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“Gli Occhi della Guerra” vince la sua battaglia

Dalla guerra alle bandiere nere in Iraq, ai cristiani perseguitati in Siria fino al caos in Libia, “Gli occhi della guerra” vi racconta i conflitti da due anni.
Quando abbiamo proposto in rete, nel dicembre 2013, la prima raccolta fondi
(crowdfunding) per sostenere servizi audaci in giro per il mondo pochi ci credevano.

Crowdfunding sembrava un termine inglese troppo complicato e lontano da noi, ma il Giornale, i suoi lettori e sostenitori che non leggevano il nostro quotidiano sono stati i primi a crederci. E a puntare sui reportage, antico fiore all’occhiello del giornalismo, in un mondo che stava diventando sempre più minaccioso. L’idea vincente è stata quella di non realizzare solo il classico pezzo, ma un servizio multimediale con video, foto e audio anche in diretta. Nell’asfittico sistema mediatico italiano si è rivelato un esperimento rivoluzionario.

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Due anni dopo “Gli occhi della guerra” hanno realizzato una ventina di reportage: più della metà con i soldi raccolti in rete. “Continueremo ad utilizzare il crowdfunding, che ci ha permesso di partire, decollare e soprattutto di stabilire un filo diretto con i lettori che sostengono i reportage” spiega Andrea Pontini, amministratore delegato del sito del Giornale, che per primo ha creduto nell’idea innovativa. “Ma ci sono anche altri progetti – sostiene Pontini – Stiamo pensando di realizzare gli occhi della guerra in inglese per un pubblico più vasto, internazionale. Sbarcare all’estero ci permetterà di ampliare il bacino della raccolta fondi, ma anche di proporre servizi a testate internazionali, che già adesso chiedono contributi dai nostri reportage”.

Grazie allo slancio iniziale di lettori e sostenitori abbiamo raccontato il conflitto ucraino, nel cuore dell’Europa, la minaccia libica alle porte di casa e la guerra dimenticata in Afghanistan. Il crowdfunding di grande successo per denunciare il dramma dei “cristiani perseguitati” ci ha portato in Siria e Iraq. Non solo: la squadra di reporter si è allargata, al di fuori del Giornale, con servizi dal Kurdistan, dalla Birmania, dalla Repubblica Centrafricana e sulle sacche fondamentaliste in Europa. Gli inviati del Giornale.it hanno contribuito seguendo passo dopo passo l’esodo dei migranti lungo la rotta balcanica. In Bosnia abbiamo trovato le bandiere nere, in Libia scoperto gli ex di Gheddafi alla riscossa e nel nord dell’Iraq raccontato per primi la missione dei parà italiani che addestrano i curdi.

In occasione del secondo compleanno il portale www.gliocchidellaguerra.it è stato completamento rinnovato. Un video di tre minuti racconta la nostra storia e pubblica gli ultimi reportage dalla Somalia, la Siria e l’Afghanistan. Dal 2016 gli occhi della guerra diventeranno un sito di servizi dalla prima linea e approfondimento, non solo di raccolta fondi. E punteremo a sinergie con associazioni che credono nel giornalismo di qualità.

Due anni dopo e per il futuro valgono sempre le parole di Toni Capuozzo, veterano dei reportage: “É un’ottima idea quella degli Occhi della guerra. Un’idea buona per chi non si accontenta del copia e incolla al computer, delle opinioni rimasticate a tavolino, dei pregiudizi espressi da lontano. Ed è anche un modo per diventare protagonisti dell’informazione. Non dico la verità, parola troppo grossa per il giornalismo, ma un pezzetto di onestà, di lealtà, di realtà raccontata a tu per tu”.