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Il dilemma della Siberia nell’alleanza tra Cina e Russia

Nel corso degli ultimi anni Cina e Russia hanno plasmato una relazione attiva fondata su una convergenza di interessi tattici e partnership strategiche che hanno fortemente rafforzato l’amicizia tra Mosca e Pechino.

La Russia, dal 2014 a oggi, ha puntato fortemente sull’amicizia con la Cina per riequilibrare la propria posizione geopolitica e le proprie strategie economiche in seguito ai crescenti attriti con il campo occidentale; al tempo stesso, la Cina ha imbastito la strategia a lungo raggio della “Nuova Via della Seta” pensando a un ruolo centrale per la Russia e le repubbliche ex sovietiche dell’Asia Centrale nel quadro della connettività euroasiatica.

Eventi come il forum sulla “Nuova Via della Seta” tenutosi a Pechino a maggio hanno portato Vladimir Putin e Xi Jinping, principali uomini forti di questo scorcio di XXI secolo, a imbastire una relazione che ha rafforzato i rapporti tra i due Paesi, i quali tuttavia sono destinati a trovarsi, sul lungo termine, di fronte a un bivio esistenziale.

Mano a mano che la comunanza di interessi si manifesta in temi come la connettività geoeconomica, i dialoghi euroasiatici che vedono coinvolta anche l’India, le strategie di de-dollarizzazione della finanza mondiale portate avanti in sede BRICS e il comune sostegno al governo di Damasco nello scenario siriano, Cina e Russia si trovano sempre più spinte a trovare una formulazione in grado di garantire una sistematizzazione di lungo periodo al loro rapporto attuale.

Tutto questo perché, in potenza, i fattori di frizione tra i due Paesi non mancano affatto, e sono assolutamente rilevanti. Molti, in particolare, ruotano attorno alla progressiva integrazione nello spazio geoeconomico cinese di buona parte dell’Asia Centrale, tradizionalmente oggetto dell’influenza di Mosca, e di un’importante e strategica area controllata dalla Russia: la Siberia.

La Siberia, linea di faglia tra Cina e Russia

A più riprese, in passato, la Siberia ha rappresentato il pomo della discordia tra due grandi imperi continentali come la Cina e la Russia: gli interessi economici e commerciali contrastanti hanno fatto sì che la penetrazione russa in Estremo Oriente acquisisse una postura aggressiva verso il decadente Impero Qing tra il 1858 e il 1860, con il trattato ineguale di Aigun che portò l’Impero zarista a espandersi fino alle terre circostanti il lungo corso del fiume Amur.

Più di recente, in seguito alla rottura tra Cina e Unione Sovietica degli Anni Sessanta, l’Amur ha rappresentato l’impermeabile linea di faglia tra i due Paesi, una ferita nel diviso universo socialista che iniziò a ricomporsi solo con la riconciliazione bilaterale del 1989, come ricordato dal suggestivo racconto di un viaggio esplorativo sull’Amur di una spedizione congiunta inserito da Tiziano Terzani in Buonanotte Signor Lenin.

Allo stato attuale delle cose, é invece Mosca a temere che dalla Siberia possa partire una dinamica che porterebbe, nei decenni a venire, a un progressivo indebolimento della Russia nella relazione bilaterale con Pechino, fino a trasformarla in un vero e proprio satellite. Non é un caso che, come simbolico avvertimento, Mosca si sia ben guardata dallo sguarnire il suo confine orientale.

La competizione tra Cina e Russia per la Siberia

Spicca in primo luogo l’enorme discrepanza tra la demografia delle regioni cinesi a sud dell’Amur e le immense terre russe della Siberia, pari rispettivamente a 109 e 4,5 milioni di abitanti: la conseguenza di questo fatto é una crescente emigrazione cinese nelle aree di confine tra i due Paesi, stimolata dai crescenti investimenti di Pechino nell’infrastruttura, nell’agricoltura e nell’energia dell’Oriente russo che di fatto sta trasformando la Siberia in una propaggine della Repubblica Popolare sotto il profilo economico.

Jacob Madell ha scritto su The Diplomat che la concezione geopolitica di Vladimir Putin, fondata sull’idea di una Russia “ponte” tra Europa e Asia, cozza fondamentalmente con il pensiero strategico di Xi Jinping, che ritiene centrale la necessità di integrare nella catena del valore cinese le aree circostanti la Repubblica Popolare, prime fra tutte l’Asia Centrale e la stessa Siberia. 

Ivan Tselichtchev ha scritto sul South China Morning Post che la crescente presenza cinese nell’Estremo Oriente russo potrebbe rappresentare una “bomba a tempo geopolitica”: “la Siberia necessita la forza lavoro, gli investimenti e la tecnologica cinese. La Cina ha bisogno della terra, delle risorse naturali e dei mercati della Siberia […] Detto ciò, sussiste il rischio che questi legami sempre più stretti possano generare ansie e tensioni, specie sul versante russo, e amplificare sentimenti nazionalisti e xenofobi”.

Un pericolo di lungo termine da non sottovalutare

Il nodo sul futuro della Siberia rappresenta, allo stato attuale delle cose, la principale minaccia di lungo periodo alla tenuta delle relazioni tra Russia e Cina. L’Amur, che circa trent’anni fa sembrava essersi scongelato definitivamente, potrebbe tornare a essere una linea di faglia e frattura se Cina e Russia non riusciranno a gestire le crescenti trasformazioni economiche, demografiche e sociali di una regione che, del resto, risulta fondamentale per i progetti di connettività euroasiatici e risulta crescenti per le strategie di Mosca, dal campo energetico a quello agricolo.

Parag Khanna nel suo saggio Connectography ha osservato che”la Cina non ha stilato piani per l’alterazione de iure della sua frontiera con la Russia; ma per quella de facto sì” e aggiunto che la difficoltà dell’asse sino-russo di strutturarsi in partnership omnicomprensiva testimoni come, fondamentalmente, nel mondo moderno non esistano più alleanze stabili ma, al contrario, complementarità che si stabiliscono come assi transitivi di convenienza. Saranno gli sviluppi futuri a vedere se, nel caso di Russia e Cina, la sua osservazione è risultata corretta.

  • Moreno Dallari

    Già 25 anni fa in Siberia (Yakuzia e Krasnojarsk) osservavo l’incredibile presenza di cinesi e tutti (ma proprio tutti) i prodotti venduti erano cinesi. In cambio le autorità locali russe, corrotte, lasciavano che i cinesi disboscassero enormi aree lungo il confine nord dell’Amur. I russi ubriaconi incassavano tangenti dai cinesi, e non facevano nulla. I cinesi, come formiche, gli portavano via le materie prime. E’ solo questione di poco tempo, ma la parte sud-est della Siberia diventerà di fatto cinese. Poi con la sostituzione etnica diventerà cinese a tutti gli effetti. Cosa farà Mosca allora? Putin, ottuso come ogni dittatore, si sta consegnando alla Cina. E il risveglio sarà da bomba atomica.