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L’Europa risponde a Trump:
via le aziende Usa dalla Difesa Ue

La guerra commerciale fra Stati Uniti e Unione europea potrebbe iniziare dal mercato delle armi. Secondo un documento dell’Unione europea cui ha avuto accesso il quotidiano spagnolo El Pais, la Commissione europea presenterà questa settimana un programma composto da tre strumenti che mirano a migliorare la forza militare dell’Unione europea al di fuori della Nato.

Si tratta di un ulteriore passo verso quel progetto di Difesa comune europea che affascina molti governi del blocco continentale e che preoccupa in particolare gli Stati Uniti, che guidano l’Alleanza atlantica e ne hanno sempre rappresentato la leadership.

Secondo il documento, una delle proposte che saranno presentate sarà rappresentata da un fondo di 13 miliardi per lo sviluppo di mezzi e attrezzature militari che escludono quasi del tutto le società di Paesi esterni all’Unione europea.

“L’Europa deve affrontare nuove minacce che non conoscono confini e nessun Paese europeo può affrontarle separatamente. In un ambiente internazionale in evoluzione, l’Europa ha bisogno di rafforzare la propria autonomia strategica“, sostiene la Commissione europea nel documento cui ha avuto accesso il quotidiano spagnolo.

Il fondo da 13 miliardi

I 13 miliardi programmati per i prossimi bilanci saranno divisi in due parti: quattro miliardi per i progetti di ricerca militare e circa 9 miliardi per lo sviluppo delle capacità di difesa (dai carri armati ai progetti riguardanti la guerra cibernetica). Ma questi soldi saranno indirizzati solo a progetti che coinvolgono almeno tre Stati membri

Ma non è questa l’unica condizione. Saranno finanziate solo le iniziative conformi alle priorità dell’Unione e dovranno essere coinvolte anche le piccole e medie imprese, per evitare di finanziare esclusivamente i colossi dell’industria bellica continentale. La Commissione contribuirà al 20% del costo dei progetti, mentre il resto sarà pagato dagli Stati interessati alla creazione e all’acquisto degli equipaggiamenti creati.

Come spiegato da El Pais, “il cofinanziamento comunitario può arrivare fino al 30% del costo del progetto se l’iniziativa appartiene al nocciolo duro della Difesa che hanno costituito 25 Paesi membri l’anno scorso per promuovere ulteriormente l’integrazione militare. Un  5% sarà destinato a progetti più proiettati nel futuro.

Ma c’è una deroga ai Paesi terzi. I soldi europei possono arrivare anche a filiali europee di società con sede all’estero, ma a condizione che non avvenga alcun trasferimento di informazioni classificate. Da quanto si evince, questa riserva è stata inserita dalla Commissione su pressione del Consiglio dell’Unione europea, che rappresenta i governi degli Stati membri. L’organo europeo temeva che molti progetti industriali potessero essere esclusi da questo fondo perché vi sono coinvolte anche aziende di Paesi terzi.

La sfida a Donald Trump

L’amministrazione di Donald Trump è stata da subito particolarmente attenta alla spesa militare dei Paesi membri della Nato. Uno dei primi messaggi di Trump riguardo alla Nato, è stato quello rivolto ai partner atlantici in cui chiedeva di aumentare la spesa per contribuire di più alla forza internazionale.

Ma in questa volontà c’erano due obiettivi. Il primo, far spendere meno agli Stati Uniti. Il secondo, far spendere di più agli alleati facendo sì che si rivolgessero, in larga parte, alle grandi aziende americane che da sempre controllano il mercato occidentale.

Washington guarda con molta apprensione la virata europea verso una Difesa comune. Non soltanto da un punto di vista strategico, ma anche da un punto di vista prettamente economico: le sue aziende sarebbero colpite in maniera sensibile dalla decisione di Bruxelles di investire sui produttori europei.

Stesso discorso per la centrale unica d’appalto in tutta Europa, paventata nelle linee programmatiche della Pesco, e che di fatto escluderebbe in maniera graduale le aziende straniere per aumentare l’integrazione europea basandosi su progetti esclusivamente legati ai Paesi membri dell’Unione. 

Un obiettivo che l’Europa ha da tempo nel mirino e che adesso, con le scelte di rottura di Trump riguardo alla politica internazionale, potrebbe essere anche uno strumento di guerra da parte dell’Ue. La Casa Bianca impone dazi, l’Ue esclude l’industria bellica statunitense dalla Difesa. La guerra commerciale miete le sue prime vittime.

  • Mr.Joe

    Una bella “kick in the balls” che farebbe tanto male alle varie Raytheon, Boeing, Lockheed Martin, General Dynamics, General Electric, ATK, L3 etc. Sarebbe ora che i Big Mac & Coca Cola people smettessero di farci pagare la loro “liberazione” dai Nazisti. Parliamo chiaro, a che caxxo servono le loro basi sul suolo europea? Da chi ci devono difendere?? L’Europa è invasa e loro stanno lì a giocare “soldier-boy” nel mondo per non concludere niente tranne a far crescere i profitti delle suddette società! Go home!