I demoni della Sierra Leone (Foto Jacopo Lentini)

I diavoli della Sierra Leone

Nell’estremo est della Sierra Leone, durante la stagione delle piogge, la strada che porta alla Liberia è un pantano nella foresta nel quale affondano veicoli di ogni genere stracarichi di merce. A piedi nudi nel fango i passeggeri spingono le vetture incagliate nel tentativo di rimetterle in cammino prima dell’arrivo dell’ennesima pioggia. “Ogni volta è la stessa storia, non possiamo perdere tempo. Il nostro diavolo ci attende“. A parlare è Mohammed Conteh, 48 anni, cercatore di diamanti di vecchia data, a capo di un gruppo di minatori. Il diavolo di cui parla è quello al quale lui e i suoi compagni di lavoro rivolgeranno un rituale propiziatorio. Partiti all’alba dal villaggio di Zimmi, dopo aver comprato il necessario per il rituale, è il fiume Mano la destinazione.

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La strada principale che collega Sierra Leone e Liberia è impraticabile durante la stagione piovosa. Gli scambi commerciali sono ostacolati dalla difficoltà di garantire l’arrivo delle merci nei tempi richiesti.

Quello tra Sierra Leone e diamanti è un binomio antico, costato un atroce guerra civile per il controllo delle miniere dal 1991 al 2002, dietro al quale si cela un mondo fatto di sciamanesimo, sacrifici e rituali magici. Oggi non scorre più sangue dietro il business dei diamanti , che rappresenta circa il 10% delle esportazioni totali annue del paese, ed il facile ottenimento delle licenze estrattive ha fatto moltiplicare il numero di miniere artigianali , alimentando la prospettiva di guadagni facili. Abbandonata la strada principale, Conteh imbocca una deviazione nella boscaglia, così fitta a tal punto da costringere a lasciare la macchina e proseguire a piedi.

“Al tempo della guerra questa zona era un fronte. Eri costretto a lavorare per i ribelli”, racconta senza nostalgia Mohammed Kanu, il più anziano del gruppo, sulla sessantina, mentre si fa largo tra la vegetazione. Lui, durante il conflitto, nella provincia di Kono, una delle aree diamantifere più importanti del Paese, ha dovuto sottostare per alcuni mesi alla volontà dei ribelli del Ruf (il Fronte Rivoluzionario Unito), per sua fortuna senza conseguenze. Il sentiero prosegue fino al diradarsi degli alberi dove sorge il villaggio di Dukor, l’ultimo prima del fiume, una dimensione senza tempo dove un centinaio di persone, per la maggior parte bambini, vive nel mezzo della foresta tropicale. È qui che il capo-villaggio Kemolai ha istruito Conteh e i suoi minatori, di etnia Temne, sui rituali da rispettare per la ricerca delle pietre preziose secondo la tradizione di Dukor, i cui abitanti sono invece di etnia Mende. I

l rispetto delle credenze del luogo è infatti la condizione necessaria per ottenere il permesso della famiglia reale di sfruttare il fiume Mano, prima ancora di una licenza governativa. “Veniamo da gruppi etnici molti diversi ma oggi non importa. La nostra presenza è utile al villaggio perchè diamo lavoro ai giovani” prosegue Conteh. L’attività mineraria rimane infatti il principale bacino occupazionale di queste aree rurali e nonostante la straordinaria vocazione agricola del paese le coltivazioni sono ferme ai livelli di sussistenza. “Qua intorno sono tutti minatori. Molti hanno lavorato nei campi per anni e sono rimasti poveri. Adesso cercano le pietre pensando di poter cambiare vita. Per questo è importante onorare i diavoli. Loro decidono la tua fortuna”.

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Junior (20), Abu (18) and Ibrahim (29) vengono da Dukor ed ogni volta attraversano la foresta per raggiungere il fiume Mano. Per loro la ricerca dei diamanti è una possibilità di sostentamento in un luogo privo di altre opportunità. Ogni giornata di lavoro viene pagata 20.000 lions ( circa 2 euro), mentre una piccola percentuale della vendita dei diamanti viene donata ai capi del villaggio e dunque ridistribuita ai suoi abitanti.


