Turkey's Prime Minister Tayyip Erdogan addresses members of parliament from his ruling AK Party (AKP) during a meeting at the Turkish parliament in Ankara January 28, 2014. Erdogan, keen to maintain economic growth ahead of an election cycle starting in two months, has been a vociferous opponent of the higher borrowing costs sometimes needed to bolster currencies, railing against what he describes as an 'interest rate lobby' of speculators seeking to stifle growth and undermine the economy. REUTERS/Umit Bektas (TURKEY - Tags: POLITICS BUSINESS)

Il favore con cui Tsipras
cerca di ingraziarsi Erdogan

I rapporti fra Grecia e Turchia sono storicamente tesi, difficili e con scarse (ma non nulle) prospettive di miglioramento. Motivazioni politiche, culturali, storiche e territoriali rendono complesse le relazioni bilaterali fra Ankara e Atene. E non va dimenticato come siano i due Paesi del blocco Nato che sono andati più vicini a scatenare una guerra, sia per ciò che riguarda Cipro nord, sia per ciò che concerne l’isola di Imia (per i turchi Kardak). Negli ultimi anni, le cose non possono dire di essere migliorate, specialmente con gli afflati nazionalisti ed egemonici della Turchia di Erdogan. E il fallito golpe dell’estate del 2016 ha contribuito a questo divario con Atene quando alcuni golpisti sono fuggiti in territorio greco. La storica visita di Stato del presidente turco in Grecia, di qualche giorno fa, sembra però aver cambiato qualcosa nelle relazioni tra i due governi. Un miglioramento comincia a vedersi o, quantomeno, un tentativo di appianare alcune divergenze nell’ottica del mutuo interesse che lega Grecia e Turchia nella condivisione dell’Egeo, nella politica migratoria, nel gas del Levante e nell’inserimento di Cina e Russia nell’area.

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Proprio per quanto riguarda la questione dei golpisti fuggiti in Grecia, dal Paese ellenico arriva ora la notizia che il governo di Alexis Tsipras ha presentato appello contro la decisione del terzo comitato indipendente per l’asilo sulla concessione dell’asilo ad uno degli otto soldati turchi fuggiti in Grecia dopo il fallito colpo di Stato del luglio 2016. Il comitato indipendente ha, infatti, stabilito che non esistono prove sufficienti per affermare che il copilota dell’elicottero con cui gli otto fuggitivi sono arrivati in Grecia, Suleyman Ozkaynakci, abbia preso realmente parte al tentativo di golpe e che, in generale, non si possa estradare in Turchia in assenza di garanzie giuridiche su un processo equo. Prove che invece secondo la giustizia turca esistono e che sono la base su cui si fonda l’accusa di Ankara per crimini di guerra. La decisione dell’organismo della giustizia greca ha immediatamente scatenato le proteste del governo turco, il quale ha minacciato ritorsioni sul piano delle relazioni bilaterali a causa del presunto appoggio greco ai golpisti. Il ministero degli Esteri di Ankara ha condannato l’azione dell’organismo giudiziario ellenico affermando la Grecia avrebbe “dimostrato ancora una volta di essere un paese che protegge i golpisti”. Minacce che hanno subito ricevuto la risposta di Atene, che però è stata tutt’altro che di grande fermezza. Il governo greco ha ripetuto quanto già affermato in altre occasioni, e cioè di non sostenere in alcun modo i golpisti e che la giustizia è indipendente dalle decisioni dell’esecutivo. Tuttavia, a questo, si è aggiunto il ricorso del governo alla decisione sulla concessione del diritto d’asilo.

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Già a dicembre Erdogan aveva parlato nell’occasione di una questione “molto importante per il futuro dei nostri paesi”. Parlando della questione dell’estradizione dei presunti golpisti, il presidente turco si era rivolto ai giornalisti dicendo: “Certamente siamo rattristati e il nostro rispetto per la magistratura greca è stato disturbato. Siamo preoccupati, e se non ci sarà l’estradizione ne trarremo le conseguenze sul funzionamento del sistema giudiziario greco. Ma d’altra parte le relazioni militari, commerciali e politiche tra i nostri paesi continueranno a rafforzarsi in maniera risoluta e positiva”. Un messaggio positivo dunque nei confronti dei rapporti greco-turchi, ma che non è stato poi seguito da frasi molto concilianti dopo la decisione dell’organismo giudiziario greco, dal momento che, se qualche settimane fa Erdogan si riferiva alla Grecia parlando di consolidamento delle relazioni (pur facendo riferimento a un presunto interesse a rivedere il Trattato di Losanna, che interessa anche la spartizione delle isole dell’Egeo) dall’altro lato l’esecutivo turco ha subito detto, a poche ore dalla concessione del diritto d’asilo all’elicotterista, che vi sarebbero state ricadute gravi sui rapporti fra Ankara ed Atene. E il motivo è da ricercare nel fatto che per Erdogan la questione golpisti è centrale nella costruzione della sua Turchia. Sono ormai migliaia le persone condannate e che hanno perso il posto di lavoro dopo aver subito l’accusa di aver partecipato al fallito colpo di Stato o di averlo, in qualche modo, appoggiato. E le ondate di purghe non sembrano avere ancora raggiunto un punto finale.

  • Gio

    Il dittatore della Turchia è un personaggio molto inaffidabile e pericoloso, di conseguenza la Turchia va considerata un alleato NATO da prendere con le pinze.
    Per quanto riguarda la candidatura della Turchia per una sua eventuale adesione all’UE come membro a pieno titolo, sarebbe ora di definirla decaduta, annullata.
    Chi vuole far entrare a tutti costi la Turchia nella UE è un traditore dell’Europa di cultura cristiana e civile !