I fantasmi di Tijuana (Pierre Sautreile)

I fantasmi di Tijuana

(Da Tijuana) Martín de la Cruz Roja lava l’interno di un van Ford di fronte all’obitorio. Stanotte, nessuno lo accompagna a recuperare i cadaveri della città. Da quando ha cominciato il suo turno alla fine del pomeriggio, ha già portato all’obitorio dieci vittime di omicidio. È trascorso un anno e mezzo da quando il titolare di Martin, l’ufficio del Procuratore di Stato di Baja California, ha deciso di delegare tutti gli altri prelievi alle società private di pompe funebri. E per una buona ragione. Durante gli ultimi due anni, i freezer dell’obitorio di Tijuana sono stati traboccanti.

Go to the English version

Con l’aiuto di Caesar, che quella notte è di turno all’obitorio, Martín distende quattro corpi sui tavoli metallici della sala autopsie. A tutti è stato sparato un colpo in testa con una pistola di piccolo calibro, l’arma prediletta per gli omicidi silenziosi, e sono stati private delle loro carte d’identità.

Caesar cerca invano dello spazio nei refrigeratori per i “nuovi arrivati”, ma sono tutti già pieni. In ogni compartimento, almeno un corpo su due porta la scritta “sconosciuto” scarabocchiata su un elenco. Al piano di sopra, la dottoressa Melina Moreno, vice direttore responsabile delle fosse comuni all’obitorio di Tijuana, conferma che il tasso di identificazione delle vittime di omicidio raggiunge a malapena il 50%. Caesar sospira. “Fortunatamente, andremo domani alle fosse comuni”.

Con più di 1.500 morti violente in appena sei mesi, l’ 86% delle quali collegate al traffico di droga, questa città di confine di un milione e mezzo di abitanti ora è una delle città più letali al mondo. Ma, lontano dalle immagini di guerra e dalle macabre messe in scena che il Messico ha visto dall’inizio della guerra alla droga nel 2006, le vittime dei cartelli a Tijuana muoiono nell’ombra.

“Nessuno, inclusi i belligeranti, ha alcun interesse a vedere la violenza venire alla luce”, dice il giornalista Luis Alonso Perez Chavez, noto per aver documentato l’espansione del cartello Jalisco Nueva Generación (Cjnc). Negli ultimi due anni, questa organizzazione criminale ha provato a strappare il controllo della città dalle mani del cartello Sinaloa, producendo un numero di omicidi senza precedenti.

“Questo cartello è conosciuto quasi ovunque per la sua spettacolare violenza ma qui, a Tijuana, le sue vittime sono nascoste, lasciate in aree fuori mano, ed è diventato ancora più difficile identificarle”. La mattina dopo, all’obitorio circa quindici corpi impilati per terra aspettano che si liberi un posto nei freezer. Caesar doveva tornare a casa molto tempo fa. Invece, gli è stato ordinato di portare quaranta cadaveri alle fosse comuni. È la terza escursione di questo genere in sole due settimane.

 

4 (8) 1 (1) 5 (8) 2 (2) 7 (6) 6 (7) 3 (7)
Foto di Pierre Sautreuil

“Ci piacerebbe fare più spazio aumentando il numero di sepolture nelle fosse comuni, ma il procuratore di Stato ci sta rallentando, come se cercasse di abbassare le statistiche degli omicidi”, dice la dottoressa Melina Moreno mentre sale sul van carico di cadaveri.

Le vittime che Melina e i suoi colleghi stanno trasportando sono state uccise tre o quattro settimane fa. Poiché ci vuole troppo tempo perché l’Ufficio del Procuratore di Stato sbrighi le procedure amministrative, il personale dell’obitorio lo fa lungo la strada. Nell’afoso caldo di luglio, il tanfo di putrefazione si diffonde a ogni sosta. Tre ore più tardi, il team raggiunge finalmente il dodicesimo Cimitero Municipale di Tijuana, un gigantesco sito inaugurato nel 2004, già popolato da 30mila morti.

A causa della mancanza di mezzi e personale, gli impiegati della camera mortuaria devono scavare le buche con i badili sotto il sole cocente. I corpi vengono quindi impilati sul fondo del fosso, una dozzina per sezione. Tutto intorno a loro, una miriade di anonime croci bianche copre diversi colli. In ognuna delle 495 buche scavate a Tijuana dal settembre 2015, più di 3mila individui giacciono senza nome. In 23 di queste sono sepolti “solo teste e bambini”.

Di ritorno all’obitorio, Maria, una segretaria, presenta i suoi registri del mese di luglio. In quindici giorni, solo dieci vittime di omicidio sono state identificate. Mélina e i suoi colleghi dovranno continuare ad andare alle fosse comuni, ma la procedura rimane lenta, e dura in media un mese.