Salàmatu

Dopo una mezz’ora di cammino nella foresta, immersi nel chiasso della fauna locale, appare il fiume Mano, confine naturale con la Liberia. Il fiume, in questo caso, è il luogo dove risiedono i diavoli, i “debuls” nella lingua locale krio, entità dalle sembianze talvolta umane, visibili solo a coloro che posseggono una visione speciale, come il capo-villaggio Kemolai. I demoni della Sierra Leone sono lontani dalla figura maligna della cultura cristiana: sono spiriti millenari ai quali rivolgere le proprie offerte e preghiere per ottenere fortuna durante la ricerca dei diamanti o almeno protezione per i minatori durante il lavoro non privo di rischi.

Quelli del fiume Mano sono diamanti alluvionali, sedimentati nel terreno sottostante il corso d’acqua. È compito dei “tuffatori” immergersi per aspirare il pietrisco fuori dal letto del fiume con un apposita pompa. Dovendo operare ad una certa profondità, con un tubo per respirare legato alla vita e tenuto in bocca, il pericolo di annegare è concreto.

Abu è un tuffatore, ha 21 anni e vive a Dukor: “Una volta mentre ero sott’acqua il tubo si è incagliato, ero bloccato e non riuscivo più a respirare. Stavo per morire ma Salàmatu mi ha salvato”. Salàmatu è il diavolo del fiume Mano. “Quest’angolo di fiume dove lavoriamo è dove le donne dei villaggi si recavano per lavare i panni, per questo Sàlàmatu è una donna. È giovane, ha la pelle chiara e i capelli lunghi”, spiega Conteh, precisando che lui non l’ha mai vista ma è stato Kemolai a parlarne. E prosegue : “Ci sono vari diavoli nel fiume. Andando verso nord se ne trova uno dalla pelle nera, uomo, ma non lo conosco. Però so che molti sono uomini bianchi”.

Il riferimento alla carnagione bianca dei “debuls” è da interpretarsi risalendo alle origini dei rapporti sociali ed economici che il mondo occidentale intrattiene da oltre un centennio con la Sierra Leone. Secondo Lorenzo D’Angelo, antropologo dell’Università Milano-Bicocca, “la figura del debul drammatizza la relazione a distanza con gli stranieri, storicamente associati alla predazione delle risorse locali e delle vite umane. Questa regione è stata infatti al centro della tratta atlantica (tratta degli schiavi). In questa ottica non è forse un caso che questi spiriti abbiano le parvenze somatiche di tanti occidentali, che sono spesso gli utilizzatori finali dei diamanti. Per i minatori, queste pietre sono solo futile merce di scambio convertibile in denaro. A questo proposito è credenza diffusa che i diavoli sono i proprietari dei diamanti. Se gratificati dalle offerte dei minatori possono lasciare che questi trovino le gemme preziose. Dunque queste figure fantasmagoriche aprono orizzonti di riflessione sulla società capitalista, della quale rappresentano, in parte, i paradossi”.

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I “tuffatori” pronti ad immergersi. Lavorano a turni di 30-40 minuti: operare sott’acqua è infatti faticoso e rimanere immersi a lungo può divenire un pericolo.


Biscotti e tamarindo

Tutti i minatori sono ora giunti al fiume. Conteh richiama all’attenzione i più giovani, intenti a scherzare tra di loro nell’attesa. Sarà lui a dirigere il rituale. Il setaccio, il principale strumento di lavoro, è un simbolo importante nella pratica propiziatoria: rappresenta il materializzarsi (o meno) delle speranze che i minatori ripongono nella ricerca. È su di esso che, dopo avervi lavato il pietrisco raccolto dal fiume, si troveranno per grazia dei diavoli le ambite gemme.

Conteh prende il setaccio e lo posa sulle ginocchia di Idrisa, uno dei tuffatori seduto su un legno; attorno a quest’ultimo si radunano tutti gli altri. È ancora il capo del gruppo che prende dei biscotti e li mette dentro il setaccio; poi estrae dalla sua borsa alcune buste di plastica contenenti una bevanda rossastra e le poggia per terra in riva al fiume. La bevanda è succo di tamarindo, noto come “tombe juice”, venduto qua e là per le strade della Sierra Leone; oggi rappresenta il sangue dei minatori. Nel gruppo cala il silenzio: gli unici suoni sono quelli della natura rumorosa. I minatori rivolgono le braccia verso l’alto, coi gomiti piegati e le mani distese; alcuni chiudono gli occhi. Conteh inizia a pregare in arabo recitando alcuni passi del corano; alla fine di ogni versetto il gruppo ripete in coro la takbira , la frase “Allah è grande” .

