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Deir Ez Zour ora è una città libera
Assad verso la vittoria finale

Due mesi in cui lo scenario è diametralmente cambiato, completamente mutato rispetto ad una situazione che invece perdurava da almeno quattro anni: Deir Ez Zour, oramai interamente conquistata dall’esercito siriano e quasi del tutto messa in sicurezza, fino allo scorso 5 settembre viveva come su un’isola circondata unicamente da nemici i quali, dal 2013 in poi, hanno provato a conquistarla con attacchi quasi quotidiani. L’ISIS ha dominato in lungo e largo nel deserto attorno il capoluogo più orientale della Siria, ma la città ha sempre resistito guidata da un punto di riferimento cruciale come il generale Issam Zahreddine; poi, per l’appunto, i rapidi mutamenti che hanno ribaltato le sorti della battaglia: il 6 settembre le truppe fedeli al presidente Assad hanno rotto l’assedio ridando fiato e speranza ad almeno duecentomila abitanti che hanno vissuto per anni sotto la minaccia jihadista, il 18 ottobre scorso invece è arrivata la tragica morte proprio del generale Zahreddine e, infine, nelle scorse ore il ritorno dello sventolio delle bandiere siriane in tutti i quartieri ancora in mano al califfato.

La presenza jihadista allontanata per sempre da Deir Ez Zour

Quando il 6 settembre le Tiger Force, l’unità d’élite dell’esercito siriano, hanno incontrato gli uomini assediati guidati da Issam Zahreddine, davanti ai loro occhi si è mostrata una città non solo provata dai continui attacchi dell’ISIS e da condizioni di vita disumane grazie ad una quotidianità aggrappata agli aiuti provenienti dal cielo, bensì anche una Deir Ez Zour in parte occupata dalle forze fedeli al califfo Al Baghdadi. Il cento urbano infatti, anche se ha resistito all’assedio islamista, negli anni ha visto diversi propri quartieri dominati dalla furia dei miliziani con le bandiere nere; quando gli assalti, specie in alcuni dei periodi dei tre anni di assedio, venivano effettuati in maniera dura ed in condizioni di superiorità numerica, l’esercito siriano è stato costretto ad abbandonare alcune zone di Deir Ez Zour, trincerandosi soprattutto nella parte occidentale della città e nell’aeroporto militare la cui operatività è stata fino all’ultimo fondamentale per evitare la capitolazione definitiva del capoluogo.  

Una volta terminato l’assedio dunque, si è subito compresa la necessità di procedere alla liberazione totale del centro urbano da ogni presenza dell’ISIS; è proprio per questo motivo che lo scorso 18 ottobre il generale Zahreddine ha trovato la morte: l’eroe anti califfato stava perlustrando l’isola di Saker, la quale si trova lungo il percorso dell’Eufrate a pochi chilometri dal centro cittadino, quando una mina ha provocato l’esplosione del mezzo su cui viaggiava. I suoi uomini però, nel giro di pochi giorni, hanno onorato in qualche modo la sua memoria conquistando l’isola e, in tal modo, hanno permesso di trasformare definitivamente l’ISIS da forza assediante a forza assediata; la vera svolta dunque, si è avuta con la presa in possesso dell’isolotto dove ha trovato la morte il generale simbolo della resistenza di Deir Ez Zour. Con l’isola di Saker in mano governativa, sono bastate poche ore per rimettere in sicurezza l’intera città: gli ultimi quartieri in mano ai terroristi, che comprendevano tra gli altri anche quelli del vecchio aeroporto e della zona centrale, sono stati espugnati e Deir Ez Zour può essere considerata a tutti gli effetti non più città martire, bensì città libera.

