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Così l’Isis conquista i palestinesi

La guerra tra sciiti e sunniti che sta insanguinando il mondo islamico sta avendo effetti anche tra i palestinesi.

All’interno dei campi profughi del Libano, infatti, hanno trovato rifugio degli esponenti di gruppi jihadisti come l’Isis e Jabhat al Nusra che, fuggiti dalla Siria, hanno formato dei nuclei islamisti. Il loro obiettivo è quello di sovrapporre la causa confessionale del jihad alla lotta nazionale e laica dei palestinesi che, va ricordato, sono un popolo di fede sunnita.

Com’è stato possibile che i jihadisti in fuga dalla guerra siriana siano riusciti a radicarsi nei campi palestinesi? A spiegarlo a Gli Occhi della Guerra è Jamal Cheaib, giornalista del giornale libanese Maydani News, che fin dall’inizio ha osservato il fenomeno. “Le prime di queste persone sono entrate nei campi non presentandosi come appartenenti dell’Isis o di Nusra, ma come rifugiati siriani. Hanno trovato un posto all’interno dei campi e iniziato a mischiare la propaganda religiosa con gli aiuti sociali, mostrando di disporre di diverso denaro e portando dalla propria parte diversi palestinesi”. Le autorità libanesi, continua a spiegare, non hanno potuto fare nulla per evitare questo radicamento, perché non esercitano sovranità all’interno dei campi profughi, cosa che è invece nelle mani delle autorità palestinesi.

Ali Dahwich, operatore sociale palestinese che nei campi ci è nato e cresciuto, ha osservato in prima persona l’arrivo dei jihadisti. “Quando sono arrivati hanno trovato rifugio presso piccoli gruppi preesistenti di jihadisti palestinesi che hanno accettato ad aiutarli. Solo due anni fa i loro numeri erano estremamente limitati, solo 10 o 15 persone per ogni gruppo,  mentre ora sappiamo che sono molti di più. Hanno iniziato ad addestrare militarmente alcuni palestinesi e vice versa su come preparare gli esplosivi e usare le armi da fuoco”.

I jihadisti sono riusciti a entrare nei campi profughi approfittandone della conflittualità già precedentemente esistente tra i movimenti laici e socialisti come Fatah e quelli confessionali come Hamas. Quest’ultimo movimento sta avendo nei confronti degli islamisti un atteggiamento molto ambiguo. “Hamas non prende posizione” spiega Dahwich, “nonostante dica ufficialmente di non sostenere i jihadisti al contempo non li combatte. La loro strategia politica è la seguente: lasciamo che Fatah combatta contro queste persone e si indebolisca, così prenderemo noi il controllo”.

Le milizie di Fatah, infatti, stanno combattendo intensamente contro le cellule dell’Isis e di Nusra. Violenze a cui Dahwich ha spesso assistito:” Molte persone muoiono in ogni scontro”. La maggior parte dei palestinesi starebbe comunque combattendo questi gruppi. Se non lo facessero, spiegano, farebbero passare l’idea che la resistenza palestinese contro Israele corrisponda al jihad islamico e darebbero così a Israele un ottimo motivo per distruggere definitivamente la loro causa. “La maggior parte dei campi si rifiuta di dare loro nascondiglio o di sostenerli” continua Dahwich. “Solo poche persone lo fanno”.

“Israele sarebbe più che contento se i palestinesi del Libano prendessero le parti dell’Isis e di Nusra” spiega Cheaib. “In Libano Israele, Nusra e l’Isis, infatti, condividono lo stesso grande nemico, che è Hezbollah. Non abbiamo mai visto Israele avere problemi con i jihadisti, non ha mai compiuto azioni militari contro di loro. Al contrario ha aiutato molti dei loro combattenti feriti” dice mostrando alcuni video nei quali si vedono dei militari israeliani soccorrere e medicare dei soldati siriani ribelli.

La guerra tra sciiti e sunniti rischia dunque di creare una profonda spaccatura tra i palestinesi ed esasperare il già esistente conflitto interno tra i laici e i jihadisti, tra Fatah e Hamas. Una rottura, questa, che la maggior parte di loro vuole però evitare. Per concentrarsi sulla lotta al proprio grande nemico comune: lo Stato d’Israele.

@luca_steinmann1

 

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