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Il primo test per Donald Trump

Un piccolo distretto elettorale della Georgia si sta trasformando in questi giorni nella capitale politica degli Stati Uniti. Qui, in uno dei sobborghi di Atlanta, si è andati al voto per eleggere chi dovrà occupare il seggio di Tom Price, ora Segretario della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti d’America.

Il distretto è saldamente in mano ai repubblicani dal 1979. Un feudo del partito repubblicano che però, negli ultimi tempi, ha visto l’ascesa di uno sconosciuto quanto dinamico politico democratico, che sembra dover cambiare la vita del sobborgo. Una sfida, quella democratica, che ha il sapore della scommessa difficile, quasi impossibile, ma che potrebbe condurre a un risultato dai forti effetti politici.

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Il campione che fra i democratici dovrebbe raggiungere questo insperato traguardo è un trentenne sconosciuto alla politica: Jon Ossof. Nato nel 1987, quindi appena trentenne, ha vissuto i primi anni di politica all’ombra di un congressista, di cui è stato aiutante e segretario. Ora, da semplice democratico in lotta per un seggio, Ossof si è trasformato nell’anti-Trump. La sua campagna elettorale ha ricevuto donazioni da tutti gli Stati americani, raccogliendo cifre che hanno superato gli otto milioni di dollari. Numeri molto alti, se si pensa che la media di queste elezioni non supera la cifra di circa diecimila dollari a candidato. Questo boom di donazioni è il primo segnale di come i democratici abbiano deciso di far iniziare la riscossa da questo piccolo distretto di Atlanta.

La speranza in casa democratica è, infatti, che si possa sfruttare il cosiddetto “effetto Trump”, ma in negativo. In molti in Europa hanno definito l’effetto-Trump come quel fenomeno sociale per cui i cosiddetti populisti avrebbero tratto giovamento dalla vittoria di un candidato fuori dagli schemi come lui. Si è ritenuto, e si ritiene tuttora, che Trump abbia avuto il ruolo di risvegliare le destre, i sovranisti, gli anti-establishment, creando una sorta di piattaforma comune che facesse da ponte tra l’America e l’Europa. In America invece i democratici puntano sull’effetto uguale e contrario.

In sostanza, sperano che la vittoria di Trump alle elezioni di novembre si trasformi nello spauracchio da abbattere per raccogliere i voti di coloro che hanno risentimento per la vittoria del tycoon ala Casa Bianca. L’idea è che l’America divisa, spaccata e profondamente delusa dall’elezione di The Donald, scenda compattamente in campo per dire no alla vittoria dei repubblicani. E non a caso, sono tornate in campo le famose stelle anti-Trump, lo star-system che tanto ha voluto denigrare il presidente, quando era ancora candidato, e che invece tanto si è rivelato un boomerang per le sorti di Hillary Clinton. L’attore Samuel L. Jackson ha apertamente dichiarato il suo favore verso Ossof dicendo agli elettori che l’ultima volta che non sono andati a votare per i democratici, hanno ottenuto la vittoria di Trump ed ha detto apertamente che si doveva “esprimere il desiderio di vendetta e l’ira contro questa amministrazione nelle urne”.

E questo è successo. Ossof ha vinto il primo turno con una solida maggioranza che però non gli è bastata a raggiungere il 50% utile per non arrivare al ballottaggio. Si è fermato al 48,3%, un ottimo risultato, ma che potrebbe non bastare. Perché il democratico ha sfruttato le divisioni interne del partito repubblicano per raggiungere la rima posizione. Ora, al ballottaggio, sarà molto diverso. Ed è lì, al secondo turno, che si giocherà la battaglia con il candidato repubblicano e con il voto compatto della destra americana. Il 20 giugno, data del secondo turno, sarà uno contro uno e l’elettorato repubblicano potrebbe andare unito e sconfiggere il candidato democratico.

L’elezione per i democratici e per Trump è fondamentale. Già una settimana fa, in Kansas, era andato in scena qualcosa di molto simile, essendosi liberato un posto da congressista perché il precedente era stato trasferito ala Cia. I democratici speravano fortemente nel destare l’ira dell’elettorato contrario al presidente, ma hanno fallito. E Trump, dopo poche ore, ha twittato soddisfatto che le elezioni in Kansas erano state una sorta di bolla mediatica finita con la vittoria del partito repubblicano.

Segno di come Donald Trump abbia molto a cuore queste elezioni. Che hanno sì un valore simbolico, ma proprio per questo, rischiano di essere sottovalutate parte del partito repubblicano e del suo elettorato. Non hanno valore politico da un punto di vista di numeri nel Congresso, perché i repubblicani hanno una maggioranza solidissima. Ma i repubblicani non vogliono perdere la faccia, e soprattutto Donald Trump, che soffre il primo turno elettorale della sua presidenza. Non è un caso che il partito abbia investito milioni di dollari in ognuna di queste campagne elettorali: segno che anche un’elezione minima, ma simbolica, abbia un peso specifico importante nella costruzione di un’opinione pubblica vicina al nuovo presidente.

  • mortimermouse

    trump non è un fesso, ve lo ripeto! siete voi, tontoloni di sinistra, che vedete nemici ovunque! ma trump sa di essere un problema per la sinistra! l’unica cosa che si può fare è aspettare gli 8 anni (4 anni più eventuale altri 4 anni) di governo, e poi, se vincerete senza fare imbrogli, potrete governare voi :)

    • erfreddo1000

      trump è un grande amico di silvio, infatti si somigliano molto anche in fatto di donne.

  • quinti.dorado

    Trump è un problema per tutto il mondo per USA compresa,rincoglionito io sono di estrema destra per me gli USA sono sempre stati nostri nemici compresi gli inglesi.

  • eusebio

    La sinistra negli USA è fallita, i democratici ormai rappresentano solo l’alta finanza ebraico-islamica di New York, il problema è interno ai repubblicani che prima hanno pompato il fenomeno dei Tea Party e poi hanno boicottato l’Alt Right che ne è derivata.
    L’Alt Right dovrebbe trasformarsi in un vero partito fascista americano, razzista e sciovinista, che prepari un candidato alternativo a Trump.