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Francia e Germania fanno fuori l’Italia

Angela Merkel ed Emmanuel Macron si incontrano a Parigi. Un nuovo incontro fra i due leader per riaffermare il rafforzamento dell’asse franco-tedesco, e che può rivelarsi fondamentale per le sorti dell’Unione europea, visto che la Brexit annaspa, le elezioni europee si avvicinano e la Germania (con la sua politica industriale e commerciale) è sotto attacco degli Stati Uniti.

Il riavvicinamento di Francia e Germania, con una vera e propria sovrapposizione delle politiche strategiche dei due Paesi, è reso evidente soprattutto dalla fusione dei due sistemi industriali. Perché è soprattutto questo il punto centrale dell’agenda di questo incontro. Come spiegato in questa testata, Berlino e Parigi puntano a una convergenza sulla politica industriale il cui obiettivo è quello di rivedere le regole sulla concorrenza in Europa, rafforzare la cooperazione creando “campioni” industriali e tecnologici che avranno come obiettivo quello di sfidare Cina e Stati Uniti.

Infine, l’agenda verterà anche sulla discussione della politica euro-atlantica, con i due Paesi pronti a rafforzare la loro cooperazione anche in funziona della sfida che Donald Trump rappresenta per l’asse franco-tedesco. L’amministrazione americana ha lanciato da tempo la sua sfida alla politica industriale e commerciale tedesca. Mentre Macron da qualche tempo ha intrapreso una politica molto più dura e fredda nei confronti degli Stati Uniti, specialmente in campo strategico.

“L’Europa sarà forte se Germania e Francia hanno forti idee comuni. Sono necessarie idee forti e innovative”. Queste le parole di Angela Merkel dopo l’incontro all’Eliseo. E l’idea è che i due Stati vogliano unire le forze per mettere in atto uno dei punti-chiave del Trattato di Aquisgrana, che ha come obiettivo quello di far sì che Francia e Germania uniscano le loro forze per decidere prima le regole che poi saranno discusse in Europa.

In sostanza, l’obiettivo è unire le due diplomazie in modo che l’asse franco-tedesco parli a una sola voce. E che di fatto decida le sorti dell’Unione europea. Cosa che in pratica rappresenta la formalizzazione di una realtà già in atto. Ma che il trattato fra i due Stati e i documenti successivamente firmati dai due Paesi hanno ormai reso cristallino. E Macron, oggi, ha ribadito che “dalla firma del Trattato di Aquisgrana abbiamo già fatto dei progressi notevoli”. Non solo, ha anche dichiarato insieme alla cancelliera che un rinnovato asse franco-tedesco è la condizione necessaria per il progresso dell’Europa.

La questione è estremamente importante non solo per l’Unione europea in generale, ma anche per l’Italia. Innanzitutto perché Berlino e Parigi si stanno unendo a tal punto da decidere le sorti dell’intero continente. E questo pone una serie di interrogativi su quanto possa resistere l’Ue in una fase in cui questi due Stati di fatto conducono una loro strategia che non deve rappresentare (né può farlo) l’agenda del resto degli Stati europei. Il peso di quest’asse sposta l’Europa a seconda degli interessi di Francia e Germania: ma non è affatto detto che gli altri partner europei abbiano programmi identici né convergenti. Anzi, è del tutto evidente che l’asse franco-tedesco persegua solo (e legittimamente) i propri interessi.

Altra questione riguarda invece l’Italia. Il nostro Paese è stato praticamente escluso da quest’alleanza nonostante rappresenti la seconda potenza manifatturiera in Europa. Oggi l’ambasciatore tedesco a Roma, Viktor Elbling, durante un’intervista a Adnkronos live ha detto: “La relazione tra Italia e Germania è strategica”. E ha affermato che “gli incontri tra i due capi di governo sono molto fitti, sono vicini, si comprendono bene”, commentando l’incontro fra Giuseppe Conte e la Cancelliera a Davos.

Ma di fronte a queste parole, c’è una realtà diversa. L’Italia ha rapporti economici e industriali molto fitti sia con la Francia che con la Germania. Ma i due Paesi continuano a cooperare fra loro escludendo Roma da qualsiasi accordo che possa decidere il destino europeo. E soprattutto continuano a ledere gli interessi italiani, partendo dal caso Fincantieri-Stx. In quel caso la Francia, con il placet della Germania, ha adito l’Antitrust perché riteneva che l’acquisizione di Chantiers de l’Atlantique da parte del gigante italiano fosse contraria alle regole della concorrenza. Una mossa del tutto priva di basi giuridiche ma che ha stoppato l’accordo. Al contrario, scottati dal veto Ue per l’accordo Siemens-Alstom, i due Stati vogliono modificare le regole per rinsaldare l’asse.