I corpi non identificati spesso restano nei freezer per più di sei mesi prima di venire sepolti. Il corpo di un cittadino guatemalteco ha ingombrato il freezer principale addirittura per un anno, a causa di un infinito avanti e indietro di dati sul Dna fra le autorità messicane e guatemalteche.

“Non c’è una condivisione sistematica delle informazioni genetiche, né a livello nazionale, né con i Paesi vicini”, dice Fernando Ocegueda, presidente della “Uniti per gli scomparsi”, la principale associazione regionale di ricerca collettiva di persone scomparse. “Molti morti non vengono identificati semplicemente perché vengono da un altro Paese o da un’altra regione del Messico.”

Il presidente eletto Andrés Manuel Lopez Obrador, che entrerà in carica a dicembre, ha fatto della giustizia per le vittime della violenza criminale una questione di pacificazione nazionale. Il suo ufficio ha organizzato dei “gruppi di ascolto” per i familiari delle persone scomparse nelle città colpite dalla violenza.

Olga Sanchez Cordero, incaricata di ricoprire la carica di ministro della Giustizia, ha giurato di portare a galla la “verità” per ogni caso di scomparsa, ma guarire questo trauma nazionale è un compito titanico. 37mila persone risultano al momento scomparse nel Paese e la lista cresce di giorno in giorno.

La difficoltà sta nella mancanza di risorse messe a disposizione, ma anche nell’identificazione delle persone scomparse da più tempo, i cui parenti a volte non ci sono più e non possono mettere un nome sui poveri resti. Secondo Jan Jarab, rappresentante dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite in Messico, questo problema è strutturale e riguarda l’intero Paese.

“Nonostante alcuni sforzi, i risultati non sono stati sufficienti per far fronte alla necessità di identificare le vittime e investigare sui crimini violenti”, dice. “C’è bisogno di investimenti per assumere più personale, migliorare le infrastrutture e la formazione, adottare nuove procedure e assicurare l’autonomia degli esperti forensi. Per questo, il Messico dovrebbe pensare ad altre soluzioni, inclusa la cooperazione internazionale”.

Tuttavia, il caso di Tijuana potrebbe dimostrarsi ancora più disperato rispetto alle altre città messicane, a causa delle tecniche estreme utilizzate dai criminali locali per sbarazzarsi dei corpi. In cima al colle, nel quartiere di Maclovio Rojas, nella parte orientale della città, Fernando Ocegueda ritorna ancora una volta alla Gallera, un ex allevamento di galli dove il cartello Arellano-Felix era solito liquefare le sue vittime nell’acido caustico.

All’apice della guerra fra questi gruppi criminali e il cartello Sinaloa, a metà degli anni 2000, dozzine di strutture come questa lavoravano giorno e notte con il solo scopo di dissolvere cadaveri. “I corpi venivano sciolti e i fluidi corporei seppelliti”, spiega Ocegueda, indicando due grandi cisterne sotterranee scoperte nel 2009. “In ognuna delle due buche, abbiamo trovato 9mila litri di emulsioni organiche, e un totale di 20mila tra frammenti ossei e denti”.

Nel 2011, tutti i resti scoperti sono stati inviati a Città del Messico per l’analisi forense, ma l’acido era talmente corrosivo che solo una manciata di vittime sono state identificate fino a oggi. Fra queste, il figlio di Fernando Ocegueda, scomparso all’età di 23 anni. Per lui e le altre vittime del cartello Arellano-Felix, l’associazione “Uniti per gli scomparsi” ha avviato la costruzione di un memoriale sulla Gallera ma i macabri ritrovamenti continuano a far posticipare il momento del cordoglio.

“Stando a un report, le vittime dissolte sono state sepolte anche su questo colle di fronte a noi, ma non abbiamo avuto il tempo d accertarcene ancora”, dice Fernando Ocegueda. “Ce ne sarebbero anche sotto il piccolo giardino di palme, all’entrata dell’edificio”. Solo nel 2017, sono stati scoperti più di 37mila frammenti ossei addizionali in 27 diverse fosse alla Gallera.

  • John C.

    Ci mancherebbero solo un po’ di messicani in Italia e siamo a posto. Per fortuna vanno negli USA a infognare gli USA invece che venire da noi. I sinistroidi americani li vogliono tutti, come i nostri vogliono gli africani. I sinistroidi sono per la distruzione di tutte le nazioni e popoli occidentali. Cosi RAZZISTI i sinistroidi….ma contro i bianchi. E naturalmente tutto il terzo mondo e’ con loro, e l’ONU pure. Sveglia! E’ guerra etnica contro di noi. Ma i “rassisti” saremmo noi…roba da pazzi!

