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Isis sta creando nuovi social

I miliziani del Daesh stanno sviluppando dei social network alternativi di loro stessa produzione per evitare di utilizzare le piattaforma sociali create in Occidente a fini propagandistici. Questo è quanto ha spiegato il direttore di Europol, Rob Wainwright, nell’ultima conferenza stampa tenutasi a Londra.

Le dichiarazioni di Wainwright vengono dopo un’operazione svolta dalla stessa Europol nel corso della settimana, quando in poco più di due giorni, gli uffici europei hanno scoperto una rete jihadista in internet che utilizzava una sorta di versione islamista di Facebook. La scoperta ha immediatamente lanciato l’allarme in tutta Europa e in Occidente sul rischio che questo comporta per la sicurezza globale. Se, infatti, i tecnici del Daesh riescono a costruire proprie piattaforme sociali, utilizzando internet in modo da evitare ogni tipo di contatto con mezzi di comunicazione occidentali, potrebbero captare e mandare messaggi a innumerevoli militanti senza che le intelligence, al momento, possano utilizzare le reti classiche.

Le reti sociali tradizionali sono state quelle finora utilizzate da parte di moltissimi miliziani e gruppi terroristi. Facebook, Twitter, siti internet, Telegram, sono stati per molto tempo dei grandiosi mezzi di comunicazione, nonostante il loro controllo straniero. Proprio per questo motivo, Facebook e Google, da tempo subiscono forti pressioni da parte della comunità internazionale e di tutti gli Stati impegnati nella lotta al terrorismo, affinché impongano politiche di privacy meno restrittive e diano maggiori garanzie alle forze di sicurezza di intervenire nelle trame dei social network e di internet. Tuttavia, queste richieste, contrastano contro le politiche dei colossi di comunicazione online, che invece fanno proprio della riservatezza dei dati acquisiti il vanto delle loro politiche ed il motivo per cui gli utenti si fidano nell’utilizzarli.

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Certamente, come ha segnalato Wainwright, il fatto che i terroristi si sentano obbligati a costruire delle proprie piattaforme sociali su internet per gestire le proprie attività, contatti e blog, dimostra come la pressione sui social network stia ormai diventando sempre più chiara. Le forze di intelligence hanno infatti da tempo adottato una politica molto più inflessibile su queste reti, specialmente su Facebook e Google, per via della loro fondamentale importanza nella lotta al crimine internazionale.

Dall’altro lato, però, ora il rischio è che si creino universi paralleli di comunicazione in cui sarà molto più difficile addentrarsi, perché i parametri saranno diversi. L’utilizzo delle reti tradizionali era pericoloso e preoccupante, ma nello stesso tempo era più semplice riuscire a centrare l’obiettivo di intercettare le comunicazioni. Ora la minaccia si diversificherà in un numero di sistemi alternativi che possono essere potenzialmente infiniti.

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La conferenza stampa del direttore di Europol è nata proprio in funzione di una vasta operazione di intelligence multinazionale – in cui hanno collaborato le forze di Grecia, Portogallo, Stati Uniti, Polonia e Belgio- e che ha individuato migliaia di estremisti su almeno cinquanta piattaforme di internet distinte. Il numero così elevato ha dimostrato, ancora una volta, l’assoluta necessità dell’antiterrorismo di ampliare le proprie prerogative e soprattutto di intensificare la collaborazione con soggetti statali e privati. Il mondo di internet è per definizione un mondo senza confini dove gli attori privati sono ormai dei veri e propri soggetto internazionali, con cui bisogna fare i conti. Facebook (che detiene anche Whatsapp), Google, Telegram sono ormai colossi internazionali che hanno un impatto enorme sulla vita dei cittadini e che sono dei veri e propri attori geopolitici.

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Proprio per questo motivo, Wainwright ha voluto riaffermare l’assoluta importanza della cooperazione internazionale, specialmente tra Unione Europea e Regno Unito, nonostante Brexit. Per il capo di Europol, non è possibile pensare a un sistema di difesa mondiale senza che vi sia collaborazione fra Londra e l’Europa, soprattutto perché le conoscenze tecnologiche di entrambi sono fondamentali all’una come all’altra sponda della Manica. Per Wainwright, l’uso dei social network e di internet rappresenta la vera grande sfida dell’antiterrorismo internazionale delle prossime generazioni, perché è lì che nascono e si sviluppano le nuove generazioni di jihadisti. Un mondo oscuro e senza limiti in cui le forze dell’antiterrorismo devono avere il più possibile la capacità non solo di intervenire sui sistemi conosciuti, ma anche quello di capire le dinamiche sulla nascita d nuovi e più pericolosi sistemi alternativi. L’operazione contro il Daesh e Al Qaeda dell’ultima settimana ne è stata una chiara dimostrazione.