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Giappone, svolta sulle portaerei:
sono pronti ad arrivare gli F-35

Le voci di corridoio che si erano susseguite negli ultimi mesi ora trovano conferma ufficiale: il Giappone acquisterà un importante lotto di F-35 che include anche la versione imbarcata a decollo corto e atterraggio verticale (Stovl) per equipaggiare le nuove portaerei classe Izumo.

L’ordine piazzato da Tokyo prevede l’acquisto di 105 velivoli di cui 42 saranno della versione B, quella Stovl impiegabile dalle portaerei “minori”, e attualmente solo in dotazione a Stati Uniti, Regno Unito e Italia. L’acquisizione, del valore di 10 miliardi di dollari, fa parte del progetto di aumento delle spese per la Difesa che prende il nome di Mdt (Medium Term Defense) e prevede un investimento complessivo pari a 27.500 miliardi di Yen (244 miliardi di dollari) spalmati su un periodo che va dal 2019 al 2023. Un aumento netto della spesa militare pari a 3mila miliardi di Yen rispetto al quinquennio precedente.

La minaccia cinese e la politica statunitense

La decisione del Giappone si inquadra nel mutato scenario strategico asiatico che ha visto e sta vedendo un drammatico aumento dell’espansionismo cinese. La politica di Pechino, che punta alla prosperità attraverso l’espansione commerciale intessendo una rete di rapporti win-win con gli altri Paesi (la Nuova Via della Seta), deve essere giocoforza supportata da un’implementazione dello strumento militare ed in particolar modo, per questioni geografiche e strategiche, di quello navale.

La Cina intende diventare un attore di primo piano sul palcoscenico globale proiettando la propria influenza oltre i mari a lei adiacenti e pertanto diventa essenziale la costruzione di una consistente flotta “di alto mare” che prevede l’ingresso in servizio di un adeguato numero di portaerei e rispettive unità di scorta. Le costruzioni cinesi non vanno sottovalutate: in questo particolare momento Pechino ha raggiunto, ad esempio, il primato nei missili antinave ipersonici staccando i suoi diretti concorrenti – Russia e Stati Uniti – attraverso la costruzione del CM-401, presentato per la prima volta ufficialmente al recente Salone Internazionale di Zhuhai

La politica di Shinzo Abe va incontro anche ai desideri di Washington di vedere le spese militari dei propri alleati aumentare per poter razionalizzare meglio il proprio dispositivo militare e colmare (e superare) i gap che separano gli Stati Uniti dai suoi avversari, eredità della passata amministrazione Obama caratterizzata da tagli lineari alla Difesa che hanno seriamente compromesso l’attività e la linea logistica (e manutentiva) delle Forze Armate americane.

La politica di Trump “America first” va letta anche in questo senso: sensibilizzare i propri alleati verso un aumento delle spese militari in modo che gli Stati Uniti possano concentrarsi nello sviluppo e modernizzazione del proprio arsenale per assicurarsi stabilmente la supremazia globale ed avere una proiezione di forza ad hoc che funga da efficace deterrente contro le potenze “emergenti” quali la Russia ed in particolar modo la Cina.

Le controversie costituzionali

Il Giappone, com’è noto, non può dotarsi di strumenti militari offensivi, siano essi bombardieri a lungo raggio o portaerei. Lo vieta la loro costituzione che all’articolo 9 esprime il concetto di rinuncia, da parte nipponica, di ricorrere al diritto sovrano dell’uso della guerra come strumento di risoluzione delle dispute internazionali. Questo quindi si riflette sull’assetto delle proprie Forze Armate che vengono infatti definite Self Defense Forces (Forze di autodifesa) il cui compito è quello di mantenere il minimo livello necessario di difesa della nazione e pertanto viene escluso il possesso e l’impiego di sistemi d’arma ritenuti offensivi come appunto le portaerei o i bombardieri. 

Questa importante postura apre quindi delle controversie in merito alla trasformazione delle unità classe Izumo e al relativo acquisto degli F-35B che andranno ad equipaggiarle.

Le Izumo, sulla carta, vengono definite “cacciatorpedinere portaelicotteri” per poter aggirare i limiti costituzionali, un po’ come avviene per l’Italia e nave Cavour, che, come nave Garibaldi, è stata definita “incrociatore portaeromobili”. I lavori di adeguamento delle Izumo (2 unità in servizio e altre due previste), che in fase di costruzione erano già state pensate con ascensori rinforzati, rivestimento del ponte di volo antivampa e possibilità di dotarsi di ski-jump, sembrano quindi cozzare contro i limiti costituzionali. Ancora di più se si pensa all’impiego degli F-35B.

Il Governo di Abe, in merito a questa problematica, ha affermato che l’impiego degli F-35 dalle Izumo sarà puramente difensivo spiegando che il Giappone dispone di sole due piste “avanzate” per poter controllare il suo arcipelago meridionale, non casualmente oggetto di contesa con la Cina: Iwo Jima nel Mar delle Filippine e la base di Naha a Okinawa. Entrambe troppo lontane dalla “zona calda” in questione.

Per raffreddare gli animi, soprattutto cinesi, che si sono scaldati in merito alla trasformazione delle Izumo, Tokyo ha riferito che “Non possiamo permetterci di convertire le navi in vascelli che siano esclusivamente dedicati ad effettuare operazioni con velivolo ad ala fissa; una conversione totale in portaerei non può accadere e non accadrà”.

Plaude quindi Washington, che che chiude un occhio a fronte del consistente ordine di F-35 che porterà un’ulteriore boccata d’ossigeno al programma – e ne abbasserà notevolmente i costi di produzione con beneficio di tutti gli acquirenti – e che così si troverà ad avere un fedele alleato bene armato in uno scacchiere caldo e vitale per gli interessi americani, in quanto ormai la partita per il controllo dell’economia globale si gioca in Asia. 

Tokyo però sembra non sorridere per la propria scelta. Se da un lato 105 nuovi F-35 rappresentano un importante passo avanti nella modernizzazione della Jsdaf (Japan Self Defense Air Force), dall’altro potrebbero dare un duro colpo alle produzioni aeronautiche locali: il progetto di sostituzione del vecchio Mitsubishi F-2 – versione autoctona dell’F-16 – potrebbe infatti vedere i fondi destinatigli venire stornati in favore dell’acquisizione del cacciabombardiere di quinta generazione della Lockheed-Martin.