  • berserker2

    Che cosa brutta brutta, anzi che OVVOVE, come biascicano i sinistrati DEM dalla lacrimuccia facile.
    Finchè i delinquenti chicanos, quelli di quelle belle bande di tatuati e panzuti si sparano tra di loro, non cenefotte nulla….. va bene così.
    Spacciatori e prostitute….. questo è il bel contributo che il Mechico e il Suttamerica hanno da offrire agli USA…. quando va bene invece, fa si che migliaia di clandestini chicani senza dignità (che spesso si servono dei figli come pretesto e scudo per entrare illegalmente negli Stati Uniti), vanno ad accettare paghe al ribasso, rubando lavoro ai lavoratori statunitensi.
    Ma si, ma fateli entrare tutti stì clandestini e delinquenti messicani, altro che muro e muro…. ma che bella civiltà, che bei stili di vita che gli statunitensi farebbero bene ad accettare…… mutilazioni, decapitazioni, scioglimenti nell’acido, stupri, sparatorie, spaccio di droga, prostituzione, rapimenti…. ma quanti bei lavori che gli americani non vogliono più fare……e poi, hai visto mai che i clandestini chicani gli pagano le pensioni pure a loro……
    Poi le animucce belle sinistrate, urlano alla DISUMANITA’ quando Trump parla di Muro e di espulsione dei clandestini violenti…. non ricordando o facendo finta di non ricordare, che il muro lo hanno messo i DEM e Clinton e Obanana lo hanno potenziato.

    • Miguel Guzman

      Il muro non e’ un problema, puo’ farne uno alto venti metri, quello che non piace ai messicani e’ che il signor Trump lo voglia far pagare a Messico.

    • Rifle Leroy

      A dire il vero la cultura dei messicani deriva dalla nostra,sono cristiani e cattolici, ed hanno ereditato quasi tutto dagli spagnoli. Quindi non si capisce la sua polemica (Specifico che la seguo e mi trovo d’accordo di solito con quel che dice).

      • Mario Mauro

        Infischiandomemene della moda attuale e considerando che l’argomento razza dovrebbe sempre essere un argomento scientifico prima che politico (mannaggia a Hitler!) faccio un discorso “razzista”.
        Nel considerare il Messico come gli altri stati centro americani (dove ciascuno vive a proprio rischio e pericolo) i cui popoli furono convertiti più o meno forzatamente al cattolicesimo, dimentichiamo sempre di valutare l’impatto del DNA originario delle popolazioni indigene.
        Anche nel melting pot degli Stati Uniti c’è un mutamento sostanziale rispetto a quando i bianchi anglosassoni protestanti erano la quasi totalità, e per non offendere nessuno da siciliano ammetto che gli emigranti miei conterranei avevano portato con loro certe nostre cattive abitudini; che vennero comunque combattute anche perchè diluite nella massa e nella vastità.
        E’ infatti una questione di numeri e i discendenti degli indios in Messico sono la maggioranza e hanno la maggioranza dei geni; è impossibile, per ragioni genetiche che il Messico possa diventare come gli Stati Uniti di una volta, mentre gli Stati Uniti sono già avviati sul divenire come il Messico.
        Ma si usa dire che il mondo è bello perchè vario.

        • Rifle Leroy

          Lì ci abitavano loro, gli invasori sono stati gli europei. C’è poco da dire, e non mi straccerò di certo le vesti quando si riprenderanno ciò che è loro.

          • Mario Mauro

            Tornando a scalare i gradini delle piramidi, senza ascensore, per assistere a quel sistema rudimentale di chirurgia a cuore aperto che praticavano? Non credo lo desiderino. Preferiscono espandersi a nord.
            Voi europei (essendo siciliano scelgo di chiamarmi fuori) non vi capisco più.
            Rompete l’anima con la mondializzazione che tanto vi piace, che non sarebbe stata mai possibile senza l’Europa che a partire dal XVImo secolo obbligò (spesso con le cattive, d’accordo) le altre culture che rimanevano chiuse a riccio in se stesse ad aprirsi al mondo, e poi fate tanto gli schifiltosi per l’espansione della civiltà europea (della quale non c’è bisogno di elencarmi i difetti che ben conosco, altrimenti dovremmo fare il paragone con i difetti delle altre civiltà e culture) senza la quale probabilmente il mondo sarebbe ancora a compartimenti stagni.

          • Rifle Leroy

            fai e disfi da solo. Rileggiti la tua ultima frase.

          • Mario Mauro

            Come non detto. Saluti.

  • best67

    bella emme!

  • cenzino

    Mi chiedo come l’uomo possa arrivare a livelli d’orrore del genere.

    • montezuma

      Circa il 75% dell’umanità è in condizioni del genere. Da meditare! I soloni che fanno gli intellettuali, dimenticano spesso di dircelo!

  • gabriele

    #buildthewall

    • Rifle Leroy

      ma chissenefrega. E’ un problema degli americani, lei è americano o italiano?

