Thailandia, tra i dannati infetti da Hiv
tra superstizione e prevenzione

(Da Rayong, Thailandia) – Padre Giovanni Contarin dell’ordine dei Camilliani – che ora gestisce una casa per anziani a Korat, nel nord della Thailandia –, nel 1996 ha aperto a Rayong il primo centro di accoglienza per i malati di Hiv-Aids del Paese. Qualche tempo indietro aveva provato a farlo vicino a Bangkok, ma l’esperienza era finita nel peggiore dei modi. Inizialmente le minacce, poi l’esplosione di un ordigno proprio di fronte alla struttura. L’obiettivo è intimidatorio: “Non siete i benvenuti”. Le ragioni si rintracciano radicate nella cultura thailandese, che in gran parte considera il virus come una sorta di punizione inflitta all’individuo per la propria condotta dissoluta nella vita precedente. Per questo le persone sieropositive venivano spesso abbandonate e rifiutate dal tessuto sano della popolazione. Ma il missionario italiano è determinato. Non si arrende e decide di aprire il centro duecento chilometri più a sud, in una zona con un’elevata percentuale di casi di infezione da Hiv, classificata tra le prime cinque della Nazione.

“Li accompagnavamo alla morte con dolcezza”

In Thailandia fino a un po’ di anni fa non c’era scampo per le persone affette. Contrarre il virus dell’Hiv equivaleva a ricevere una condanna a morte. Il destino di questi malati, uomini, donne e bambini, era segnato. Morire era l’unico epilogo possibile. E Giovanni Contarin non poteva fare altro che accompagnare fino all’ultimo respiro i sofferenti. L’esordio della sua attività al loro fianco è stato, infatti, quello di renderne dignitosa la morte, tenendoli per mano uno per uno, con compassione e dolcezza. Lo ha fatto per dieci lunghi anni. “A quei tempi era quasi impossibile accedere alle cure antiretrovirali”, mi spiega padre Chaisak Thaisonthi, attuale direttore del Camillian Social Center. “Le terapie esistevano, ma erano troppo costose”. Per fortuna oggi la situazione è notevolmente cambiata. “Dal 2006 – continua il religioso – il governo thailandese garantisce gratuitamente la disposizione dei medicinali. In questo modo, tutti i malati sieropositivi hanno la possibilità di curarsi e migliorare la qualità della loro vita”. Di conseguenza, è cambiato l’obiettivo della struttura: “Ora aiutiamo i pazienti a rimettersi in forze e a reinserirsi nella società”.

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La naturalezza e l’innocenza dei più piccoli

Il centro dei Camilliani – che dal 1996 ai giorni nostri ha aiutato quasi duemila individui, e tra questi circa 200 minori – attualmente ospita 75 adulti e 44 bambini. “Tutti gli ospiti sono malati di Hiv-Aids abbandonati o rimasti orfani”, mi racconta Marco Palestrini, un volontario italiano che, da quindici anni trasferito in Thailandia, si occupa della ricerca dei fondi. “Prima dell’apertura di questa struttura le persone malate non avevano neanche un posto dove vivere. Qui, invece, trovano una casa sicura, del cibo e, soprattutto, la possibilità di migliorare le loro condizioni di salute per poi proseguire la loro vita nella società”. Marco mi accompagna nella parte esterna, dove si trovano i giochi per i più piccoli. I bambini mi guardano incuriositi. La loro naturalezza e la loro innocenza mi lascia senza parole. Fino a non rendermi più conto, per un attimo, del luogo in cui mi trovo, un luogo di dolore e di malattia. Poi, però, camminando poche decine di passi, arrivo nella parte del centro che ospita i casi più difficili, come quelli di persone rimaste cieche o con gravi disabilità motorie.

La storia di Jimmy e del suo “miracolo”

“Alcune delle persone che lavorano per la struttura – continua il volontario italiano mentre proseguiamo il giro all’interno degli uffici – sono stati in precedenza nostri pazienti”. Una di queste è quella di Jürgen Francis, soprannominato Jimmy, un sessantaduenne tedesco salvato proprio dal centro dei Camilliani sette anni fa. La sua storia è incredibile. Un passato da portiere professionista in Scozia, poi da ballerino. E ancora il trasferimento in Thailandia per seguire una donna conosciuta in Germania, fino alla scoperta della malattia. Vestito di nero, con una croce che pende ben in vista dalla collana sopra la maglietta e un’altra dall’orecchino destro. Sorriso stampato sul volto, molti tatuaggi sul corpo e l’immancabile lattina di coca cola in mano, lo incontro davanti alla sua stanza dove mi racconta la sua storia.

