (vietato dalle norme interne e internazionali) facendo buscare all’Italia una umiliante condanna dalla Corte di Strasburgo). Ma anche regnante Silvio nulla si fece in concreto per rispedire i falsi profughi, gli olgettin-leghisti innalzarono anzi il limite fino a 18 mesi per evadere le pratiche dei migranti sui barconi. Incidentalmente: il termine bananas (indeclinabile) che propriamente in inglese significa banane (al plurale appunto) è usato goliardicamente nei campus americani per indicare persona fuori di testa, scoppiata, etc. derivando dalla (falsa) credenza che le scimmie, quando si offra loro delle banane, diventino letteralmente pazze dalla gioia. Sull’ideologia: io da buon fascista non ho ideologia (roba da compagni) ma salde dottrine: quella cattolica tradizionale e quella fascista appunto. Evita infine di usare termini che non conosci: habitat è termine dell’ecologia (di cui so qualcosa per antichi studi universitari) riferito all’ambiente fisico in cui una data specie insiste e fa quindi riferimento a descrittori abiotici quali clima, composizione pedologica, etc, e ovviamente non è certo una razza o meglio un miscuglio di razze (la specie rimanendo la stessa. Homo sapiens) nel corso del loro spostamento che alterano l’habitat. L’habitat è invece spesso alterato da certi capitalisti nostrani con le loro cementificazioni ed attività industriali…

          • Mariagrazia Vianello

            Ma guardi che tradizione cristiana non buol dire recitare il Salve Regina. Croce,perfettamente laico,lo sapeva,lei no,evidentemente La su apretesa cultura è molto superficiale.,

          • Raoul Pontalti

            Benedetto Croce con il saggio “Perché non possiamo non dirci “cristiani”” semplicemente afferma, poco cristianamente, che è la “sua” filosofia che spiega quella cristiana e non viceversa, in altri termini include dialetticamente il cristianesimo nella filosofia dello spirito. Ciò detto anche per non concedere citazioni improprie di Croce a fini di contrabbando di merce stantia o peggio avariata, ripeto che chi si fa paladino dei valori (che non conosce, come quello dell’accoglienza) di una religione appresa ad orecchio per contrapporli ad altri valori (nemmeno quelli conosciuti ovviamente) di altra religione di cui non sa nememno pronunciare correttamente neppure il nome (si dice islàm e non ìslam come regolarmente fanno i bananas) fa la figura del carota quando mostra di non conoscere nemmeno le preghiere più comuni della religione che afferma essere propria. Di più: questi somari pretendono di dare lezioni di teologia al papa, di fare esegesi coranica senza alcuna base culturale (altro scherzetto per siffatti bananas: passi biblici truculenti con il copia-incolla infilati in un testo “coranico” come ad esempio questo tratto da Esodo 32,27: “Ognuno di voi si metta la spada al fianco; passate e ripassate nel campo, da una porta all’altra d’esso, e ciascuno uccida il fratello, ciascuno l’amico, ciascuno il vicino.” e si udrano i bananas latrare contro il dio malvagio degli islamici) e di sindacare costumi altrui (come la macellazione rituale, ignorando ovviamente che pressoché identica, cambiando solo le formule pronunciate dall’officiante il rito sacrificale, è la macellazione rituale ebraica), etc.. Tantum sufficit.