Deir Ez Zour ritrova la quotidianità: in città fanno rientro anche i cristiani

Cibo lanciato dagli aerei russi o siriani, acqua distribuita tramite un precario acquedotto i cui pozzi venivano presi d’assalto dai cittadini con in mano bidoni e contenitori, senza contare il costante rumore della guerra contrassegnato dal sottofondo di bombe e colpi d’artiglieria: la vita sotto assedio, per Deir Ez Zour, è stata contraddistinta da questi tragici elementi ma anche da uno spirito di resistenza che ha fatto vivere in simbiosi la popolazione con gli uomini di Zahreddine. “Viviamo come delle bestie in gabbia – dichiarava ad una troupe di Russia Today, riuscita ad entrare in città durante l’assedio, una donna che piangendo faceva la fila per aspettare il proprio turno per l’acqua – Non è vita questa qui”; adesso il quadro, anche su questo versante, sembra essere radicalmente mutato. La fine dell’assedio non ha voluto dire la fine della guerra per i cittadini di Deir Ez Zour, visto che il tragico sottofondo del conflitto ha continuato a scandire la quotidianità per via degli scontri volti ad eliminare le ultime presenze jihadiste: pur tuttavia, quando il 6 settembre le Tiger Force sono entrate in città, la popolazione ha potuto nuovamente iniziare ad immaginare un futuro normale.

E’ arrivata l’acqua, sono aumentate le forniture di cibo, non si è più dovuto attendere alcun aereo per avere accesso ai beni primari e fondamentali: dettagli quasi scontati per una città in tempo di pace che, per Deir Ez Zour, sono diventate subito nuove conquiste e nuove speranze per riprendere un’esistenza normale. La cacciata definitiva dell’ISIS e l’intera liberazione della città, faranno per la prima volta vivere dopo quattro anni i residenti di questo capoluogo senza l’incubo della guerra, senza i rumori delle battaglie e senza dover vedere il proprio centro urbano costellato di posti di blocco, barriere e trincee; in poche parole, è arrivato adesso il momento di pensare a ricostruire e non più a sopravvivere. In questo contesto, a vincere non è stato soltanto l’esercito siriano ma anche l’intera società di questa città che, grazie al suo posizionamento ed alla sua storia fatta di commerci ed interscambi, ha visto sempre la pacifica convivenza di numerose etnie e di diversi credi religiosi; in tal senso, ha destato positivo scalpore la foto diffusa via Twitter nei giorni scorsi in cui una comitiva di cristiani rientrava a Deir Ez Zour tornando, in questo modo, a ripopolare una comunità religiosa da decenni ben integrata da queste parti e che, al contrario, l’ISIS ha invece cercato di annientare con torture ed uccisioni.

Per il califfato, Deir Ez Zour doveva diventare la nuova capitale ma, dopo quattro anni di assedio, la città è diventata una vero e proprio cimitero per i miliziani: in migliaia sono stati uccisi durante i tanti assalti jihadisti e, adesso, hanno visto quei quartieri del capoluogo orientale ancora nelle loro mani essere espugnati dai governativi. Deir Ez Zour è tornata libera ed è tornata, dopo tanto tempo, ad essere comunità: a guerra finita, quanto fatto dai suoi cittadini e dal generale Zahreddine verrà, molto probabilmente, elevato al rango di massimo esempio di resistenza alla furia dei terroristi.

  • Mr.Joe

    Israele, Arabia Saudita, e USA in prima fila….rosicate!!!!!!

    • bruno

      adesso arrivano le parolacce di albert nola e anita mueller

      • Mr.Joe

        La peste-bot della Mueller è stata messa al posto…bloccata! Il Cardellino, invece, è sparito, forse trasformatosi in un altro rompic*glione.

  • dottor Strange

    tutto è bene quello che finisce bene

  • johnny rotten

    L’epopea di Deir Ezzor sarà portata ad esempio di città resistente per lunghissimo tempo, al pari di Leningrado e Stalingrado!

  • Zara Portnoff

    Grazie ai russi.

  • Nerone2

    Che i Zionisti pagassero i cocci ora!

    • AlbertNola

      Ama i sionisti come te stesso!

  • Demy M

    Adesso israelusati dichiareranno guerra alla Siria e suoi Alleati.

    • Divoll79

      Si spera che Putin riporti NetanYahoo a piu’ miti consigli.

      • AlbertNola

        Netanjahu è il miglior politico esistente!

        • Ling Noi

          Barolo, barolo barolo…

    • Italo Balbo

      Una piccola nota: tecnicamente Israele e Siria sono in guerra, il trattato di pace tra i due Stati, dopo l’aggressione israeliana del 1967 e l’occupazione delle alture del Golan, non è mai stato firmato. E’ grazie alle truppe ONU, tra cui spiccano per impegno e professionalità dimostrate nei decenni, quelle italiane, che tra i due belligeranti vi sia una tregua.

      • AlbertNola

        Israele non ha mai aggredito nessuno!

  • Italo Balbo

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