A man holds up a sign during a protest in central Budapest January 2, 2012.  The demonstrators are protesting against the government and new Basic Law which replaced the country's Constitution on January 1, in a show of angst at what they say is the ruling Fidesz party's heavy-handed policies.    REUTERS/Laszlo Balogh  (HUNGARY - Tags: POLITICS CIVIL UNREST TPX IMAGES OF THE DAY)

“Ecco come Orban controlla l’informazione”

“Parlare con Lei, come sto facendo adesso, mi rende una traditrice della patria”. Capelli biondi e lunghi fino alle spalle, occhiali quadrati e un ampio scialle che le avvolge collo e spalle, Jùlia Vàsàrhelyi è una nota giornalista ungherese e uno dei più agguerriti contestatori del primo ministro Viktor Orban. Figlia di Miklòs Vàsàrhelyi, figura storica della resistenza anti-comunista ungherese del 1956, ha lavorato in passato per i più importanti giornali nazionali. Oggi è giornalista free-lance, cosa che, a suo dire, la rende sufficientemente libera per parlare con i colleghi stranieri per spiegare loro come funziona il mondo dell’informazione del suo Paese. Denunciando quella che lei ritiene essere “un monopolio governativo delle agenzie di stampa”.

Con una legge introdotta nel 2010 il governo ungherese ha avviato un processo di regolamentazione di giornali, radio, tv e organi di informazione , in  nome di quello che gli ideatori definiscono “l’interesse pubblico”. Per riportare “l’ordine nel mondo dell’informazione” tale legge ha potenziato il ruolo dell’Autorità Nazionale delle Telecomunicazioni, il cui garante è un uomo di fiducia del premier. Questo ente accorpa televisioni, radio e agenzie di stampa nazionali e provvede a smistare le notizie a tutti gli organi di stampa pubblici. “Che sono sempre favorevoli all’operato del governo” racconta la Vàsàrhely, “rendendo l’informazione pubblico totalmente legata a quella dell’esecutivo”.

Esistono invece media ungherese – pubblici o privati – che attingano le notizie da fonti non governative? Secondo la Vàsàrhely esistono, ma sono in crisi e facilmente ricattabili. “Il governo riesce  a veicolare la diffusione delle notizie anche neghi organi di stampa di opposizione” spiega, “e lo fa tramite i ricatto della pubblicità. Ai giornali che non si uniformano a questo sistema non viene più venduta alcuna pubblicità, che è ciò che permette a loro di vivere. I lettori, infatti, sono troppo pochi perché possano essere coperti i costi.”

Negli ultimi anni, in effetti, numerosi fogli di opposizione sono falliti. La crisi globale della carta stampata e l’avvento di internet rendono la pubblicità la principale fonte di sostentamento dei media. che tramite essa sono dunque facilmente ricattabili dai governi. In Ungheria il numero dei lettori dei giornali è piuttosto basso, e il numero di persone che si sono mobilitate contro la “legge bavaglio” non è stato sufficiente per essere incisivo. Nonostante nel 2010 (anno in cui la legge è stata approvata) ci siano state delle manifestazioni di piazza organizzate dalle opposizioni liberali e progressiste, esse non hanno mobilitato le masse popolari. Anzi. I sostenitori della protesta scesi in piazza vennero in più occasione circondati dai sostenitori del governo, che li accusarono di essere dei “traditori” e dei “comunisti”. La maggior parte degli ungheresi, infatti, si dice soddisfatto dall’operato del proprio governo e, apparentemente, reputa legittimo il controllo della circolazione delle informazioni.

“Gli ungheresi hanno bisogno di un leader forte” continua la Vàsàrhely, ” di un padre della patria che sappia decidere per loro. E, in nome di ciò, sono disposti ad accettare un’informazione fortemente legata al governo. Altre, invece, non si rendono neanche conto di quanto sta avvenendo, soprattutto coloro che vivono nelle campagne, guardano solo la tv di Stato e non hanno accesso al web”.

Eppure gli strumenti legali per opporsi al governo esistono. Lo dimostra il caso di Klubradio, emittente radiofonica dissidente che nel 2012 ha vinto una causa contro il governo, che voleva ridurne le frequenze. La stessa Jùlia Vàsàrhelyi sta riuscendo a scrivere e parlare con i colleghi stranieri spiegando cosa stia avvenendo in Ungheria. Nonostante gli attacchi e le pressioni che subisce  e ha subito. Già nel 2000, durante il primo governo di Orban, era stata accusata dal premier in persona di essere una traditrice della patria per avere rilasciato a dei media stranieri delle interviste critiche sull’operato del governo. Il suo nome, insieme a quello di alcuni suoi parenti (tra cui suo padre) venne inserito in una lista di “giornalisti nemici dell’Ungheria”  tutte persone in disaccordo con le politiche di Fidesz.

Perché dunque il governo concede comunque alla Vàsàrhelyi di andare avanti con il suo lavoro di denuncia? “Se me lo impedissero ciò confermerebbe quanto dico e contribuirebbe più che mai a diffondere le mie denunce. E’ più conveniente, invece, rimangono inascoltate e si perdano nella passività della maggior part dei cittadini”.

