I ribelli dell'Esercito dell'islam a Douma

Cos’è l’Esercito dell’islam
e dove ha combattuto in Siria

L’Esercito dell’Islam è una delle coalizioni islamiste che combattono in Siria contro Bashar al Assad. Il nome originario di questo gruppo, fondato da Zahran Alloush nel 2011, era Liwa al Islam. Durante la guerra, i suoi miliziani sono stati schierati soprattutto nella Ghouta orientale e, in particolare, nella città di Douma. Gran parte dei finanziamenti a questa fazione provengono dall’Arabia Saudita, spiega Foreign Policy, e dalla Turchia.

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I miliziani dell'Esercito dell'islam nella Ghouta (LaPresse)

L’ideologia del gruppo è fortemente settaria e legata all’islam più radicale. In più di un’occasione, inoltre, Alloush ha elogiato Osama bin Laden e ha espresso il desiderio di voler “purificare” la Siria dai fedeli sciiti e alauiti.

Per Middle East Eye, l’ascesa dell’Esercito dell’islam nel 2015 ha rappresentato una “svolta nel conflitto siriano” in quanto è riuscito a creare un’opposizione solida e coordinata contro Damasco.

L’attentato dell’Esercito dell’islam a Damasco

Il 18 luglio del 2012, Liwa al Islam, la prima costola dell’Esercito dell’islam, attacca il quartier generale della Sicurezza nazionale a Damasco, uccidendo gran parte dei quadri delle forze armate di Bashar al Assad. È un attacco tremendo che mostra come i ribelli che si oppongono al governo di Assad possano entrare nella capitale e decapitare le figure chiave del regime.

 In quell’occasione muoiono infatti il ministro della Difesa siriana, il generale Dawoud Rajiha, e il cognato del presidente Assad, Assef Shawkat. 

A distanza di anni, non si conoscono ancora le modalità dell’attacco. Secondo il canale governativo Sana, si sarebbe trattato di un’azione suicida, mentre per gli islamisti l’attacco sarebbe stato condotto con una bomba fatta detonare a distanza. Al di là delle modalità, resta il messaggio.

L’Esercito dell’islam nella Ghouta orientale

Dopo diversi tentativi di entrare nella capitale, l’Esercito dell’islam si è arenato alla periferia di Damasco, in quella zona chiamata Ghouta orientale. Qui, sotto la guida di Alloush, il gruppo è diventato sempre più importante ed è stato capace di coalizzare attorno a sé diverse fazioni ribelli.

Per l’Esercito dell’islam la Ghouta orientale è stata a lungo fondamentale in quanto poteva continuamente minacciare Damasco con il lancio di missili e colpi di mortaio.  

La repressione contro le minoranze

Il 2 novembre del 2015, Human Rights Watch ha diffuso le immagini di alcuni civili imprigionati nelle gabbie dall’Esercito dell’islam e fatti sfilare per le strade della Ghouta orientale. I ribelli hanno distribuito cento gabbie “ognuna delle quali può contenere circa 7 persone”. L’obiettivo dell’Esercito dell’islam è quello di usare i civili come scudi umani contro i raid dei caccia russi e siriani. 

Gran parte delle persone in gabbia sono donne e bambini appartenenti alla confessione alauita, della quale fa parte anche il presidente Assad.

Scudi umani, riporta sempre Human Rights Watch, erano stati usati in precedenza dai combattenti del Fronte al Nusra e di Ahrar al Sham nel governatorato di Idlib. 

L’uso di armi chimiche

Nel 2016, l’Esercito dell’islam è stato accusato di aver utilizzato armi chimiche contro i curdi. Le testimonianze raccolte da Voice of America raccontano ciò che sarebbe successo durante l’attacco degli islamisti: “Non possiamo dire cosa è stato usato contro di loro, ma stanno vomitando e hanno difficoltà a respirare”. Per la Mezzaluna rossa, l’Esercito dell’islam avrebbe usato il cloro.