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Le nuove armi del terrore

Secondo il report pubblicato il 15 giugno da Europol, la minaccia jihadista in Europa è in netta crescita. Soltanto nel 2016, le detenzioni per attività collegate al terrorismo di matrice islamica sono state 718, una cifra che mostra un trend in aumento, se si pensa che nel 2014 erano state 395 e nel 2015 il numero arrivò a 687. In particolare, a fare aumentare il numero degli arresti è stata la Francia, che mostra ogni anno un numero sempre più elevato di operazioni e di detenzioni legate al fenomeno jihadista: solo nel 2016, 426 persone sono state arrestate con l’accusa di partecipare in qualche modo a reti terroriste islamiche. L’ascesa del fenomeno del terrorismo legato al jihad è ancora più evidente se si mettono a confronto i dati degli ultimi cinque anni: nel 2012, gli arresti per terrorismo internazionale in tutta l’Unione Europea furono 159, un quinto circa rispetto a quelli dell’anno scorso.

In questo aumento di arresti, che dimostra un’escalation della minaccia per quanto riguarda tutta l’Europa, Europol ha fatto notare in particolare l’incremento del numero di donne e di minori impegnati nel terrorismo internazionale. Il ruolo delle donne nel jihad sta mutando radicalmente, passando da una partecipazione ancillare della figura femminile nell’organizzazione degli attentati terroristici ad una sorta di vero e proprio arruolamento di nuclei femminili sempre più sostanziosi nella guerra del terrore. Nel 2015, le donne arrestate per attività vicine al terrorismo internazionale islamista sono state il 18% del totale dei detenuti, nel 2016 il numero è aumentato al 26%. Un segnale, questo, di come sia sempre più capillare la propaganda terrorista a tal punto anche da scardinare il muro che molto spesso è imperante nelle organizzazioni fondamentaliste riguardo al ruolo della donna.

Anche i minori sono sempre più soggetti al fenomeno della radicalizzazione. Un fenomeno trasversale che prende tutti i Paesi europei in cui dilaga la questione dei foreign fighters, dal momento che molti portano con sé i propri figli, ma anche perché molti minorenni sono già in grado di autoradicalizzarsi tramite internet e i social network e partono di loro spontanea volontà per i territori di guerra in Medio Oriente oppure rimangono per progettare attentati in Europa. Nel primo caso, è interessante quanto denunciato da Europol soprattutto con riferimento ai circa quaranta bambini olandesi che sono partiti con i padri alla volta dell’Iraq e della Siria o che sono nati lì e potrebbero tornare nei Paesi Bassi con la fine del conflitto. Decine di bambini addestrati a vivere nel fondamentalismo islamico più feroce e che, tornati in Europa, risulterebbero totalmente avulsi dal contesto occidentale trasformandosi in terroristi o predicatori di jihad. Il secondo caso, in altre parole quello dei giovani adulti ancora minorenni, è un fenomeno già ampiamente studiato soprattutto per quanto riguarda la Spagna, la Francia e la Gran Bretagna. Un esercito di ragazzi già pronti per unirsi alla cosiddetta “self-jihad“. A conferma di quanto detto, il 30% degli arrestati per attività collegate al terrorismo islamico ha meno di 25 anni.

Secondo l’intelligence europea, la propaganda del jihadismo globale sta cambiando pelle rispetto al passato. Oggi, la quantità di messaggi propagandistici sta diminuendo, grazie anche allo sviluppo sempre più forte di barriere statali alla creazione di siti internet di propaganda del terrore ma anche grazie agli impegni presi dagli Stati con le grandi aziende tecnologiche e di servizi informatici come Google, Facebook o di messaggistica come Telegram. Una diminuzione della quantità che però, a detta degli esperti europei, contrasta con una migliore qualità dei messaggi. La rete dello Stato Islamico ma anche di Al-Qaeda – in forte ripresa a detta degli analisti di Europol – si è incentrata ora su una diversificazione della propaganda e a una maggiore capacità di penetrare nel tessuto sociale. Meno proclami, meno siti, ma più forza nel messaggio. Messaggi che sono inoltre differenti a seconda del target sociale di riferimento e dell’area geografica dove si vuole far breccia con il proselitismo.

Quello che preoccupa in particolare Europol in questa fase del terrorismo internazionale è la crescita della rete dei cosiddetti “lupi solitari”, che in realtà, più che solitari, sono semplicemente persone che sagiscono da sole ma nel contesto di un’organizzazione ramificata. Un singolo uomo, oggi, è capace di incutere terrore tanto quanto un commando terrorista, ed è quello il messaggio che l’Isis ha voluto lanciare già da diverso tempo. E in questo senso, la minaccia di attacchi tramite droni con esplosivo viene sempre più evidenziata da Europol come un fenomeno con cui presto le intelligence europee dovranno fare i conti e così i sistemi di sicurezza degli Stati. Le informazioni rilasciate dai siti jihadisti sull’utilizzo di queste nuove armi e su come si possa sviluppare un esplosivo letale anche in piccole quantità, ha messo in allerta tutte le forze di sicurezza dell’Unione Europea. Una minaccia con cui non tutti gli Stati sono pronti a confrontarsi.

  • Umberto Ciotti

    ¿A quanto un attacco nel centro di una Piazza San Pietro gremita di gente mentre il vigliacco dalla sua finestra predica di porgere l´altra guancia? …

    • Ramsmeat

      Il Vaticano meriterebbe un altro sacco dai musulmani.
      Ai tempi però rispondeva di dovere, non come oggi che pensa più ai musulmani che ai cristiani.
      Papa Francesco, colui che mi farà diventare ortodosso…

  • Maximilien1791

    L’unico modo per limitare il rischio di attacchi è impedire ai foreign fighters di tornare in Europa , senza eccezioni.

  • Idleproc

    Il lupo è un nobile animale come gli altri animali.
    Solo noi siamo in grado di produrre queste tipologie di esseri.