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Fincantieri, Macron prepara vendetta
Ma l’Italia adesso serra le file

Mentre Fincantieri vara la nuova fregata “Spartaco Schergat” nello stabilimento di Riva Trigoso, il gigante italiano della cantieristica ha ancora un problema in sospeso: Saint-Nazaire. Il dossier Fincantieri-Stx è ancora al centro della sfida fra Italia e Francia. Ed Emmanuel Macron ha già messo in atto le sue mosse per rendere sempre più complicata l’acquisizione italiana del porto.

La strategia francese è stata chiarissima quanto subdola. Mettendo in mezzo l’Unione europea e paventando il rischio di una concentrazione industriale contraria alla concorrenza, Parigi (con l’aiuto malcelato di Berlino) ha scatenato l’Antitrust per fermare l’acquisizione del porto da parte del colosso italiano.

Bruxelles non sembra particolarmente convinta della decisione francese di adire gli uffici europei, e il motivo è che appare fin troppo una mossa pretestuosa: l’acquisizione non raggiunge quel limite di fatturato minimo che permette l’attivazione dell’Antitrust. Ed è fin troppo chiaro che la Francia ha voluto lanciare un segnale che è molto più politico che giuridico. Voleva colpire gli interessi italiani. E ha le carte per farlo.

Giuseppe Conte e il governo italiano hanno scelto strade diverse. All’inizio, il premier ha scelto una via molto diplomatica, condivisa anche con la Farnesina e Confindustria. Una linea non seguita dai suoi due vice premier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, che invece da tempo hanno individuato in Macron un vero e proprio avversario politico.

Ma adesso, dopo che la Francia ha alzato il tiro, anche Conte ha scelto di rispondere. A margine del World Economic Forum di Davos, il presidente del Consiglio ha detto che “è paradossale che proprio mentre si crea un campione europeo della cantieristica per competere più efficacemente sui mercati mondiali come il gruppo Fincantieri-Stx, da parte della Francia si coinvolga la Commissione europea in modo così ambiguo”.

Frasi molto dure per un premier come Conte, che ha invece sempre mantenuto un tono estremamente pacato nei confronti dei partner europei. Ma sono frasi che, unite a quelle sulla totale contrarietà del seggio permanente al Consiglio di Sicurezza per la Germania (uno dei punti principali del Trattato di Aquisgrana), dimostrano che anche da parte di Palazzo Chigi la sfida con l’Eliseo inizi a esser particolarmente sentita. Parigi ha messo in campo molte delle sue armi per colpire gli interessi strategici italiani. Tanto che anche lo stesso governo francese, attraverso il ministro per gli Affari europei Nathalie Loiseau, ha voluto ribadire che sono escluse ritorsioni su Fincantieri e Alitalia.

Excusatio non petita, accusatio manifesta avrebbero detto a Roma. Che tradotto suona: “Scusa non richiesta, accusa manifesta”. E in effetti le frasi di Loiseau sono apparse come un curioso mettere le mani avanti di fronte a dubbi leciti posti da molti italiani. “Non vogliamo giocare a gara a chi è più stupido. Con l’Italia abbiamo molte cose da fare e vogliamo continuare a farle. Mi recherò in Italia quando il clima si sarà calmato” ha detto il ministro. Un’apertura che però arriva dopo una mossa che ha avuto soprattutto il sapore di una ritorsione, quella contro Fincantieri-Stx.

In Italia, in molti chiedono di stemperare i toni. Lo ha fatto anche lo stesso Conte dicendo che i rapporti fra Italia e Francia non vanno messi in discussione, e lo ha detto anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria augurandosi la distensione. E il motivo di queste riflessioni è che la Francia rischia di farci saltare parecchi affari. Purtroppo, grazie al saccheggio avvenuto negli anni precedenti nei confronti dell’industria italiana, Parigi ha acquisito un potentissimo potere contrattuale nei confronti dell’Italia e dei suoi governi. Molte industrie sono passate in mani francesi e più o meno direttamente sono dirette da Oltralpe. E se questo potere viene unito a quello di poter far saltare gli affari in corso, Macron può infliggere colpi molto duri al nostro sistema industriale.

E il colpo a Fincantieri potrebbe essere mortale non tanto per il colosso italiano, che può tranquillamente fare a meno di questo accordo, ma nei confronti del sistema industriale italiano. Quell’accordo per acquisire Chantiers de l’Atlantique sarebbe un colpo politico e di immagine, oltre che strategico, importantissimo. Anche perché darebbe in mano italiana e francese la possibilità di rivaleggiare con i colossi della cantieristica mondiale. Ed è per questo che ha pienamente ragione Conte quando definisce “paradossale” il comportamento di presidente come Macron che si ammanta di un’essenza europeista che pare abbia del tutto dimenticato da quando è salito all’Eliseo. Ma del resto questa Europa è sempre apparsa come una grande scusa per realizzare i singoli interessi nazionali. E Angela Merkel ed Emmanuel Macron ne sono l’esempio più eclatante.

Intanto, sul fronte Fincantieri, questa settimana potrebbe rivelarsi molto importante. Venerdì, il commissario europeo per la concorrenza, Margrethe Vestager, è attesa a Roma in audizione in Commissione Esteri al Senato. Nella visita in Italia, stando alle indiscrezione de Il Sole 24 Ore, “dovrebbe incontrare anche il vicepremier Luigi Di Maio: non è da escludere, quindi, che tra i temi affrontati ci sia anche il tentativo di acquisizione degli Chantiers de l’Atlantique”.

L’Europa potrebbe concedere qualcosa al governo italiano? Bisognerà capire fin dove è disposto ad arrivare Macron. Ma è chiaro che da parte dell’esecutivo giallo-verde, la questione è una priorità. La strategia francese è stata sempre quella di evitare che l’Italia potesse mettere le mani sui cantieri bretoni. Ma per Roma è fondamentale riuscire a ottenere questa acquisizione. Fino a questo momento, la Francia ha vinto i primi round grazie a un’abile regia internazionale. Ma la mossa francese non è sembrata particolarmente apprezzata da parte dell’Ue, anche se poi bisognerà passare dalle parole ai fatti. L’Unione europea si gioca molta della sua credibilità (sempre più debole) se approva la linea dell’Eliseo su Saint-Nazaire. Abbandonare il sogno di un colosso europeo della cantieristica navale significherebbe di fatto abdicare a qualsiasi ruolo di primo piano rispetto ai giganti asiatici e americani.