      • Alox2

        Mai sentito parlare di Italo-americani? trollino

      • gabriele

        Risiedo negli USA, quindi mi frega che non entrino stupratori e spacciatori.

        • Rifle Leroy

          E perché lo vieni a dire qui,in italiano? cos’è noi dobbiamo solidarizzare con gli americani?

          • Alox2

            …e con chi dovrebbe solidarizzare con la Dittatura Russa? Con I troll Russi che ogni giorno sputano sull’occidente?

        • Alox2

          Entrarono ed entrano anche gran lavoratori…

      • montezuma

        Italiani, Americani e Messicani sono parti dello stesso insieme, non dimentichiamolo!

        • Rifle Leroy

          tu sei parte di un insieme? buono a sapersi.

          • montezuma

            Che abbiamo una storia comune nonostante qualcuno cerchi di negarlo.

          • Rifle Leroy

            Tu hai una storia comune con i vaccari americani, evidentemente ti usavano come cane per tenere insieme il gregge.

          • montezuma

            Ammazza che finezza! Questa è la signorilità di Se77e e di Demy M. In ogni caso sono loro che ce l’hanno in comune con noi non viceversa.

          • Rifle Leroy

            Gli anglosassoni ,barbari erano, sono e tali moriranno. E se ti credi simile unisciti a loro.

          • montezuma

            Se vogliamo confrontare il recente passato della maggior parte dei gruppi umani, non si salvano in molti. Vogliamo parlare dei Balcani e dell’Europa orientale? Certo i Nord Americani hanno un passato con una dose di violenza. Ma il Messico odierno sta superando l’Iraq!

          • Rifle Leroy

            Tu avevi detto che abbiamo una storia comune . Però in effetti i messicani e i nativi americani mi stanno simpatici,non so perché.

          • montezuma

            Certo, ma per fare criminalità organizzata sono esseri umani come tutti gli altri.

  • Miguel Guzman

    In fin dei conti, la maggioranza di lor signori, considera Messico un paese del terzo Mondo, e sapete che in questi paesi la vita non vale niente. Lo stereotipo del messicano narco non si puo cancellare. Ricordatevi pero che anche quello dell’italiano mafioso e’ difficile cancellarlo. Saluti

    • Rifle Leroy

      non è un paese cosi arretrato ,presenta ancora diverse zone rurali sottosviluppate ma ormai la maggior parte della popolazione vive nei grandi centri urbani. Ed ha beneficiato positivamente della vicinanza con gli USA (vedi crescita economica).

    • best67

      saremo anche mafiosi,ma a questi livelli mai!

    • montezuma

      Certi stereotipi esistono. Tuttavia il Messico è un Paese che ho visitato la prima volta 40 anni fa. Ci si poteva muovere liberamente senza rischi sostanziali. Oggi è una zona decisamente pericolosa perfino nei “santuari” turistici che fino a poco tempo fa erano relativamente sicuri. L’italia non ha mai sperimentato rischi del genere nemmeno nei momenti peggiori dell’ultimo secolo (seconda guerra mondiale a parte). Il Messico come tutti i Paesi di antica cristianità, sta perdendo le sue radici. E si vede!

  • Giuseppe Dp

    Qui invece non interviene l’ONU, manda gli ispettori solo in Italia. Alla Boldrini di quello che fanno i narcos non gliene frega niente.

  • Giuseppe Dp

    Bisognerebbe sterilizzare più di mezzo mondo, che non si procrei povertà e delinquenza.

    • Rifle Leroy

      Anche se il Messico ,la cui popolazione è cresciuta a dismisura, non presenta tassi di fecondità allarmanti,già da un quinquennio ormai. Sperando che proseguano cosi…

  • venzan

    E pensare che il Messico e tutto il sud-america sono di “cultura” cattolica.

    • best67

      la “cultura cattolica” è arrivata poco più di 500 anni fa!troppo pochi per arrivare a certi livelli!se pensiamo che la precedente cultura messicana era quella “azteca” che contemplava i sacrifici umani ed il cannibalismo,forse troviamo una risposta a tanta violenza!

      • montezuma

        Vero. Ma la questione è che c’è chi, attivamente, degrada la situazione.

    • montezuma

      ERANO! Anche lì c’è chi si è dato un gran daffare per strappare (letteralmente) le radici.

  • bruno

    Ha ragione Trump a voler costruire il muro

  • Albert Nextein

    Il Messico è uno di quei posti che , prima di crepare, non visiterò.
    Una mia amica ha versato 100$ a due poliziotti che dopo averla fermata in auto le volevano sequestrare i documenti per “accertamenti” in caserma.
    Posti bellissimi, ma situazione in ampio e costante degrado, mi dicono.

  • montezuma

    La signora Bachelet per il suo discorso di insediamento farebbe bene a citare anche la situazione del Messico visto che le piace citare “quanto riferito” sull’Italia.