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Così l’esercito di Damasco ha trovato
le armi occidentali nei depositi di Isis

Armi prodotte negli Stati Uniti, in Belgio e in Gran Bretagna nel deposito strappato allo Stato islamico in Siria. L’accusa proviene direttamente dall’esercito arabo siriano fedele al presidente Bashar al-Assad e, in particolare, dal generale Hasan Suheil il quale nei giorni scorsi ha radunato i giornalisti per mostrare ciò che l’esercito di Damasco ha trovato all’interno nel magazzino nella città di Al Mayadin, liberata dalle forze lealiste. “Ci vorranno almeno sei giorni per eliminare le truppe di Daesh rimaste in città. Ci sono molte armi provenienti dall’estero”, ha affermato Suhail.

Al Mayadin era un centro logistico molto importante e strategico per lo Stato islamico, dotato di un fitto sistema ben organizzato di magazzini e laboratori. Dopo la sua liberazione, le truppe siriano hanno rinvenuto armi di piccolo calibro e armi anti-carro, pezzi di artiglieria prodotti in casa, nonché carri e mezzi corazzati che i terroristi avevano sottratto all’esercito iracheno.

Un vero e proprio arsenale

I militari siriani, come racconta Sputnik, hanno mostrato ai giornalisti le attrezzature radar, i dispositivi medici e il laboratorio per la produzione di droni con decine di unità pronte per essere utilizzate in fase di ricognizione e per attacchi mirati. L’agenzia di stampa siriana Sana – fonte vicina al governo di Bashar al-Assadha documentato le armi rinvenute in un video. Gran parte dell’arsenale dei terroristi trovato in città è costituito da armi provenienti da paesi europei e appartenenti alla Nato. Nel deposito è stato inoltre trovato un cannone/obice da 155 mm fabbricato in Gran Bretagna.

La Nato smentisce

Interpellata dalla stessa Sputnik, la Nato, attraverso le parole di un suo portavoce, è intervenuta per smentire il coinvolgimento diretto dell’Alleanza Atlantica. “La Nato non vende o possiede alcuna arma: essa è parte della Coalizione Internazionale che lotta contro l’Isis. Contribuiamo a supportare alla Coalizione con i voli di sorveglianza e attraverso la formazione e l’addestramento delle le forze irachene. La Nato non è direttamente coinvolta in Siria, ma diversi alleati stanno combattendo attivamente contro l’Isis con risultati significativi. La crisi in Siria continua ad essere una catastrofe umanitaria e un fattore di destabilizzazione importante nella regione e oltre “, ha dichiarato il funzionario dell’Alleanza Atlantica.

La tratta delle armi verso la Siria

Come delle armi fabbricate in Europa siano giunte nelle mani dei terroristi dello Stato islamico non è dato saperlo con assoluta certezza. Molte provengono probabilmente dal commercio illegale. Ciò che è inoppugnabile è la tratta delle armi che per sei lunghi anni ha rifornito la galassia delle fazioni islamiste ribelli, trasformando il conflitto in una vera e propria guerra per procura. Dal 2012, infatti, secondo un rapporto del Balkan Investigative Reporting Network (BIRN) e della Organised Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP), otto paesi europei hanno approvato 1 miliardo di dollari di armi e munizioni in esportazioni verso l’Arabia Saudita, la Giordania, gli Emirati Arabi Uniti e la Turchia – le nazioni che hanno rifornito di armi e munizioni i ribelli anti-Assad. Una guerra, per questo motivo, ancora più sporca. 

  • johnny rotten

    Ecco dove vanno a finire i soldi delle nostre tasse, ad armare l’isis, complimenti ai nostri governi.