“Stavo aspettando la morte in un ospedale a Bangkok, dopo che un improvviso malore mi aveva rivelato le mie reali condizioni di salute. Non ci credevo, non volevo crederci. Ma i risultati delle analisi erano chiare, ero sieropositivo da dodici anni senza saperlo”. Per lui sembrava non esserci altra possibilità che attendere di morire. Ma Jimmy non voleva farlo ricoverato in un ospedale, e per questo, ha chiesto aiuto. Grazie ad alcuni contatti l’8 novembre del 2011 un’ambulanza lo accompagna al Camillian Social Center di Rayong, dove è convito di trascorrere gli ultimi giorni della sua vita in pace. “Proprio qui ho iniziato le cure e pian piano sono tornato a camminare. Appena mi sono ripreso ho deciso di dedicare la mia esistenza alle persone ospiti del centro”, racconta mentre mi fa vedere in che condizioni è arrivato. Jimmy è sicuro che il suo caso sia stato un vero e proprio miracolo voluto da Dio e, per questo, comunque andrà, mi dice, “passerò qui tutta la mia vita ad aiutare gli altri”.

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In Asia più di cinque milioni di casi

“Ad oggi le persone sieropositive in Thailandia ancora in vita sono circa 420mila su una popolazione di 67milioni”, dice Padre Thaisonthi mentre mi mostra i dati aggiornati a sua disposizione. Dall’inizio dell’epidemia nel 1982, la malattia ha causato nel mondo 35milioni di decessi. Secondo i numeri rilasciati dallo Statistical Update on Children and Aids 2017 dell’Unicef, soltanto nel 2016, 120mila bambini sotto i quattordici anni sono morti per cause legate alla malattia e, ogni ora, diciotto minori sono colpiti da Hiv. Cifre impressionanti, per cui, nonostante il calo del trend delle nuove diagnosi registrato negli ultimi anni, non è possibile abbassare la guardia. Il virus, infatti, continua a colpire e a circolare soprattutto tra i poveri e i disperati del sud del Mondo. In Africa ci sono circa 25milioni di persone malate. In tutta l’Asia si contano più di 5milioni di casi e in America Latina arriviamo a 2milioni.

L’importanza dell’uso del preservativo

Per non far sottovalutare la malattia e il contagio, al Camillian Social Center  esiste un progetto specificamente dedicato all’educazione e alla difesa dall’Hiv e dall’Aids. “Il nostro lavoro è iniziato con le persone a maggior rischio, ovvero con le ragazze che lavorano nell’ambito del sesso, le sex-workers”, spiega Saowanee Klinphaka, 45 anni, manager dell’ufficio deputato alla prevenzione nella struttura. “Abbiamo fornito a queste donne informazioni riguardanti l’Hiv, soprattutto in riferimento alle modalità di trasmissione. In Thailandia l’80/90 per cento del rischio del contagio è dovuta ai rapporti sessuali non protetti. Le abbiamo dunque incoraggiate alla propria difesa, mediante l’uso del preservativo. La nostra attività si è poi estesa e rivolta a nuovi gruppi target, dalle scuole, alle fabbriche, fino alle più varie e piccole comunità”.

Il lavoro di informazione ha portato i suoi frutti. “Negli ultimi dieci anni si è registrato un aumento dell’uso del profilattico, insieme a una regressione delle infezioni. In Thailandia da circa 30mila persone contagiate all’anno, attualmente siamo a circa 6mila casi”, conclude Saowanee Klinphaka prima di salutarmi. Parliamo di numeri importanti, di passi da gigante che soltanto grazie alla prevenzione sono stati possibili.

  • Paciullo

    Chissà quanti turisti pellegrini europei, specialmente ingles, tedeschi e italiani, sono sieropositivi, dato che si recano in Thailandia per fare sesso facile, possibilmente con ragazzine giovincelle.

    • Ling Noi

      Luogo comune che non ha attinenza con la realtà. La maggior parte di di casi di aids sono in zone dove non vanno turisti e da cui NON provengono “sex workers”, ma zone dove è forte il consumo di eroina. La mancanza di uso del condom è riferito fra Thai, non fra le “sex workers”.

      • Paciullo

        Se questa tua affermazione è corretta, mi scuso per l’ignoranza in materia.

        • Ling Noi

          Tranquillo, no problem, purtroppo qui in europa le informazioni riguardanti l’oriente sono alquanto stereotipate e risibili, e non tutti hanno la possibilità di viaggiare e vedere se quello che ci raccontano sia vero. Ho conservato un articolo di un settimanale degli anni ’90 dove c’era scritto che il 50% delle Thai avevano l’aids… ergo adesso il popolo Thai dovrebbe essere estinto.

          • Paciullo

            Io ho viaggiato in Siberia, Cina e India, non sono stato mai in Thailandia, ergo mi son fatto prendere dalle chiacchiere.

      • Occhio

        Un problema assai diffuso … The Guardian … Most people in Russia think condoms can’t protect you from HIV …

      • Vincenzo Ierino

        è vero …oppio e adesso ne arriva molto tramite il Nepal.

