Foto Vincenzo Livieri - LaPresse 
23-08-2018 - Roma
Politica
Mise. Conferenza stampa di Luigi Di Maio sulla questione Ilva. Nella foto Luigi Di Maio

Photo Vincenzo Livieri - LaPresse 
23-08-2018 - Rome
News
Luigi Di Maio press conference on Ilva steelplants. In the picture Luigi Di Maio

Di Maio segue Salvini e Moavero:
Egitto al centro della strategia italiana

Il vicepresidente del Consiglio, nonché ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico del governo Conte, Luigi Di Maio si è recato al Cairo nella giornata del 29 agosto per incontrare il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, proseguendo l’energica strategia diplomatica messa in atto dal nuovo governo italiano nei confronti del Paese nordafricano. Dopo il ministro dell’Intero Matteo Salvini e il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, infatti, Di Maio è stato il terzo esponente di peso del governo a recarsi al Cairo nel giro di quaranta giorni. Segno che per l’Italia l’Egitto non è solo un partner, ma anche un interlocutore di peso. Perché dall’ancora irrisolto caso Regeni al tema dei migranti, passando per un ampia e ramificata relazione economica, i dossier aperti che coinvolgono Roma e Il Cario sono numerosi e complessi.

Quali sviluppi per il caso Regeni?

Salvini, Moavero e Di Maio hanno, come era inevitabile, toccato la spinosa questione del caso Regeni nei colloqui con Al Sisi e i corrispettivi ministri egiziani. “Auspico che entro la fine dell’anno si possa arrivare a una svolta e che il prima possibile ci possa essere l’incontro tra le autorità giudiziarie”, ha sottolineato il leader del Movimento 5 Stelle per il quale “si deve accelerare”. 

Hanno suscitato invece polemiche le parole di Al Sisi sul ricercatore ucciso in Egitto due anni e mezzo fa. Nel colloquio con Di Maio, infatti, il rais egiziano avrebbe definito Regeni “uno di noi”, scatenando la reazione del portavoce di Amnesty Italia Riccardo Noury, che ha qualificato come “offensive e inaccettabili” le dichiarazioni, ritenendo che le cause che hanno portato alla morte di Regeni siano organiche alla linea di condotta degli apparati di sicurezza del regime autoritario del Cairo.

Di Maio punta sull’Egitto come partner commerciale

Come ha segnalato Claudia De Martino sul Fatto Quotidiano“sembra che il commercio bilaterale Italia-Egitto non sia mai andato così bene: +13,9% nel solo 2017 e l’obiettivo di puntare al target di 6 miliardi di interscambio dai 2,59 attuali (dichiarazione del ministro egiziano dell’Industria e commercio estero, Tarek Kabil, al Wto, dicembre 2017)”.

Su questo solco si è mosso Di Maio, che ha promosso con le autorità egiziane le relazioni economiche bilaterali. L’Italia è il secondo partner europeo dell’Egitto, il quarto mondiale, più di mille imprese italiane lavorano nel Paese e la cooperazione bilaterale in ambito commerciale, economico ed energetico è un obiettivo che l’Egitto vuole sviluppare, espandendo al rilancio del turismo italiano sul suo territorio e alla produzione manifatturiera un rapporto che, in ogni caso, vede un attore dominante, di caratura paragonabile a quella delle due diplomazie: l’Eni.

Di Maio elogia l’Eni e le sue attività in Egitto

Al termine del suo viaggio istituzionale, il Luigi Di Maio governativo ha messo da parte anni di retorica anti-petrolifera da parte della sua formazione per elogiare il ruolo cruciale giocato dall’Eni in Egitto. Come segnala Formiche“presente in Egitto dal 1954 attraverso la filiale Ieoc, la petrolifera italiana è la principale produttrice del Paese con 260mila boed di gas naturale al giorno. […] Ad agosto il ministro del Petrolio e le risorse minerali dell’Egitto, Tarek El-Molla, ha firmato tre nuovi accordi per l’esplorazione di petrolio e gas naturale nel Mediterraneo, Sahara Occidentale e il Nilo per circa 139,2 milioni di dollari”.

Al Sisi si è congratulato con Di Maio per il fatto che Eni sia stato il primo attore a sviluppare giacimenti giganti che stanno trasformando l’economia egiziana e la bilancia commerciale del Paese, tra cui spicca la vera e propria miniera di gas offshore “Zohr“, che renderà l’Egitto indipendente sotto il profilo energetico, e l’equivalente “Noor”, fonte di un redditizio capitale d’esportazione.

Italia ed Egitto partner tra Libia e Mediterraneo

Il trittico istituzionale italiano ha valorizzato l’alleanza geopolitica tra Roma e Il Cairo. Secondo il professor Riccardo Redaelli queste visite contribuiscono a “dare l’idea di come l’Italia voglia comportarsi nell’area mediterranea, un’idea che prima non sembrava molto chiara, nonostante l’importanza che questa continua a dare alla questione immigrazione dal punto di vista della sicurezza. Soffriamo evidentemente l’attivismo francese in Libia, che ormai si è rivelato essere un attivismo dichiaratamente anti-italiano. Sarebbe molto importante per l’Italia parlare con l’Egitto del problema del generale Haftar, che ci è apertamente contro e cura gli interessi dei francesi in Libia”.

La stabilizzazione della Libia è un imperativo categorico per l’Italia, che potrebbe in questo contesto usufruire dei buoni uffici di un Egitto dialogante. Su questo piano, Salvini e Moavero Milanesi hanno tentato di indirizzare la rotta. Il capo della diplomazia italiana ha elogiato  gli sforzi del Cairo per unire l’esercito libico e il lavoro per fortificare le istituzioni statali, la sicurezza e la stabilità del Paese nordafricano. 

Salvini, invece, si è focalizzato sulla cooperazione nella lotta al terrorismo e del contributo che l’Egitto potrebbe dare nel facilitare la riduzione dell’immigrazione clandestina, come del resto sottolineato nella sua intervista ad Al Jazeera.

La geopolitica securitaria del Nord Africa è campo di sovrapposizione di competenze tra i ministeri sin dall’era del dualismo Minniti-Alfano. Salvini e Moavero non fanno eccezione: in generale, si sta costituendo a partire da Egitto e Libia un utile cabina di regia da parte del governo italiano che riesce a unire in maniera virtuosa le istanze dei diversi dicasteri, sfruttando la notevole conoscenza dell’ambiente da parte degli apparati e delle burocrazie ministeriali. Scelte come la rimozione del direttore dell’Aise Alberto Manenti, che il ministro dell’Interno pare intenzionato a perfezionare a settembre, impoverirebbero un patrimonio di conoscenze nel decisivo settore dei servizi segreti. E l’Italia deve stare attenta: tutelare l’interesse nazionale significa anche valorizzare le personalità capaci di servire al meglio il Paese nei diversi teatri strategici.

  • Flavio Stilicone

    Vuoi vedere che i presunti dilettanti “populisti” se la cavano meglio dei “professionisti” che avevano prestato le basi a Sarkozy/Hillary (il duo Berlusconi-Napolitano) e che avevano richiamato l’ambasciatore egizio (Renzi)?

    Abbiamo finalmente smesso di fare i portaborse? Speriamo …