LP_8619873

I due assi dei sovranisti
per cambiare l’Europa

Le elezioni europee sono alle porte. E l’idea è che questa volta sia l’onda dei sovranisti a prendere il sopravvento sull’Europa. I sondaggi sono chiari: i partiti a destra del Partito popolare europeo, al pari di quelli interni al Ppe ma dell’ala più sovranista, crescono. Si mantengono saldi alcuni grandi partiti moderati, come la Cdu di Angela Merkel. E nel frattempo, crolla il Partito socialista europeo, che resta ancorato a pochissime certezze, sempre più fragili.

Il quadro europeo rischia dunque di assistere a una rivoluzione senza precedenti. Che rende molto difficile, almeno fino a questo momento, capire anche quale possa essere esattamente il futuro della stessa Unione europea. Perché mai come questa volta, i partiti che criticano la struttura dell’Ue si trovano a essere non solo blindati da un punto di vista di consenso, ma anche diffusi in diversi gruppi parlamentari.

Non ci sono solo i partiti esterni ai moderati a voler un cambiamento dell’Europa. Anche il Partito popolare europeo, che da sempre rappresenta uno dei pilastri dell’Unione, ha al suo interno movimenti e leader, dal Partito popolare austriaco di Sebastian Kurz a Fidesz di Viktor Orban, che criticano molte scelte dell’Unione europea e dell’attuale Commissione. E sono in molti a credere che siano proprio loro a rappresentare il ponte fra il blocco sovranista che potrebbe sorgere da queste elezioni e il centro “moderato” dell’Unione europea.

Questo ponte potrebbe essere una delle chiavi per comprendere il futuro assetto dell’Europa. Al momento, il blocco sovranista esiste come idea ma non sulla carta. Matteo Salvini, nel suo recente viaggio in Polonia, ha riaffermato di poter essere lui il “frontman” di un’alleanza europea a destra del Ppe. E questa possibilità, nata durante gli incontri di Varsavia, è stata benedetta dallo stesso Orban, che considera essenziale allargare la rete di alleanze estendendola oltre Visegrad e oltre i popolari.

Una scelta strategica che è densa di significati. Innanzitutto perché la piattaforma sovranista esiste ma è profondamente eterogenea. Quindi è difficile pensare che tutti i partiti di quest’area possano unirsi in un unico grande blocco. Può essere una lista elettorale a scopo puramente istantaneo, cioè entrare all’interno dell’Europarlamento con una forza sicuramente imponente. Ma da un punto di vista programmatico, sarà difficile giungere a una quadratura totale su molti punti. Lo hanno dimostrato anche le non troppo lontane critiche dell’Alternative fur Deutschland alla Lega e al governo italiano per la manovra economica.

È chiaro, come già spiegato su questa testata, che non è semplice mettere insieme partiti che puntano all’esclusivo interesse nazionale e che quindi sono per loro stessa natura potenzialmente contrapposti. L’interesse di Roma è diverso da quello di Berlino o di Stoccolma. E in questo senso è chiaro che trovare una sinergia universale è difficile se non del tutto impossibile.

Ma se il blocco compatto non è detto che nasca, è anche vero che quello che sta accadendo in Europa è un riallineamento della politica continentale. La forza dei partiti sovranisti in questa tornata elettorale, non è tanto quella di guadagnare voti. I voti già li hanno, come dimostrato dal fatto che sono al governo o rappresentano le principali forze di opposizione.

La vera vittoria, se così si può definire, dei movimenti sovranisti è quella di aver assestato un colpo alle certezze dell’Unione europea a tal punto che i partiti moderati (come appunto il Ppe) si trovano nella condizione di dover in qualche modo spostare il baricentro verso destra. In questo senso, l’esempio di Orban ma anche della stessa Csu di Horst Seehofer è fondamentale. Perché sono due leader che rappresentano idee sicuramente meno vicine al moderatismo rispetto ad altri della famiglia popolare, ma fanno parte dello stesso movimento e incidono sul futuro dell’agenda politica.

Quindi la rivoluzione che potrebbe avvenire in primavera, quella appunto che sembra essere una primavera sovranista, potrebbe essere non solo la cavalcata elettorale dei partiti di destra, ma anche il fatto che dall’interno dei moderati inizino a rafforzarsi posizioni più radicali. A tal punto che non è da escludere, in chiave politica, un’alleanza fra le destra e il centrodestra europeo. L’esempio, seppur piccolo e con le dovute distinzioni, ci arriva in questi giorni dall’Andalusia, dove il Partito popolare spagnolo, che è parte della famiglia del Ppe, ha trovato un accordo con Vox, la new entry dell’ultradestra spagnola, per governare la comunità del sud della Spagna.

Per Madrid si tratta della fine di un tabù: l’idea che un partito di centrodestra possa essersi alleato con la destra radicale è ancora oggi tema di discussione. Ma potrebbe essere un esempio di come può muoversi la politica europea nelle prossime elezioni. Una cosa non troppo diversa da quello che potrebbe avvenire in Italia nel prossimo futuro.

Partendo da questi presupposti, è chiaro che i sovranisti hanno due assi nella manica: non solo la quantità di voti che prenderanno, ma anche quanto riusciranno a orientare la politica europea. Che sicuramente andrà incontro a un profondo rinnovamento interno, visto che a prendere il sopravvento in Europa saranno partiti che guardano con estremo scetticismo sia all’integrazione europea sia alla struttura dell’attuale Unione. È in corso un cambiamento radicale.