A member of the Muslim Brotherhood and supporter of ousted Egyptian President Mohamed Mursi places posters of Mursi on a lamp post during a protest in front of the courthouse and the Attorney General's office in Cairo July 22, 2013. The family of ousted Egyptian President Mohamed Mursi said on Monday it would take legal action against the army, accusing it of abducting the country's first democratically-elected president. REUTERS/Amr Abdallah Dalsh  (EGYPT - Tags: POLITICS CIVIL UNREST RELIGION)

Fratelli Musulmani e pericolo infiltrazione

Le cosidette “Primavere Arabe”, tramutatesi poi in un interminabile inverno, hanno svolto un notevole ruolo per quanto riguarda la trasformazione del panorama islamista internazionale con tre avvenimenti di non poco conto.

1-Il tentativo di “sdoganamento” dei Fratelli Musulmani, plausibilmente supportati dall’area anglo-americana, turca e qatariota, con lo scopo di portarli al potere in Egitto, Tunisia, Libia e Siria, rovesciando i relativi regimi. Una strategia fallimentare e le cui conseguenze sono ancora oggi davanti agli occhi di tutti.

2-La nascita e l’affermazione dell’ISIS dalle ceneri di al-Qaeda Iraq e plausibilmente da ambienti legati agli ex servizi di intelligence dell’Iraq di Saddam Hussein.

3-La “discesa” in secondo piano di al-Qaeda, entrata in contrasto con l’ISIS al punto da essere in alcuni casi definita impropriamente “resistenza moderata”.

Nonostante l’attenzione dei media sia oggigiorno tutta rivolta verso l’ISIS per possibili ulteriori infiltrazioni in Europa con l’obiettivo di compiere attentati come quelli già perpetrati in Francia e Belgio, vi è un altro pericolo forse più subdolo ed è quello legato all’organizzazione dei Fratelli Musulmani, da sempre molto abile a radicarsi a livello popolare attraverso la gestione di luoghi di culto, associazioni che si dedicano al sociale (fornendo spesso anche notevoli aiuti economici a chi è in difficoltà), ottenendo così il necessario appoggio “dal basso” , per poi risalire infiltrando aree professionali e ambienti politici ed accademici con lo scopo di prenderne progressivamente il controllo.

Del resto è la stessa struttura del gruppo islamista a lasciarlo trasparire se si effettua uno studio un po’ più approfondito, essendo ramificata in gran parte dei paesi mediorientali ma anche in Occidente e con un una presenza capillare attraverso un associazionismo organizzato ad ombrello in modo da coprire differenti aree ed attività.

Come illustra un ex appartenente, l’ingresso nell’organizzazione viene effettuata attraverso un giuramento di fede (bayah) e il membro viene progressivamente introdotto a dei sub gruppi (usrah) dove avviene l’indottrinamento e dove il controllo ideologico è rigorosissimo. L’appartenenza alla Fratellanza viene spesso smentita da un eventuale “Fratello”, tenendo fede alla lunga tradizione di segretezza che caratterizza l’organizzazione fin dalla sua nascita.

Un’organizzazione non certo estranea alla violenza e al radicalismo, come dimostra la sua storia in particolare in Egitto, dove venne fondata nel 1924 da Hassan al Banna. Basta pensare al suo motto:

Dio è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihad è la nostra via. Morire nella via di Dio è la nostra suprema speranza“.

C’è poi Sayyd Qutb, massimo ideologo della Fratellanza, che nel testo “Pietre Miliari scrive:

La comunità musulmana deve essere riportata alla sua forma originaria … oggi è sepolta tra i detriti delle tradizioni artificiali di diverse generazioni ed è schiacciata sotto il peso di quelle false leggi ed usanze che non hanno … niente a che fare con gli insegnamenti islamici”.

I Fratelli Musulmani sono stati messi al bando in  Bahrain, Egitto, Russia, Siria, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Tagikistan e Uzbekistan. La Russia fu tra i primi paesi a metterli al bando, con sentenza della Corte Suprema nel 2003, per supporto di gruppi jihadisti ceceni. A Gaza il braccio palestinese dei Fratelli è invece niente meno che Hamas. In Giordania invece la scorsa settimana le autorità hanno chiuso la sede centrale dell’organizzazione, nel timore di atti sovversivi.

È intanto di oggi la notizia lanciata da al-Masdra News secondo cui i Fratelli Musulmani libici, legati al governo di Tripoli, avrebbero ordinato di non attaccare l’ISIS poiche è necessario costruire una struttura militare di comando unica; una decisione che desta molte perplessità.

Appare evidente che, mentre le modalità operative di gruppi come ISIS e al-Qaeda si orientano direttamente su azioni violente, i Fratelli Musulmani adottano un’altra strategia: l’infiltrazione graduale nel contesto sociale, politico ed economico del paese di riferimento, che si tratti di Medio Oriente o Occidente, utilizzando  tutti gli eventuali strumenti a loro disposizione.

Una volta al potere poi la musica cambia, come ha dimostrato a suo tempo un anno di governo Morsy e come stanno mostrando Erdogan e il suo AKP in Turchia, in particolare per quanto riguarda la repressione dei giornalisti.

In Occidente l’infiltrazione risulta ancor più semplice grazie alla permeabilità dei rispettivi sistemi democratici dei relativi paesi. Peccato che l’ideologia a monte della Fratellanza non è altrettanto democratica e moderata; a tempo debito l’Europa se ne renderà conto. In Italia com’è la situazione? Forse varrebbe la pena analizzare più a fondo la questione.

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