  • Carlo Lauletta

    Sotto i governi dichiararamente autoritarî c’è un vantaggio, paradossale, rispetto alle presunte democrazie.
    Il vantaggio è questo

  • maurizio sorrentino

    Caro Steinmann,leggo oggi il suo articolo sulla rinascita della Rote armee fraction in Germania,ora tra tutti i problemi che ci sono scova una giornalista dissidente ungherese che attesta che “Orban è un dittatore”,ho già capito la sua musica…la aspetto sul nuovo governo polacco.

    Invito il tutti a leggersi”Angela Merkel ,la spia che venne e tornò dal freddo” di Federico Dezzani e riuscirete anche voi a farvi un’idea un poco diversa da come ce la raccontano i giornali.

  • kovacs ildiko

    Le parole della Vasarhelyi parlano solo della solita visione distorta dei liberali! Orban ha ragione: questa donna è proprio una traditrice della patria.

  • cesareber

    A differenza dell’Ungheria da noi il controllo dell’informazione non lo fanno direttamente gli abusivi messi antidemocraticamente al governo da un comunista. Quel tal Napolitano che nel 1956 inneggiava e glorificava l’Armata Rossa che invadeva proprio l’Ungheria. Da noi il controllo lo fa uno squalo capitalista svizzero che paga le trombette prezzolate di Repubblica. Così appaiono tutti ipocritamente puliti perché i pennivendoli dicono di scrivere per esprimere “la libertà di pensiero” (comunista antifascista).

  • István Fekete

    E’ questa sarebbe la “stampa libera”? Divulgare menzogne e’ un reato. Pubblicare foto di piu’ di un anno fa, dove si vedono poche centinaia di persone reclutate coi fondi di Soros, che cerca di ribaltare ogni governo che non balla alla sua musica.
    Steinmann – che bel cognome – vuole far credere al ignaro lettore che il popolo in Ungheria voglia profondamente il cambiamento. Assolutamente no.
    Questi signori hanno ridotto il mezzo mondo alle macerie, ma sono convinti di possedere sempre e comunque il dono di infallibilita’. Poveri disgraziati

  • Friendly Cynic

    In Occidente invece i media sono liberi? Non appartengono solitamente a pochi tycoons legati alla politica? I politici non lamentano da anni che internet permette la diffusione “non controllata” dell’informazione non più monopolio solo dei grandi media?

    Si puó inoltre biasimare Orban se cerca di prevenire l’ennesima rivoluzione arancione mediaticamente indotta?

  • Meri

    Roba da matti… La Vásárhelyi è una di quelle solite che gridano dittatura ogni volta che non sono al governo. Mentre diffamano la loro patria a quelli che ancora li danno retta… Proprio triste infatti.

    Steinmann, sembri un bravo ragazzo, ma smettila di ascoltare e propagare le menzogne dei soliti liberalcomunisti! Credimi, queste persone sono i dinosauri di un’epoca passata, che hanno perso da decenni ogni tipo di credibilità in patria… così vanno a raccontare le loro menzogne agli stranieri che dell’Ungheria non ne sanno nulla.

  • http://www.tataionchess.org Stefano Tatai

    È curioso che i giornalisti ungheresi di sinistra dimenticano che nell’UE è una rarità che nelle questioni importanti il Governo, da essi tanto odiato, ricorre al referendum lasciando libera scelta al popolo.
    Già, dicono e pensano, il Governo ha i mezzi per procedere a un lavaggio di cervello della gente. Mai che gli venisse in mente a questi sinistroidi che loro ne sono immuni di questo lavaggio di cervello perché i loro pregiudizi li rendono incapaci di ragionare.
    Si rifiutano con fierezza persino di leggere le notizie che non sono pubblicati da media sotto controllo non del Governo, ma dell’opposizione.

  • Aleister Miccolis

    Questioni di lana caprina, da un pennivendolo sconclusionato, che confonde, e vuol far confondere, sassolini per montagne :

    Orban è patriottico condottiero della resistenza contro il sovversivo impero del male Anglo-US-IsraHELLiano :tutto il resto sono stronzate, foraggiate dai padroni, e percolate nelle menti de-menti degli irrilevanti

  • Francesco Gardini

    Idiozie! Le tesi di questa pseudo-giornalista evidentemente venduta non stanno in piedi.

    Cosa ha a che fare il governo di Orban con il fatto che la cosiddetta “stampa libera” dell’opposizione non riesce a raccattare pubblicità per sovvenzionarsi? E’ il governo di Orban che procura i contratti pubblicitari ai giornali?! Che idiozie!

    Questa è proprio scema. Poteva almeno inventarsi qualcosa di più credibile 😉

    Guarda caso la maggior parte degli ungheresi sostiene Orban. Grande popolo quello ungherese! Altro che il popolo italiano che si fa infinocchiare da un ebetino toscano e quattro giovani femminucce da varietà al servizio delle oligarchie finanziarie europoidi.

    Viva Orban!!!