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Dirittura d’arrivo per l’X-60A, il nuovo missile ipersonico Usa

La competizione internazionale per l’ipersonico si fa sempre più accesa: gli Stati Uniti, che stanno lavorando alacremente per colmare il divario che li separa da Russia e Cina in questo campo, annunciano che il nuovo missile da crociera ipersonico X-60A ha passato con successo la Cdr (Critical Design Review) e presto comincerà quindi la produzione in serie.

La Critical Design Review rappresenta, infatti, l’ultimo passaggio  di revisione tecnica di un programma di costruzione aeronautica prima della produzione dei prototipi e degli esemplari di preserie su cui verranno effettuati i test di volo. 

La Cdr determina infatti se un progetto è maturo abbastanza per proseguire alla fase di costruzione propedeutica alla produzione in serie e centra quindi l’obiettivo sui processi di produzione, sull’hardware di fabbricazione e sulle specifiche del software della macchina. La Critical Design Review stabilisce anche il budget complessivo e la scaletta finale dell’intero programma delineandone nel contempo il costo di produzione.

Il raggiungimento di questa pietra miliare nella vita di un progetto è avvenuto lo scorso 7 marzo ma l’annuncio è stato dato dall’Us Air Force Research Laboratory (Afrl) solo il giorno 11. Il portavoce dell’Usaf, Daryl Mayer, ha riferito infatti che il passaggio delle Cdr ha permesso di stabilire che il progetto dell’X-60A è maturo abbastanza per entrare nella fase di produzione, che è già cominciata. Mayer ha anche detto che il programma sta attualmente testando i sistemi avionici e si è cominciato a costruire le componenti strutturali; si prevede pertanto che nel 2020 vengano effettuati due test di volo dei primi prototipi definitivi del missile, con la speranza di incrementare il numero dei voli successivamente.

L’X-60A, la risposta ipersonica”low cost” Usa

L’X-60A è prodotto dalla Generation Orbit Launch Services (Gols) per conto dell’Afrl Aerospace Systems Directorate, High Speed Systems Division. La Generation Orbit condurrà tutti i test di volo dal Cecil Spaceport di Jacksonville (Florida) fornendo così una diversificazione rispetto ai tradizionali poligoni utilizzati dal Dipartimento della Difesa per le proprie ricerche sperimentali. Questo, unito al fatto che il programma sia frutto dell’Air Force Small Business Innovative Reserach, è il modo in cui il Pentagono ha cercato con successo di limitare le spese di ricerca e sviluppo del nuovo missile ipersonico. 

Quello della Generation Orbit è infatti il primo programma “low cost” a ricevere la designazione “X” assegnatagli lo scorso ottobre dall’Usaf, quando il GOLauncher-1 divenne ufficialmente l’X-60A.

Il missile è un vettore aviolanciato con propulsione del tipo scramjet generata da un motore Hadley a propellente liquido capace di una velocità massima (stimata) di più di Mach 8 (9800 km/h). Il propellente è dato da una combinazione di ossigeno liquido come ossidante e kerosene e nonostante questo il vettore è abbastanza piccolo per poter essere comodamente lanciato da un cacciabombardiere. L’X-60A è dotato di una piccola ala a delta e secondo la Generation Orbit può avere diversi profili di volo. Al momento non si sa nulla sul carico bellico e sulla autonomia ma il design del missile lascia presagire una certo grado di manovrabilità che potrebbe essere del tutto autonoma e “intelligente”, cioè in grado autonomamente di riconoscere le minacce e di eluderle grazie alla propria velocità.

Il missile ha compiuto già alcuni test nel corso della sua breve vita come riporta l’Afrl: a dicembre del 2017 sono stati effettuati tre voli di un prototipo inerte per testarne le qualità aerodinamiche agganciato ad un velivolo Gulfstream III della Gols, mentre a giugno del 2018 risale il primo lancio “caldo” del missile.  

Questa scelta del Pentagono di “decentrare” i programmi di test permette un approccio più “commerciale” allo sviluppo del missile riducendo così i rischi di conflitto con altri programmi simili che l’Usaf sta portando avanti, ad esempio, con la Lockeed-Martin: si tratta dell’Air Launched Rapid Response Weapon e dell’Hypersonic Conventional Strike Weapon, rispettivamente del valore di 258 e 928 milioni di dollari per il solo anno fiscale 2019. 

Perché i missili ipersonici?

La scelta di un vettore missilistico da crociera, così come quella di un veicolo di rientro per missili balistici planante, dalle caratteristiche ipersoniche nasce dall’esigenza strategica di avere un’arma in grado di eludere le difese antimissile avversarie di ultima generazione, che rappresentano sempre più una minaccia, rispetto al passato, verso quei missili a profilo di volo “classico” grazie all’enorme evoluzione avuta nel campo della manovrabilità, della precisione e portata dei radar e dei sistemi avionici in grado di gestire in modo automatico il profilo di intercettazione.

L’altissima velocità, superiore a Mach 5 per poter essere definita ipersonica, unita ad un certo grado di manovrabilità e ad un’avionica in grado di riconoscere le minacce quando si presentano, dovrebbe assicurare un’elevata possibilità di sopravvivenza al missile permettendogli di evitare le bolle di sistemi difensivi antiaerei avversari e di rendere inefficienti i vari sistemi di intercettazione (missilistici o d’artiglieria) grazie alla propria altissima velocità.

Questo almeno in teoria. Il progresso nel campo dei sistemi antimissile è direttamente proporzionale a quello dei sistemi missilistici e quindi si stanno studiando strade alternative per l’intercettazione e per l’eliminazione della minaccia: se è vero che un missile da crociera ipersonico come il Kinzhal è praticamente non intercettabile dai missili antimissile occidentali, è anche vero che non riuscirebbe a scampare ad armi a energia diretta (laser o microonde) o a sistemi di disturbo elettronici che sarebbero in grado di “spegnerlo” o di metterlo fuori rotta andando a disturbarne il sistema di guida, come ad esempio nel caso di guida satellitare (sia essa su Gps, Glonass o Galileo).

Per questo un missile viene dotato di sistemi diversi di navigazione di crociera e terminale, siano essi inerziali, satellitari, radar per il riconoscimento del terreno, infrarossi o radar attivi/passivi. La sfida quindi è ancora aperta e, come sempre accade, la reale efficacia di un sistema viene testata solamente sul campo di battaglia.