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Gli Stati Uniti a supporto di al Nusra:
rivelazione dell’ex premier del Qatar

Gli Stati Uniti accusati di supportare i gruppi terroristici in Siria. Non è la prima volta che un simile impianto accusatorio viene reso pubblico dall’inizio della Guerra civile siriana.

La confessione di Jaber al-Thani

Oggi è il turno di Jaber al-Thani, ex Ministro degli Esteri ed ex Primo Ministro del Qatar sino al 2013. L’ex premier qatariota ha infatti rilasciato un’intervista piuttosto ambigua lo scorso mercoledì alla Qatari TV. Al-Thani sostiene che Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Stati Uniti abbiano iniziato a lavorare in maniera coordinata sin dal 2011. Ovvero l’anno delle primavere arabe e l’anno d’inizio delle rivolte “spontanee” in Siria.

Secondo il politico qatariota dunque il fenomeno di spontaneità sarebbe stato subito monopolizzato dalle ambizioni di Paesi stranieri nella regione. Ciò che però emerge in maniera ancor più inquietante dall’intervista è che, secondo al-Thani, Arabia Saudita e Stati Uniti si siano servite sostanzialmente del Qatar come ponte di finanziamento per i jihadisti siriani. Il politico qatariota parla espressamente di gruppi come al-Nusra. Washington e Riyad avrebbero poi deciso di abbandonare il vecchio alleato una volta che la partita in Siria si era rivelata irrimediabilmente persa.

Il Qatar è stato usato come ponte per finanziare i terroristi

Al-Thani sostiene infine che il Qatar è in possesso di materiale a supporto della sua tesi, che dimostrerebbe chiaramente come Arabia Saudita, Stati Uniti e Turchia abbiano finanziato i jihadisti con l’unica intenzione di “cacciare la preda” (così si esprime il politico qatariota nell’intervista). Preda che non può essere altrimenti identificata che con Bashar al-Assad. Un piano perfetto, visto che Riyad e Washington hanno preso in considerazione anche una comoda via di fuga. Se la guerra è stata persa sul campo per l’imprevista intromissione russa, occorre un capro espiatorio per fugare qualsiasi sospetto.

Così il Qatar sarebbe diventato la vittima sacrificale della causa americansaudita. Accusato improvvisamente di essere sponsor del terrorismo internazionale, l’emirato è stato improvvisamente isolato dai suoi ex alleati del Golfo, assumendo su di sé tutte le colpe della sconfitta. In questa storia è doveroso continuare a utilizzare il condizionale, perché i documenti, di cui al-Thani parla, ancora non si sono visti. Senza quelli le accuse rimangono tali e le prove di un’effettiva manipolazione delle proteste siriane da parte di Paesi esteri continuano a non esserci.

Una lunga serie di episodi ambigui che legano gli Stati Uniti ai jihadisti

Tuttavia le dichiarazioni dell’ex premier qatariota sono spaventosamente in linea con una lunga serie di episodi quanto meno discutibili. Era stato riportato su questo portale come un documento desecretato dell’NSA dimostrasse l’implicazione diretta dell’Arabia Saudita in un attacco condotto contro Damasco da parte dei ribelli siriani.

Altro episodio ambiguo era venuto a galla con la pubblicazione di un audio in cui l’ex Segretario di Stato John Kerry esprimeva un più o meno esplicito benestare alla fazione di al-Nusra in Siria. Vanno poi a sommarsi a questi già ambigui episodi tutte le accuse mosse dal Cremlino sulle stravaganti azioni militari statunitensi in Siria. Secondo la parte russa, infatti, gli Stati Uniti avrebbero inizialmente lasciato spazio all’avanzata di Isis e al-Nusra, sempre in funzione anti Assad, per poi intervenire solo in secondo momento.

Non resta ora che attendere la pubblicazione, se mai avverrà, dei documenti citati dall’ex premier qatariota. Sarebbe infatti eticamente doveroso scoprire se la guerra che ha sconvolto le vite di milioni di siriani, con la distruzione materiale di uno Stato intero, sia stata fin dall’inizio orchestrata da attori al di fuori dei confini siriani. Sei anni di guerra potevano forse essere risolti in qualche mese di scontri tra l’esercito governativo e i manifestanti, una verità che sarebbe difficile da accettare per qualsiasi siriano.