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Dove i miserabili si sentono liberi

Circa 20 anni fa, nel 1996, alcuni migranti guatemaltechi in fuga dal loro Paese iniziarono a lavorare come “pepenadores” o cacciatori di rifiuti nel Basurero, la discarica comunale di Tapachula, posta a soli 20 chilometri dalla frontiera fra Messico e Guatemala. L’obiettivo era quello di racimolare un po’ di danaro per proseguire il proprio viaggio in cerca di fortuna, ma spesso i soldi guadagnati riciclando e vendendo i rifiuti non bastavano neanche a comprare il biglietto per tornare in città.

Molti lavoratori del Basurero dunque, per risparmiare il tempo ed il danaro che andavano perduti negli spostamenti, iniziarono a costruire delle catapecchie con materiali di scarto recuperati fra i rifiuti, per fermarsi a dormire accanto al luogo di lavoro. Fu così che nacque il piccolo villaggio di Linda Vista. Ed è strano che il nome scelto sia questo poiché in italiano “Linda Vista” vuol dire “Bel Panorama”. Ma qui di bello non c’è proprio nulla.

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Il villaggio

Il villaggio è ubicato in cima ad una vallata adibita a discarica nella quale confluiscono i rifiuti indifferenziati provenienti da tutto lo stato del Chiapas, circa 200 tonnellate al giorno. Le abitazioni sono state costruite con tavole, lamine d’alluminio, cartoni e teli di plastica recuperati fra i rifiuti.

In queste condizioni di miseria assoluta vivono circa 400 persone, delle quali 97 sono bambini fra i 3 ed i 14 anni mentre i minorenni sono in tutto 220. Qui non ci sono servizi igienici, non c’è una rete fognaria, non ci sono acqua, luce o gas. Più volte gli abitanti di Linda Vista hanno inoltrato alle autorità municipali richieste formali per ottenere la costruzione di una scuola, strade asfaltate e l’allaccio alla rete idrica. Ed ogni volta si sono scontrati con la burocrazia ostile e con l’inadempienza di un paese che “non riesce a garantire questi servizi neanche ai propri cittadini”.

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Supportati dalle associazioni di volontari, i pepenadores hanno dunque deciso di procurarsi l’acqua da soli ed hanno scavato un pozzo con il quale riescono ad estrarla dal sottosuolo. Per evidenti ragioni la falda è però contaminata e quello dell’acqua potabile resta il principale problema degli abitanti del villaggio. Quello che non manca invece sono le chiese. Due, entrambe cristiane, una per i cattolici, l’altra per gli evangelisti, servono messa rispettivamente il giovedì ed il sabato. Con un po’ di ingegno e con il supporto di numerose ong locali gli abitanti del Basurero sono riusciti anche a raccattare dei banchi dismessi e a mettere su una piccola scuola composta di due aule. Tutte le mattine arrivano insegnanti designati dal Consejo Nacional de Fomento Educativo (Conafe) che tengono lezione e insegnano ai piccoli a leggere, scrivere e rispettare il prossimo in una ambiente degradato in cui i valori umani e l’educazione hanno un sapore diverso.

Le norme comportamentali scritte con caratteri colorati nell’aula grande rendono l’idea di quale sia il contesto culturale e sociale in cui nascono e crescono questi ragazzi, costretti a lavorare nella discarica per contribuire alle spese familiari: Non picchiamo, Sogniamo in grande, Aspettiamo il nostro turno per parlare, Chiediamo per favore e diciamo grazie, Usiamo il cestino, Salutiamo, Rispettiamo, Parliamo senza urlare, Condividiamo il materiale con gli altri, Lavoriamo duramente.

I Pepenadores

Ogni giorno decine e decine di camion arrivano qui per liberarsi del loro maleodorante carico e, ogni qualvolta questo accade, per gli abitanti del posto è una vera festa. Urla di gioia, risate e qualche spintone per conquistare il posto migliore accanto al fetido cumulo appena arrivato.

E loro, i miserabili, gli ultimi dopo gli ultimi, sono i pepenadores. Passano la loro giornata differenziando la spazzatura, circondati da mosche e avvoltoi, armati di uno strumento metallico a forma d’uncino e dalla punta sempre affilatissima. Rovistano fra i cumuli d’immondizia alla ricerca di cartone, alluminio, vetro e plastica “pet”. Infilzano con maestria e precisione qualsiasi oggetto utile e senza guardare lo lanciano nelle sacche di nylon o iuta mentre con lo sguardo già cercano il prossimo oggetto da infilzare.

Qui non c’è un orario di lavoro. Ognuno inizia e stacca quando vuole. Il proprio guadagno dipenderà unicamente dalla quantità di rifiuti raccolti e, indipendentemente della flessibilità degli orari, tutti attaccano all’alba e vanno via al tramonto per sfruttare al massimo ogni minuto di luce. Il prezzo di mercato di un chilogrammo di plastica, carta o vetro rende da 2,5 a 3,5 pesos…fra gli 11 ed i 15 centesimi di euro. Ognuno riesce a differenziare circa 25 chilogrammi di materiali al giorno.

