Il presidente francese Emmanuel Macron (LaPresse)

Così Macron rischia di perdere i voti della borghesia

Emmanuel Macron deve mettere mano all’economia francese, ma la reazione delle piazze – possiamo prevederlo sin da ora – non sarà delle migliori. La Republique En Marche! ha vinto le elezioni presidenziali prima e quelle parlamentari poi, garantendo pure di abbattere la spesa pubblica francese.

Poi, nel corso della residenza di Emmanuel Macron all’Eliseo, sono emersi temi contro tendenti rispetto alle previsioni: l’impoverimento del ceto medio e i conseguenti moti dei gilet gialli, quindi i prodromi di una rivolta sociale, che potrebbe sfociare nelle cabine elettorali. Tutto questo ha frenato la spinta liberista. 

Macron è ingabbiato: i fondamentali e l’opportunismo elettorale suggeriscono la necessità di un intervento, ma buona parte degli elettori la pensano in modo diverso. L’aumento dei salari minimi doveva servire ad attutire la rabbia: non è bastato. I gilet gialli, ogni sabato, danno ancora filo da torcere. In Francia studiano il da farsi, ma qualunque soluzione venga individuata, rischia di suscitare la contrarietà di questa o di quella classe sociale. 

La notizia, in questo frangente, è stata data dall’Huffington Post: il presidente della Repubblica francese ha rintracciato una possibile strada, una utile, magari, pure ad alimentare consensi in vista del 26 maggio, ma il sentiero è stretto e le vittime, in caso, sarebbero 120mila dipendenti pubblici a cui verrebbe dato il ben servito. C’è una parte di Francia che vuole meno tasse. Ce n’è un’altra, però, che rischia di dover abbandonare gli uffici. I due interventi non possono che essere concatenati. Si parla di “uovo di Pasqua”, ma in questa vicenda sembra buona pure la questione dell’uovo e della gallina: è nata prima l’esigenza di snellire il settore pubblico o il timore che mezza Francia, in funzione di questi tagli, costruisca delle barricate? Il nodo macroniano non sembra destinato a sciogliersi. 

In questa dialettica, com’è normale che sia, si inseriscono i sovranisti di Marine Le Pen e i socialisti di Jean Luc Melenchon. Sono tutti pronti a raccogliere quello che Macron lascerà per strada. Le elezioni europee sanciranno il peso di En Marche! in Europa: non dovrebbe andare troppo male.

Il gruppo dell’Alde punta tutto sull’uomo forte del neobonapartismo per sedersi al tavolo dei vincitori. Sullo sfondo, però, ci sono le prossime presidenziali. Quell’appuntamento è il vero cruccio di Macron, l’appuntamento a cui non ci si può presentare, avendo fatto arrabbiare più di metà dei francesi. Bisogna stare attenti, ma se non si interviene sulla tassazione, La Republique En Marche! rischia di perdere pure i voti dei borghesi. È un bel dilemma quello di Macron. Comunque vada, a occhio, sarà un disastro.