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Deir Ez Zour, l’esercito siriano avanza:
riconquistata anche l’isola di Saker

Issam Zahreddine è caduto proprio per espugnare quella piccola isola posta tra la periferia di Deir Ez Zour e la riva destra del fiume Eufrate; il riferimento è all’isola di Saker, a pochi chilometri dal centro del capoluogo più orientale della Siria, lo stesso difeso per quattro anni dal generale sopra citato il quale è riuscito ad evitare gli assalti dell’ISIS che ininterrottamente dal 2014 prendevano di mira la città. In questa piccola isola, i miliziani del califfato avevano di fatto installato diverse basi da cui partivano gli attacchi verso Deir Ez Zour e, prima di andar via, hanno minato quasi interamente il suo territorio al fine di rallentare l’avanzata governativa ed impedire alle truppe di Assad di trovare, proprio lungo le coste di Saker, una facile rampa di lancio verso la riva opposta dell’Eufrate; Issam Zahreddine, dopo aver portato a termine il suo principale compito di difesa di Deir Ez Zour, è morto mentre perlustrava questa piccola isola al fine di rintracciare i percorsi più agevoli per una definitiva riconquista.

L’isola riconquistata ad una settimana esatta dalla morte di Zahreddine

Spesso è lo stesso destino a scrivere pagine suggestive in grado di indirizzare la lettura di un determinato momento storico; se la Siria intera ha pianto la morte del suo generale eroe anti ISIS, a Deir Ez Zour la figura di Issam Zahreddine appare più viva e contemporanea che mai con i suoi soldati che hanno continuato il suo lavoro arrivando alla completa riconquista dell’isola di Saker. Ad una settimana dall’esplosione letale causata da una delle mine lasciate dall’ISIS sull’isolotto fluviale, le forze comandate appena pochi giorni fa dal generale Zahreddine hanno ripreso l’intera zona compresa tra Saker ed il quartiere di Al Sina; la battaglia per la completa liberazione di Deir Ez Zour va quindi avanti: la riconquista di queste due località appare un duro colpo per gli ultimi miliziani del califfato rimasti in città e la loro capacità offensiva è ridotta al minimo.

Il ritorno delle bandiere siriane tra Saker ed Al Sina, non appare soltanto un omaggio dei soldati al loro generale, ma quasi un vero e proprio lavoro svolto con ancora nelle orecchie gli ordini ed i consigli dati da Zahreddine mentre perlustrava gli ultimi quartieri del capoluogo orientale della Siria da riconquistare. Sunniti, sciiti, drusi e cristiani, tutte le varie componenti dell’esercito siriano a Deir Ez Zour stanno mandando avanti l’impresa iniziata quattro anni fa come resistenza all’assedio dei terroristi e che adesso sta proseguendo come veloce e rapida riconquista di tutti i territori caduti tra il 2014 ed il 2015 nelle grinfie del califfato; oltre al grande significato simbolico collegato alla scomparsa del generale Zahreddine, la conquista di Saker ed Al Sina rappresenta il definitivo accerchiamento delle truppe dell’ISIS presenti nella periferia di Deir e, di conseguenza, il tutto potrebbe far propendere a favore di un avanzamento delle forze di Damasco che nel giro di poche settimane varrebbe la definitiva ripresa del capoluogo più orientale del paese.

La riconquista procede anche nella provincia di Deir Ez Zour

Non solo la città, ma anche il suo vasto territorio circostante rurale e desertico: le mire dei soldati fedeli al presidente Assad in queste ore si stanno espandendo di fatto su tutta la provincia di Deir Ez Zour, la quale fino all’inizio della scorsa estate sembrava oramai persa o comunque molto lontana da una definitiva riconquista. In particolare, le truppe di Damasco avanzano sia a sud del capoluogo che nelle remote lande confinanti con la provincia di Homs, lì dove nella giornata di lunedì è stata ripresa la strategica ‘Stazione di pompaggio T2’, ricadente lungo il gasdotto che dall’Iraq giunge nella capitale siriana; da almeno cinque mesi le forze governative hanno provato più volte a riprendere questa importante infrastruttura ed adesso, nonostante i contrattacchi jihadisti e grazie anche al supporto degli Hezbollah libanesi ed altre forze paramilitari, per i soldati lealisti si apre la prospettiva di avanzare rapidamente nel territorio desertico che dalle frontiere irachene giunge fino alle sponde del fiume Eufrate.

A sud di Deir Ez Zour invece, si avanza lungo le roccaforti che si trovano sulla riva di sinistra dell’Eufrate: dopo la presa di Al Mayadin, nel mirino dei soldati siriani adesso si trovano le cittadine di Al Qurayya ed Al Asharah, entrambe strategiche ed importanti per la loro posizione e per il fatto di trovarsi esattamente a metà strada tra il capoluogo di provincia e la cittadina di frontiera di Abu Kamal. Scenario diverso invece sull’altra sponda dell’Eufrate: l’ISIS arretra anche qui, ma lascia spazio alle forze filo curde dell’SDF, le quali puntano ai campi petroliferi che si trovano in questo estremo lembo di territorio siriano; c’è chi parla di accordi sotto banco tra russi ed americani per fare dell’Eufrate una vera e propria zona di confine tra le rispettive aree di influenza, pur tuttavia questa ipotesi al momento non è dimostrabile, così come è impossibile dire se tanto le popolazioni arabe locali quanto lo stesso governo siriano rivendicheranno come propri questi territori dopo la cacciata dell’ISIS.

A prescindere da come evolverà lo scenario bellico sul fronte di Deir Ez Zor, di certo la figura di Zahreddine rimarrà importante e vitale tanto per i soldati quanto per i cittadini di questa provincia: ogni azione, ogni riconquista ed ogni villaggio recuperato dalla morsa del terrorismo jihadista, sarà di fatto una prosecuzione del lavoro che il generale ha compiuto fin quando una mina ne ha comportato la morte in quell’isola di Saker che, per l’appunto, seguendo un incredibile quanto suggestivo incrocio del destino, è stata poi liberata ad una settimana esatta dal tragico incidente.