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I minatori riuniti in preghiera attorno al setaccio si rivolgono a Salàmatu. Mohammed Conteh (sulla destra) dirige il rituale.

Nonostante siano musulmani, in questa zona orientale del Paese dove l’islam è la religione più praticata, nessuno dei minatori parla davvero l’arabo. Conoscono solo poche frasi sufficienti a svolgere le preghiere quotidiane. Allah è dunque il destinatario ultimo delle preghiere, rivoltegli tramite lo spirito di Salàmatu, che a sua volte riceve comandi da lui.

La preghiera termina dopo pochi minuti. Conteh prende il setaccio e lascia cadere i biscotti nel fiume, poi apre le buste di tombe juice e versa in acqua anche il “sangue”. Salàmatu, che riceve in dono i biscotti dal setaccio, darà in cambio al setaccio la sua benedizione, mentre in cambio del sangue-tamarindo i minatori riceveranno le forze necessarie per affrontare la giornata di lavoro. Queste pratiche animiste possono sembrare in contraddizione con l’islam ma in realtà come sottolinea l’antropologo D’Angelo: “Il Corano menziona una specifica categoria di spiriti detti ‘djinn’, esseri invisibili creati da Allah che possono interagire col mondo reale manifestandosi con le parvenze degli esseri umani, e che i minatori possono chiamare genericamente debuls”. Conteh precisa che questo rituale è di entità ridotta e non dispendioso. Sono altri i momenti in cui si fanno offerte più significative.

“Ad inizio stagione sacrifichiamo una pecora in riva al fiume. I piedi, la testa ed il sangue li gettiamo in acqua. Facciamo un buco nel terreno e vi versiamo ancora il sangue dell’animale, per essere sicuri che sia attraverso l’acqua che la terra Salàmatu riceva la nostra offerta. In questa occasione gli abitanti di Dukor si uniscono a noi per danzare e pregare. Tutto questo costa molti soldi”. I tuffatori sono già in acqua, le pompe idrovore in funzione, il setaccio pronto.

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Fooday (39) spala nel setaccio il pietrisco aspirato dai tuffatori. Abu (18) nonostante la giovane età ha già imparato a distinguere le gemme , di vario colore e sfumature, dalle altre pietre senza valore. La ricerca dei diamanti non richiede esperienza o strumenti sofisticati. Pale, setacci e poco altro bastano per adoperarsi in una miniera artigianale. Poichè non è possibile conoscere quali sono le zone dove trovare con più facilità le gemme la presenza dei diavoli riveste un ruolo importante nella scelta dei luoghi di lavoro.

Sebbene l’attività dei minatori si svolga in contesti remoti, dove l’educazione è povera e le credenze prevalgono sulla conoscenza, molti di loro sanno che i rituali sono solo superstizioni da rispettare come imperativo. Rimane comunque difficile stabilire in che misura queste pratiche siano per i cercatori semplice folklore o intima convinzione di relazionarsi col mondo innaturale dei diavoli. “Sai, io non credo a questi spiriti, ma devo seguire la tradizione”, dice Conteh mentre supervisiona i lavori. Poi aggiunge: “La prossima volta devo comprare qualcosa di meglio dei biscotti. Non stiamo avendo molta fortuna”.

  • Italo Balbo

    L’ex Ministro Kyenge ha di recente affermato che : “L’Africa è il futuro dell’Europa”. In effetti le politiche di pauperizzazione selvaggia attuate dal PD negli ultimi 10 anni le danno ragione.

    • montezuma

      Quando hai ragione … Non posso che dartela.

    • Georgi Mihaylov

      il futuro del europa sono di nuovo i campi di concentramento.

    • BlackSail33

      L’africa con questo andazzo sarà il virus che distruggera’ l’europa. Dopo che hanno preso il potere in Rhodesia l’hanno ridotta alla fame, come vogliono fare in Sud Africa, con l’espropio delle terre ai farmer bianchi fara’ la stessa fine. Mi piacerebbe sapere cosa ha dato l’africa per lo sviluppo e l’evoluzione dell’umanita’. A me sembra zero.

