(FILES) In this file photo taken on April 26, 2018 the towers of German Company Deutsche Bank are pictured in Frankfurt, Germany.
Germany's biggest lender Deutsche Bank said on July 25, 2018 a major restructuring under its new chief executive was in full swing, as it confirmed second-quarter profits that beat analysts' previous expectations. / AFP PHOTO / Daniel ROLAND

Quell’ultima chance per salvare Deutsche Bank

Non ha fine la lunga fase di difficoltà per Deutsche Bank. Oggigiorno il nodo principale sembra essere legato al destino finale del principale gruppo bancario tedesco, reduce da anni di criticità nella gestione operativa, da una serie ininterrotta di scandali che hanno avuto il loro coronamento nel caso Danske Bank e da un progressivo deterioramento della sua posizione borsistica.

Il governo di Angela Merkel punta a correre ai ripari per evitare il collasso dell’istituto di Francoforte e, su iniziativa del  Ministro delle Finanza Olof Scholz, sta lavorando per condurre in porto una fusione con Commerzbank, altra importante banca vessata da numerose problematiche strutturali. La giornata dell’11 marzo si è aperta con un brillante rialzo per la prima banca tedesca come assets, che lievita in modo prepotente, con un guadagno del 3,01%, a causa delle notizie sempre più concrete sulla possibilità di una fusione. 

Come sottolinea Repubblicainfatti, ” il nuovo ad di Deutsche Bank Chistian Sewing, che ha lanciato in fretta un piano di riassetto interno focalizzato sul segmento commerciale e regionale, avrebbe abbandonato le resistenze all’idea di concludere la fusione già quest’anno, come invece gradirebbe il governo anche per mettere le due banche al riparo da una congiuntura in forte rallentamento, e dagli effetti che potrebbero prodursi sul credito alle piccole e medie imprese esportatrici”.

Scholz è uno sponsor convinto della fusione, che reputa fondamentale per rompere il circolo vizioso di entrate in calo, spese in aumento, rating in diminuzione e costi di finanziamento crescenti in cui Deutsche Bank rischia di rimanere intrappolata, ed è pronto a concretizzarla andando contro le prescrizioni della vigilanza unica della Bce, che nonostante la vicinanza fisica al primo gruppo bancario tedesco (sono entrambe basate a Francoforte) ha più volte ignorato le problematiche strutturali legate, principalmente, alla presenza di enormi quantità di derivati tossici nei suoi portafogli, ma ha fatto sentire la sua voce opponendosi all’idea della fusione con un gruppo tedesco, preferendo un’opzione estera. Del resto, vi è una quota importante di conflitto d’interessi: il governo tedesco è azionista al 15% di Commerzbank, e punta a cogliere due piccioni con una fava costruendo un colosso del credito capace di competere su scala globale.

A tal proposito, però, andrebbero superate importanti criticità. La prima è l’eccessivo ribasso di capitalizzazione dovuta, principalmente, al bagno di sangue borsistico che Deutsche Bank ha dovuto subire, bruciando il 90% della sua quotazione in dieci anni e riducendosi a poter contare su soli 15 miliardi di euro, con una leva di oltre uno a cento rispetto agli asset maneggiati. Secondo punto è la gestione operativa: “Il governo è anche preoccupato per la redditività delle attività dei prestiti corporate (quelli concessi alle grandi imprese) di Deutsche, alla luce dei crescenti costi di finanziamento e del deterioramento del rating”, scrive l’Agie certamente a questo poco potrebbe porre rimedio l’apporto di Commerzbank, il cui Ad Martin Zielke, ha gettato la spugna su quasi tutti glii obiettivi di redditività per il 2020.

Infine vi è il dubbio sul recepimento della fusione sui mercati internazionali: “Cerberus, il fondo di private equity americano, è uno dei maggiori azionisti di entrambe le banche. Secondo fonti bancarie la società Usa sarebbe d’accordo con la fusione. Tuttavia, Cerberus ha pochi alleati. Altri cinque dei principali 10 azionisti di Deutsche hanno dichiarato al Financial Times che sono molto scettici nei confronti di una fusione, o che sono fermamente contrari. Anche Verdi, l’unione del settore dei servizi della Germania, è contro la fusione”. Lo scenario è liquido e in continua evoluzione. E Deutsche Bank cerca di aprire, con la mossa della fusione, alla finanza Usa che l’ha messa all’angolo dopo la svolta antitedesca dell’amministrazione Trump. Tuttavia, la strada verso il risanamento rimane lunga e tortuosa. E Deutsche Bank continua a essere il “malato d’Europa”: la principale minaccia alla stabilità finanziaria del Vecchio Continente.