    • Lorenzo

      e magari sono loro che ce l’hanno portato anni fa,…dato che da anni la tailandia e’ conosciuta com iun paradiso sessuale per gli europer

      • piotr

        E’ vero, ma in realtà tutte le popolazioni estremamente povere siano orientali (Cambogia, Tailandia, Viet Nam, Laos) oppure sud americane (Ecuador, Brasile, Argentina) sono terreno di caccia per il turismo sessuale: la corruzione che ricatta con l’illusione del danaro.

    • Alox2

      Non tralasciare i Russi…Paese in controtendenza per quel che riguarda i contagi HIV.

      • Occhio

        Il Corriere della Sera … Mondiali Russia: infezioni Hiv in aumento, oltre 1 mln di persone …

  • Se77e

    Curioso che un’istituzione della Chiesa promuova l’uso del preservativo quando per tanti anni la Chiesa stessa ha fatto campagna contro l’uso del preservativo, anche in quelle zone del mondo dove l’AIDS mieteva più vittime.

    • Paolo Ventura

      Siamo sempre li; la politica dei due forni.
      Mi spiegava un medico di Comunione e Liberazione che ufficialmente sono contro l’uso del preservativo ma sotto banco,in Africa, ne promuovono l’uso (non so se è vero)

      • Chris LXXIX

        No, il problema è che agli Africani i goldoni glieli danno bucati, ecco perchè hanno tutti 10giga-zilioni figli a testa :-)

    • Occhio

      Le altre chiese e religioni cosa dicono?

      • piotr

        Non si fanno le seghe mentali del “sesso solo per procreare”: è una caratteristica tutta cristiana…

        • Occhio

          Più nascite più seguaci …

          • piotr

            Più soldi delle elemosine. Indirettamente è così.

          • Occhio

            Donazioni, tasse, dazi eccetera eccetera … è sempre togliersi qualcosa per darlo ad altri …

  • umbvas

    questi Presbiteri li ammiro perché SERVONO l uomo che necessita e di cui la società ghettizza
    un plauso e ammirazione

  • Leonardo Zangani

    Contattate Hillary e Bill Clinton, loro sono specializzati con la loro fondazione ad assistere i malati di AIDS.

  • thalia

    Questo servirebbe anche a ridurre le natalità spesso infettato l’embrione e quindi sieropositivo alla nascita. Capisco il compito della chiesa dove ha scritto che non si può fare sesso se non per proliferare, di cui quasi nessuno rispetta il principio, l’uomo è diventato un animale in frequente calore quindi invece di accettarne altrettanti fuori dai canoni come divorzio o aborto, lo facesse con questo che è indispensabile per la salute e il contagio specie in paesi o individui che non saranno mai cattolici.

    • piotr

      “….Capisco il compito della chiesa dove ha scritto che non si può fare sesso se non per proliferare…”
      Che poi è un’invenzione tutta “cattolica/romana/papista”.

  • montezuma

    Pensare che il preservativo sia una protezione … sufficiente per evitare il contagio HIV, è un messaggio FALSO. Certo, meglio che niente diminuisce il rischio, ma i messaggi fuorvianti andrebbero evitati.

    • Occhio

      Ci sono anche milioni di casi di infezione da Hiv dovuti a siringhe infette.

      • montezuma

        Certo. Poi le triangolazioni (!), la noncuranza, la disonestà… solo l’imbarazzo della scelta.

        • piotr

          Però se tu nell’atto sessuale con uno sconosciuto/a usi un profilattico sei sicuro di non contrarre malattie.
          In che senso lo consideri ‘falso’?

          • montezuma

            :-) chiedo venia, ma tu/voi vi avvicinate in maniera “puntuale”? E basta? Perfino una persona adulta che non ha molta esperienza comprende la situazione nel complesso! :-) Non voglio entrare ne dettaglio, vista la sede. Ma con chi sto parlando, con tutto il rispetto?

  • Lara Rossi

    Trovo comprensibile che il prete abbia promosso l’uso del preservativo per proteggersi dall’AIDS. Devo ricordare che il loro beneamato SANTO SUBITO nel 1967 fu l’unico cardinale ad opporsi all’uso degli anticoncezionali. Ovviamente il papa di allora voleva l’unanimità da parte di tutti i cardinali e vescovi al seguito e non aspettava altro per poter dire di no a qualsiasi forma di controllo delle nascite. Passarono 11 anni e il SANTO SUBITO venne eletto papa a sua volta. Con l’abito bianco non solo si oppose sempre all’uso degli anticoncezionali (anche al preservativo in zone altamente colpite dall’AIDS), ma voleva addirittura renderlo un DOGMA di fede promulgandolo ex cathedra. Nei suoi troppi ed inutili viaggi (a ns spese) non faceva altro che incoraggiare la prolificità, in paesi dove questa era già altissima. I risultati della sua f… sono quotidianamente sotto i ns occhi.