      • dottor Strange

        condivido al 100%

      • Carlo Raab

        Beh secondo gli antropologi, dall’Africa proviene proprio la specie Homo Sapiens che ha poi dato luogo alla moderna umanità. Inoltre dalla Valle del Nilo proviene la civilizzazione egizia che è poi alla base della nostra civiltà occidentale. Non sono cose da poco, ma l’elogio si ferma qui. Grazie allo sfruttamento Turco in Nordafrica e poi Europeo nel resto del continente, lo sviluppo delle varie civiltà africane si è bloccato da tempo, caso lampante dove le colpe dei padri e dei nonni ora ricadono su figli e nipoti. A peggiorare le cose il buonismo occidentale, auto-colpevolista, che ha fatto di tutto per fermare carestie e epidemie in Africa senza preoccuparsi di dar luogo a uno sviluppo economico ordinato. La somma di tutti questi errori degli occidentali in Africa è una pressione demografica e economica destinata ad ingolfare l’Europa e il resto del mondo se appena 1200 milioni di Africani si mettono in moto. Senza un deciso blocco navale e la correzione di tutti quegli errori, una seconda o terza migrazione di massa dall’Africa è inevitabile.

        • Italo Balbo

          Quindi se gli africani proliferano come conigli infischiandosene della sorte della prole la responsabilità e dei cattivoni Europei che hanno l’obbligo di mantenere i frutti dei lombi negroidi ? Che baggianata !

          • Carlo Raab

            Non è una baggianata, è quello che ci insegna la storia. Non ho detto che abbiamo l’obbligo di mantenerli come auto-inflitta punizione delle colpe dei nostri nonni. Mettere un blocco navale è doveroso, loro sono 1200 milioni e noi 540, allo stesso tempo va imposto alle multinazionali USA di piantarla di mettere etnia contro etnia e di cooperare per uno sviluppo autoctono in Africa.

          • Italo Balbo

            Infatti, veda sopra, cordialità.

        • Paolo Ventura

          “Grazie allo sfruttamento Turco in Nordafrica e poi Europeo nel resto del continente, lo sviluppo delle varie civiltà africane si è bloccato da tempo”

          Sull’Africa so ben poco, tuttavia mi risulterebbe che questo presunto “sviluppo bloccato” sarebbe poca cosa; non hanno mai elaborato una scrittura africana, non hanno mai inventato la ruota.
          Se sbaglio attendo correzione.

          • Italo Balbo
          • Carlo Raab

            Non è strano, è il risultato del clima e dello sviluppo storico. Non mi sembra che gli Europei abbiano fatto avanzare di molto le regioni occupate nella fascia tra i due Tropici. Resta il fatto che sia Homo Sapiens che la Civiltà Occidentale (inizialmente Egizia) uscirono dall’Africa. Quella a cui stiamo assistendo è una nuova migrazione di massa, fomentata dagli errori dei nostri predecessori. Non sto certo asserendo che sia inarrestabile …Al contrario, va arrestata o faremo la fine dei Neanderthal.

          • Italo Balbo

            Che la specie Homo Sapiens sia originaria dell’Africa è solo una delle tante teorie. Un’archeologa italiana, Margherita Mussi, studiando l’industria litica acheuleana, quella tradizionalmente associata a homo erectus, è giunta alla conclusione che esistono due acheuleani, quello africano più primitivo associato a homo erectus, e quello più progredito, eurasiatico, da attribuire al più evoluto homo heidelbergensis che avrebbe poi dato origine a sapiens.
            Questa ricerca dovrebbe essere il tassello mancante del quadro delle nostre origini, nonché la pietra tombale definitiva della “teoria” dell’Out of Africa, infatti chiarisce che la “specie fantasma” da cui i neri africani avrebbero ereditato la variante “africana” della proteina MUC7 scoperta dai ricercatori dell’università di Buffalo e con cui i sapiens provenienti dall’Eurasia si sarebbero incrociati, altri non sarebbe che il “vecchio” homo erectus…. Per lo sviluppo portato dagli Europei in Africa sommessamente Le ricordo che quel poco di infrastrutture ed industrie che esistono in Africa sono un’eredità del colonialismo Europeo. Sono assolutamente d’accordo sul terzo punto: occorre fermare ad ogni costo l’immigrazione.