Lasciamo a voi il calcolo di quanto riesca a guadagnare ogni pepenador dopo aver lavorato per 12 ore in discarica, fra gli insetti e gli animali saprofagi sotto il sole cocente che brucia la pelle e fa fermentare i rifiuti putrefatti.

La cosa più strana che ho potuto constatare parlando con questa gente, non è lo stato di rassegnazione, ma la soddisfazione per aver conquistato il proprio posto nel mondo, svolgendo un lavoro senza capi e senza orari. “Qui non siamo schiavi di nessuno e nessuno ci dà ordini – commentava durante una chiacchierata uno degli abitanti di Linda Vista – Qui, siamo finalmente liberi!”

Problemi di salute e sfruttamento

Purtroppo, come se le condizioni di lavoro e di vita non fossero già sufficientemente miserabili, ad aggravare la situazione ci sono i problemi di salute e lo sfruttamento.

In un rapporto stilato dalla Comisión Nacional de Derechos Humanos (Commissione Nazionale per i Diritti Umani, ndr) viene denunciato alle autorità federali messicane quanto segue: “Qui nel Basurero vivono e lavorano numerosi uomini e donne, alcune incinte, e bambini, che a causa della loro attività sono esposti quotidianamente ai gas prodotti dalla decomposizione dei rifiuti. Per questo motivo gli abitanti sono vittime di malattie gastrointestinali, epidemie ed infezioni batteriche, sono attaccati da parassiti e soffrono di problemi respiratori. Tutto ciò di cui sopra è aggravato dal fatto che molto spesso ingeriscono alimenti inquinati trovati fra i rifiuti della discarica”.

Inoltre, in condizioni tanto estreme, al limite della sopravvivenza, diventa difficile parlare di sfruttamento del lavoro minorile poiché le centinaia di bambini che vivono e lavorano qui, spesso lo fanno per mera sopravvivenza. Sono numerosi i casi di bimbi orfani e senza documenti fuggiti da Guatemala a causa della violenza delle pandillas (organizzazioni criminali come i Mara Salvatrucha e i Mara 18).

Questi bambini, in uno Stato come quello messicano incapace di accudire i propri figli, solo qui riescono a trovare cibo e riparo. A volte però delinquenti, politici e imprenditori senza scrupoli, approfittano di queste condizioni di estrema vulnerabilità per imporre il loro volere e lucrare con i loro sporchi traffici. Sono numerosi e documentati i casi di sfruttamento della prostituzione minorile di cui sono vittime i piccoli abitanti di Linda Vista.

Senza il controllo degli adulti e senza un’adeguata educazione, i minori vendono il proprio corpo in cambio di pochi pesos o di un pasto a chiunque si rechi qui in cerca di sesso a pagamento. In molti casi, sono le stesse istituzioni a permettere che questo accada e anzi, come indicato dalla già citata Cndh, spesso i politici e le autorità locali impongono il pizzo agli abitanti di Linda Vista per svolgere il proprio lavoro, e dunque sfruttano le prestazioni lavorative e sessuali di chi vive in una condizione fortemente disagiata.

Per citare uno degli ultimi scandali che hanno travolto le istituzioni di Tapachula, appena un anno fa, il 6 gennaio 2016, furono arrestati due dirigenti comunali per sfruttamento di minori e traffico di esseri umani. In quella circostanza l’ispettore comunale incaricato di monitorare il funzionamento della struttura fu beccato dalla polizia mentre imponeva un pizzo di 10 pesos (circa 50 centesimi di euro) per 3 volte a settimana a tutti gli abitanti. Nella stessa indagine anche il direttore del Basurero fu giudicato colpevole di sfruttamento: obbligava i pepenadores a vendere il materiale raccolto ad un’impresa di riciclaggio compiacente alla metà del prezzo di mercato corrente, per poi spartirsi con essa la differenza sulle vendite all’ingrosso.

Ad un anno di distanza, dopo infiniti scandali e denunce, il Basurero sembra finalmente libero dalle ingerenze degli sfruttatori. Eppure le condizioni restano miserabili e non rispettano il benché minimo requisito di tutela della salute, della vita e dei diritti delle persone residenti. Lo Stato sa. Le organizzazioni (governative e non) sanno. Sanno i cittadini e la società civile. Eppure nessuno parla del problema dei pepenadores e della loro condizione di reietti. Nessuno è disposto ad affrontare un problema la cui risoluzione sarebbe onerosa e ardua e di cui beneficerebbero un gruppo di miserabili, senza documenti, senza diritti, senza aspettative e senza alcuna voce all’interno del dialogo collettivo.