I curdi in Siria (LaPresse)

Damasco avverte i curdi:
“Nessun trattamento speciale”

La parte della Siria nord-orientale controllata dai curdi non riceverà alcun trattamento speciale e sarà trattata come qualsiasi altra zona della Siria. A dirlo è Ali Haidar, ministro siriano per la riconciliazione, così come riportato dall’agenzia Reuters.

“Non possiamo dare ad alcuna provincia siriana dei privilegi che la distinguano da altre aree del Paese o  creare delle condizioni che siano in contrasto con l’idea della Siria come nazione unitaria”, ha poi continuato il ministro.

Evidentemente, il riferimento è alla richiesta di autonomia dei curdi. Il territorio del nord est siriano è controllato dalle Sdf, truppe a prevalenza curda e addestrate dagli Stati Uniti. Allo scoppio della guerra civile siriana, i curdi siglarono un accordo di non belligeranza con il governo centrale di Damasco per combattere lo Stato islamico che stava minacciando le città curde, tra cui Kobane, città simbolo della resistenza curda contro l’Isis. Le Sdf furono anche impiegate durante la battaglia per liberare Raqqa, la capitale dello Stato islamico in Siria.

In seguito all’evolversi della guerra siriana, i curdi dichiararono unilateralmente l’indipendenza della zona sotto il loro controllo nel marzo del 2012 e le diedero il nome di “Federazione Democratica del Nord della Siria” comunemente nota anche come “Rojava“. Da quel momento incominciarono a eleggere autonomamente i propri rappresentanti e ad auto amministrarsi. La speranza era quella di ottenere, una volta finita la guerra, una sorta di autonomia simile a quella che i curdi iracheni negoziarono con il governo centrale di Baghdad. 

Non è un segreto che i curdi continuino a chiedere l’autonomia amministrativa dal governo di Damasco nella scia anche del sogno ultra centenario di uno stato curdo indipendente. Ma di questo la Siria non ne vuole sentir parlare, come ricorda il ministro Haidar. 

“Le nostre porte sono aperte per instaurare delle negoziazioni con il governo di Damasco”, avevadichiarato a Gli Occhi della Guerra  Sanharib Barsom, co-presidente della Federazione del Nord della Siria.

“Abbiamo sempre cercato una soluzione politica e ora, per evitare ulteriori violenze, Damasco deve parlare con noi altrimenti, se attaccati, non esiteremo a difenderci”, ha poi aggiunto il politico che rappresenta i cristiani siriaci nell’organo amministrativo più alto del Nord della Siria.

Le posizioni però sembrano alquanto distanti. L’obiettivo di Bashar al Assad è di riprendere il territorio a est dell’Eufrate senza combattere e la possibilità di concedere autonomia ai curdi sembra assai esigua. Assad per tutta la durata del conflitto ha sempre mantenuto il controllo strategico dell’aeroporto di Qamishli, capoluogo del Nord della Siria, e di alcuni quartieri delle città da dove svettavano le bandiere siriane e le effigi enormi di Assad. Proprio da li potrebbe ripartire per riprendersi il territorio curdo. 

Le Ypg, le milizie curde, sono altresì pronte  a lottare per vedere i loro diritti e le loro pretese autonomistiche realizzarsi. Anni di addestramenti intensi da parte degli statunitensi e armamenti all’avanguardia non li rendono un nemico da sottovalutare. 

Un ruolo fondamentale lo giocheranno proprio gli Stati Uniti. Dopo la promessa mancata di difendere i curdi contro i turchi ad Afrin, sarà difficile vedere gli Stati Uniti promettere nuovamente la difesa dei curdi contro le truppe di Assad che a loro volta sono supportate da Russia e Iran. 

Delegazioni curde e governative hanno già iniziato i durissimi negoziati per trovare una soluzione politica ed evitare uno scontro armato tra le due fazioni che nessuna delle parti, dilaniate da anni di guerre, vuole veramente. 

  • johnny rotten

    Se ogni cittadino in Syria è uguale davanti alla legge ed è titolare di pari diritti con tutti gli altri cittadini, non si capisce perchè i kurdi che sono una minoranza persino dove pretendono di formare uno stato autonomo debbano essere più uguali degli altri, pretendono forse di essere premiati per il loro tradimento verso la Nazione Syriana con il quale hanno fatto da cavallo di troja per far entrare in Syria il nemico numero uno del Popolo Syriano, cioè gli amerikani?
    Si sono già dimenticati i furbastri che in Syria vennero accolti quando sfuggivano dalle persecuzioni del regime Irakeno di Saddam Hussein, di questo passo tra un po’ in Italia assisteremo ad una secessione promossa dai Nigeriani “emigranti” o da chissà quanti altri fatti entrare clandestinamente dai piddìni.

  • eusebio

    Considerando che gli USA non stanno facendo niente per fermare l’attacco a Idlib, tranne pare evacuare i capii di al Nusra, dopo che hanno venduto le loro numerose proprietà in loco (c’era un programma di ridislocazione di tutti i terroristi vicino la Cina in Afghanistan ma la Cina deve avere energicamente sconsigliato il Pentagono, tra l’altro accogliendo il ministro della difesa iraniano a Pechino, coprendo il regime iraniano contro ogni aggressione), difficile che vogliano proteggere qualche decina di migliaia di scalzacani curdi che erano utili per fare da ascari dei sionisti.
    Dopo l’operazione di Idlib ci penseranno i turchi, al primo fantaccino americano o francese misteriosamente assassinato la NATO toglierà le tende e Assad si riprende tutto.