          • Carlo Raab

            Stiamo discutendo su dei dettagli. Da quel che ho letto, le migrazioni di massa Out of Africa furono infatti due, il che spiegherebbe lo sviluppo nelle zone temperate di un primo incrocio tra Homo Herectus e i Neanderthal. Sta di fatto che non esistono resti riconosciuti di Homo Sapiens autoctono fuori dall’Africa e che esistono differenze genetiche molto maggiori tra i diversi popoli africani che tra quelli Africani e quelli fuori dal continente “nero”. Il che indicherebbe che l’ipotesi Out of Africa è ancora quella che meglio spiega i dati disponibili. Quanto all’apporto degli Europei in Africa e altre zone della fascia tra i Tropici, non mi riferivo alle infrastrutture (necessarie per lo sfruttamento) quanto a sviluppo economico autoctono, chiaramente nemico dello sfruttamento.

          • Italo Balbo

            Per prima cosa, il grosso pubblico ignora che esistono due versioni, Out of Africa I e Out of Africa II: la prima sostiene l’uscita dell’umanità dall’Africa a livello di Homo erectus, milioni o centinaia di migliaia di anni fa, la seconda la provenienza dal Continente Nero di un Homo già sapiens alcune decine di migliaia di anni fa.Non è la stessa cosa, e la seconda nasconde la sua mancanza di credibilità dietro l’omonimia con la prima, è in pratica un trucco, un truffaldino gioco delle tre carte.Il più antico essere che possiamo riconoscere come umano, l’Homo erectus (dato che né il cosiddetto homo abilis – inventato più che scoperto da Louis e Richard Leakey – né il cosiddetto “uomo di Naledi” mostrano caratteristiche che il distinguano realmente dagli ominidi australopitechi) potrebbe aver avuto origine in Africa (ma anche no, dato che sappiamo che l’areale degli ominidi era molto più vasto, includendo almeno le parti climaticamente più favorevoli dell’Eurasia, come l’Europa mediterranea e il subcontinente indiano, e pensate al fastidio che ha dato negli ambienti “democratici” la scoperta di El Greco), ma siamo a un livello di antichità tale da fare venire meno lo scopo “antirazzista” di questa teoria, se l’uscita dall’Africa fosse avvenuta a livello di Erectus, milioni di anni fa, prima che l’homo sapiens cominciasse a esistere, ci sarebbe stato comunque tutto il tempo per una differenziazione razziale, che la “teoria” dell’Out of Africa II è stata costruita apposta per negare.Ora noi abbiamo la prova provata che l’Out of Africa II è falsa, e grazie al ritrovamenti di El Greco e alle impronte cretesi, anche l’Out of Africa I non è mica poi così tanto credibile, ma questo non è ancora tutto.Se l’ipotesi dell’origine africana della nostra specie si basa su di un espediente truffaldino, la confusione fra due teorie in realtà molto diverse, per trasformarla nell’asserzione che “veniamo dai neri” ,peraltro lasciata ai media e che nessun ricercatore si sogna di fare esplicitamente in questi termini, occorre ancora un altro espediente, ossia un’ulteriore deliberata confusione fra “africano” in senso geografico e “nero” in senso antropologico, un trucco nel trucco, potremmo dire.
            Le ultime ricerche paleoantropologiche smentiscono chiaramente tutte queste illazioni, e se la partita fosse soltanto in termini scientifici, essa sarebbe certamente chiusa, ma noi sappiamo che al sistema di potere che sta dietro al sistema accademico ed educativo e a quello dei media, la verità in quanto tale non interessa per nulla, e che continuerà a diffondere le menzogne che gli fanno più comodo, che le razze umane non esistono e che tutti noi siamo soltanto dei “neri sbiancati”, allo scopo di ottundere le nostre coscienze, per indurci ad accettare quanto meno con rassegnazione la sostituzione etnica in atto.

          • Italo Balbo

            Trova sul sito ereticamente net una trattazione in 72 parti dell’argomento, a cura del Professor Fabio Calabrese, con riferimenti alle più recenti, ma poco note, ricerche paleontologiche, Buona lettura.

          • Emilia2

            Puo’ darsi che l’Homo Sapiens sia uscito dall’Africa, perche’, essendo Sapiens, non ci si trovava bene. E pero’ e’ vero che la migrazione di massa odierna e’ dovuta ai nostri errori, perche’ abbiamo dato agli Africani subsahariani (ripeto, l’Egitto non c’entra) medicine per ridurre la mortalita’, ma non i preservativi.

