(170315) -- THE HAGUE, March 15, 2017 (Xinhua) -- Election staff begin to count ballots for the 2017 Dutch parliamentary elections at a polling station in the Netherlands' Parliament in The Hague, the Netherlands, on March 15, 2017. The liberal rightist party VVD of current Prime Minister Mark Rutte led in the 2017 Dutch parliamentary elections, according to an exit poll released on Wednesday. (Xinhua/Ye Pingfan)

In Olanda continuano a crescere i populisti

Quanto accaduto a Utrecht è destinato a modificare gli equilibri politici dell’Olanda. C’era da aspettarselo. Non è la prima volta che, in seguito a eventi tragici come quello dello del 19 marzo scorso, le forze sovraniste fanno registrare performance degne di nota nelle rilevazioni sondaggistiche e/o nelle urne elettorali. Certo, non è neppure la prima circostanza in cui il populismo, cioè la rivendicazione da parte del popolo della sovranità perduta, l’elogio – direbbe Regis Debray – delle frontiere e il perseguire  un progetto politico passando dal megafono di un leader riconosciuto, fa la sua comparsa nei Paesi Bassi. 

Vi ricorderete di Gert Wilders, di quello che avrebbe dovuto rappresentare, come poi è stato solo in parte, alle passate elezioni politiche olandesi e della sua prossimità, tematica ed estetica, con Donald Trump. Ma il fondatore del Partito della Libertà sembra già acqua passata. Il sovranismo dei tulipani adesso ha il giovane volto di Thierry Baudet  e del suo Forum per la democrazia. A segnalare quello che appare come un progressivo successo, tra gli altri, è stata anche La Stampa.

Sembra un controsenso, ma è attraverso quel nome, quello che si propone di tutelare il sistema democratico, che i populisti olandesi hanno sbancato alle elezioni provinciali tenutesi ieri e si sono così proiettati sul Senato, dove costituiranno il secondo gruppo per numero di parlamentari iscritti. L’obiettivo, come sempre, è anche quello di contrastare i partiti che hanno contribuito a organizzare le istituzioni per come le conosciamo, secondo le logiche proprie delle democrazie liberali. 

A dire il vero, però, uno degli ingredienti programmatici di qualunque forma di populismo è proprio questo: il richiamo a una forma di democrazia che viene definita “primitiva”. Il paradosso del nome trova la sua giustificazione. Ma queste sono considerazioni politologiche, quello che è interessante davvero riguarda i numeri: le proiezioni elettorali – come evidenziato da Repubblica – lasciano ben sperare Baudet e i suoi sodali, che si aggiudicherebbero 10 scranni senatoriali.

Il dato, com’è normale che sia, nasconde un rovescio della medaglia sovranista, cioè la discesa di Gert Wilders, che sembra risucchiato elettoralmente dal suo competitor interno. Crollano pure le forze che compongono l’esecutivo. Le stesse che, non avendo più la maggioranza in Senato, dovranno inventarsi qualcosa per tirare avanti. Non manca poi molto alle elezioni europee e l’Olanda, dove di solito si affermano le forze normaliste, nel senso di pienamente integrate al di quelle antisistema, potrebbe regalare qualche brutta sorpresa alle cosiddette “cancellerie di Bruxelles”. 

Thierry Baudet, come del resto Gert Wilders, fa parte di quei leader politici che hanno aderito a The Movement. Steve Bannon, al quale sfugge poco di queste dinamiche, si è recato più volte in Olanda. Segno di come, anche dalle parti di Amsterdam, in vista del 26 maggio, ci si possa aspettare qualcosa di inatteso.