          • Paolo Ventura

            Infatti, uno squilibrio fra abbattimento della mortalità infantile e un allungamento della vita media non bilanciato da una capacità economica di auto sostentamento sufficiente.

          • Emilia2

            E anche un’insistenza a mettere al mondo tanti figli come quando la mortalita’ era altissima (dicono, per dimostrare la propria virilita’)

          • Paolo Ventura

            Sicuramente c’è anche questa componente. Un’altra componente mi sembra sia il fatto che nei paesi sottosviluppati o in via di sviluppo che mancano della “previdenza sociale” il fatto di avere tanti figli funzione in chiave sostitutiva.

          • Isabella De Silvestro

            Quale sarebbe la fonte di quest’idiozia?

          • Italo Balbo

            Faccia un piccolo sforzo, la trova citata dopo i : che seguono la parola Source…da li usi google se desidera approfondire, ma non si sforzi troppo mai sia che le venga un mal di testa.

          • Carlo Raab

            I geroglifici, lo ieratico ecc. sono scritture egizie e quindi africane se non sbaglio, inoltre la ruota fu inventata in Mesopotamia e veniva usata dagli Egizi. I popoli dell’Asia Centrale portarono il cavallo come animale da tiro quando in Mesopotamia e Valle del Nilo veniva già usato l’asino. Il mio riferimento era al dominio Turco su tutto il Nordafrica che già era stato degli Arabi: il risultato fu il completo stallo (millenario) della civiltà in quelle regioni. Quanto all’ Africa Nera, vi furono civiltà locali con una loro scrittura autoctona, completamente soffocate dalle invasioni dal Nord.

          • Paolo Ventura

            Lei pasticcia un po; l’Africa in questione è l’Africa nera sub sahriana ovvero quella tagliata fuori geograficamente e climaticamente dai grandi sommovimenti euro asiatici est-ovest e dal traffico marittimo Mediterraneo.
            Ma che cavolo centra poi la Mesopotamia con l’Africa lo sa Lei e forse la madonna.

          • Franco Bernardini

            Non sbaglia affatto. I motivi del mancato sviluppo dell’Africa sono noti. L’africano non ha mai dovuto lavorare, escludendo l’Egitto, in quanto per la soddisfazione dei bisogni primari egli ha sempre avuto tutta l’alimentazione necessaria disponibile, non ha dovuto riscaldare le case, non si è mai preoccupato di mettere fieno in cascina per l’inverno; non c’è inverno. Solo dalla fine della 2^ guerra mondiale i suoi bisogni secondari sono arrivati causa del Consumismo creato dal mondo occidentale (USA in primis). Nella tradizione era un Homo Felix, noi lo abbiamo rovinato con la modernizzazione.

          • cir

            infatti nella maggior parte dell’ africa i prodotti della terra si possono raccogliere tre volte ogni anno.Quando si ha cibo in abbondanza non ci si preoccupa del domani , ma si fanno figli…. fin che la situazione si rovescia.

          • Paolo Ventura

            Una situazione di grande fertilità della terra c’è anche in Indonesia e sopratutto a Giava dove il terreno di origine vulcanica ha una resa molto alta, eppure una civiltà ben più sofisticata i giavanesi l’hanno sviluppata, una tecnologia edilizia, il sofisticato artigianato che l’Africa nera non poteva neanche sognarsi; il tempio del Borobudur è qualcosa di impressionante.

        • BlackSail33

          Mi aspettavo questa obiezione, ma non è che la nostra civiltà ha preso origine da quella egiziana ma forse da quella greca. Ma escluso il Nilo il resto dell’africa non ha dato nulla in 2000 anni, ancora prima che venisse sfruttata e schiavizzata. Quando si vedono immagini di Mogadiscio il poco che c’è l’abbiamo costruito noi. Poi si sono solo scannati tra loro. E la nostra origine che arriva dall’africa è solo una teoria, che però con il politicamente corretto fa figo. Volevano governarsi? Si governino…e i risultati sono sotto gli occhi di tutti….

          • Carlo Raab

            Eh già, perché i Greci (diciamo prima di loro i Macedoni) non colonizzarono l’Antico Egitto assimilandone l’intera civiltà e le conoscenze, no, tutto autoctono e Made in Europe. Nemmeno i Romani furono mai in Egitto, certo … Fatto è che nel Mondo Antico il centro della civiltà era il Nordafrica e l’Asia Minore, anche ai tempi dell’Impero Bizzantino. Fu solo con l’aggressione dei Turchi Selgiuchidi che l’Oriente iniziò un rapido declino che continua tuttora grazie all’istallazione in Palestina del Nuovo Regno dei Turchi Cazari (Israele). Quanto alla teoria (certo, non vi è prova) dell’ Out of Africa per la moderna umanità, resta sempre la teoria più accreditata e che meglio spiega i dati esistenti. Questo non fa di noi Europei degli Africani, beninteso.

          • Emilia2

            L’Egitto non c’entra niente con l’Africa nera (e comunque non e’ vero che i Greci abbiano preso tutto dagli Egizi)

      • Carlo Linneo

        Credo non siano riusciti nemmeno a sviluppare una scrittura degna di questo nome. Forse credo non sia esclusivamente colpa loro, anche il clima ha avuto la sua parte. Difatti non devono aguzzare l’ingegno per risparmiare d’estate quello di cui avranno bisogno d’inverno.

    • unamattinamisonsvegliato

      L’Africa non è il futuro: è il passato remoto, e nessuno, dotato di normale intelletto, vuole che torni.

  • montezuma

    Con profondo rispetto, poi ci chiediamo perché in queste zone, ciclicamente, partono massacri incontrollabili? E perché questa gente viene sfruttata in maniera disumana? Gli Arabi che li rastrellavano per venderli ai negrieri, oggi li rastrellano per mandarli da noi.

    • Italo Balbo

      Forse sarebbe stato meglio per l’Africa la prosecuzione della politica del “Fardello dell’Uomo bianco” ma una delle conseguenze della sconfitta dell’Europa nella IIGM fu la sostituzione del colonialismo Europeo con il colonialismo economico delle multinazionali principalmente USA. Che per questi poteri il modello “Africa” possa e debba essere redditizio, per loro , s’intende, anche in Europa è davanti agli occhi di tutti: da lì lo smantellamento del welfare, la privatizzazione di tutto il privatizzabile ed il dumping salariale indotto dall’importazione di milioni di allogeni che viene imposta all’Europa.

      • thelegalguatemalanguy

        Di solito scrivi commenti illeggibili. Questa volta, hai ragione.

        • cir

          Italo Balbo ha sempre ragione.

      • Carlo Raab

        Interamente corretto. Questa nuova invasione dall’Africa è interamente pianificata, perché è arrestabile e senza un’inversione di tendenza collettiva da parte degli Europei questi spariranno esattamente come i Neanderthal.

        • montezuma

          Già, questa volta ha fatto un commento politicamente Scorretto che condivido.

      • montezuma

        Strano che sostenga quello che sosterrei io. Condivido.

        • Italo Balbo

          Direi più umano che strano, capita di dissentire su alcune cose e non su altre continuamente. Buona serata

    • Carlo Raab

      Va precisato che se gli Arabi rastrellavano le regioni dove venivano catturati gli schiavi, erano gli Ebrei a finanziare e instradare le navi cariche di “ebano umano” destinato alle piantagioni americane, che essi finanziavano. Leggere “The secret relationship between Jews and African Americans”. Solo questi uomini e donne potevano sopportare le condizioni di lavoro nelle piantagioni e in quei climi, d’altra parte, e per lungo tempo il cotone, lo zucchero e altre merci destinate al consumo di massa in Europa provenivano proprio dalle piantagioni. In altre parole, lo sfruttamento degli schiavi ha reso possibile lo sviluppo industriale in Europa e dietro entrambi c’erano i banchieri Ebrei e non gli Arabi.

      • montezuma

        Mi pareva che gli Ebrei brutti e cattivi venissero coinvolti. Con lo stesso criterio potremmo coinvolgere anche i Mongoli! Ma il senso del ridicolo sta scomparendo o sbaglio?

        • Carlo Raab

          Infatti, Ebrei moderni (Ashkenaziti, in grande maggioranza) e Mongoli (meglio detto, Finno-Turco-Mongoli) sono etnicamente collegati. Si legga Arthur Koestler o ancor meglio Shlomo Sand (The Invention of the Jewish People). E poi è inevitabile coinvolgere dei mercanti e finanzieri, chi altro poteva realizzare grandi imprese come lo schiavismo, le grandi piantagioni e la rivoluzione industriale in Europa, una volta tolta di mezzo l’aristocrazia autoctona? Allo stesso modo l’attuale invasione dall’Africa è finanziata dagli stessi spregevoli individui, che stanno organizzando una nuova tratta degli schiavi. E noi Europei, ignoranti della nostra stessa storia, subiamo e verremo cancellati.

          • montezuma

            Se posso condividere in parte la conclusione, la premessa mi sembra … quanto meno problematica.

          • Carlo Raab

            Si legga i testi citati e formi la sua opinione, lasciando da parte tutte le (im)possibili verifiche genetiche. La genetica delle popolazioni non è una scienza, diverse campagne di screening hanno portato a conclusioni contraddittorie. E poi, che c’entrano i marcatori genetici? Per intenderci, un mulatto che è nato da genitori e nonni nati in Europa (o in Brasile, o in USA …) non è certo un Africano, anche se i suoi geni lo direbbero. Allo stesso modo gli Ashkenaziti restano dei Turchi (nel senso esteso) per continuità etnica e culturale. E’ infatti sorprendente leggere sugli usi e costumi dell’antico popolo dei Turchi Cazari, da cui discendono, ed identificare i tratti culturali moderni degli Ashkenaziti. Per esempio, da sempre erano e sono dediti alla tratta degli schiavi, la religione adottata è quasi irrilevante.

          • Zorz.zorz

            Buon dì. L’attendibilità di Sand sui cazari è uguale a quella dei figli di Gesu e Maddalena di Dan Brown.Tutta questa spazzatura viene fagocitata da tutti quelli che vivono di preconcetti.Poi gli ugrofinnici sono popolazioni ” uraliche” che non vuol dire mongole o turche.Basta che un pi.rla dica una ca.gata e chi ha determinati pregiudizi se ne nutre .Stia bene e si abbeveri a fonti meno putride.

      • cir
  • Georgi Mihaylov

    l’ebola e malaria sole in africa non bastano, vanno infettati anche di peste bubbonica e colera, facciamo emigrare anche qualche altra epidemia di rinforzo, influenza asiatica e spagnola.

  • thelegalguatemalanguy

    La guerra civile in Sierra Leone termino’ quando l’ ONU ( si’, proprio l’ONU ) decise di affidarsi a mercenari . Il punto terminale si ebbe quando 60 professionisti misero fuori causa 1500 circa militari ribelli . L’ONU pago’ per quella operazione. Viva la guerra, viva la morte, viva il sacro mercenario.

    • tzilighelta

      ……Se guerriero sono nato, mercenario morirò. Senza scuse né rimpianti ho vissuto e me ne andrò. Quando all’ultima cartuccia la mia amata incontrerò, con lei in un sacco nero a casa me ne tornerò. Vive la mort, vive la guerre, vive le sacré mercenaire!

      • thelegalguatemalanguy

        Non ho bisogno di uno scopo per morire, ho bisogno di un motivo per vivere. Bienvenidos a el infierno.

      • Zeneize

        Ottimo, sparati, così non verrai più qui a disturbare.

      • Aleksandr Nevskij

        e soprattutto viva l’ano di tua moglie!

  • John C.

    A vedere quelli puo’ sembrare che la teoria dell’evoluzione ha trovato “l’anello mancante”.

  • Zeneize

    Articolo interessante, belle foto, grazie. Esiste anche una versione più lunga e con foto meno posate? Non importa se sono venute meno bene tecnicamente.

    • Jacopo Lentini

      Ciao, no mi spiace , non ci sono altre versioni dell’articolo.
      Sembrerà strano ma le foto sono state scattate senza chiedere ai soggetti di sistemarsi per lo scatto. Talvolta capita che si rivolgano spontaneamente alla camera quando vedono di essere ripresi . Grazie per l’interessamento.

  • la-gazza

    Mi dà tanto
    l’impressione che si usi il vecchio colonialismo, è finito nei
    fatti già da un secolo anche se formalmente negli anni 60 (quindi non proprio ieri), come
    alibi dagli africani per giustificare la loro incapacità. L’esempio
    più lampante è la Cina: anche lei ha subito il colonialismo, anche
    lì tutti andavano e prendevano quello che volevano. Oggi è una
    potenza mondiale. Gli stessi trascorsi passati ma destini diversi.
    Come mai? Già altri lettori hanno risposto chiaramente…

  • Franco

    questi sono i futuri italiani rispettateli..