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“Così Arafat ha tradito i palestinesi”

L’Organizzazione per la Liberazione della Palestina sta subendo un enorme calo di consensi tra i profughi palestinesi. A raccontarlo a Gli Occhi della Guerra è Samir (nome di fantasia), anziano intellettuale palestinese. Nato e cresciuto in Libano perché figlio di profughi fuggiti da Nazareth, ha vissuto gran parte della sua vita nei campi profughi. Oggi, oltre che a scrivere, lavora per l’ Unrwa, l’associazione delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati scappati dalla Palestina. Per paura di perdere il lavoro preferisce rimanere anonimo, ma ci tiene a raccontare perché, secondo molti palestinesi, l’Olp abbia enormi responsabilità per la situazione on cui loro vivono quotidianamente. L’obiettivo dell’Olp e del suo leader Arafat non sarebbe mai stato quello di permettere il rimpatrio dei profughi, ma quello di negoziare con Israele per la creazione di due Stati. Dimenticandosi così di che è stato espulso.

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Quali sono stati i suoi principali errori?

L’obiettivo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina non è mai stato quello della creazione di un unico Stato palestinese in Palestina, che permettesse il ritorno dei milioni di persone espulse. Nonostante la sua posizione iniziale fosse questa, fin dall’inizio fu chiaro che il suo fine era quello di fare progressivamente accettare all’opinione pubblica palestinese che nella propria terra dovessero coesistere due Stati: uno arabo e uno ebraico. E, col tempo, è riuscita in questo suo intento. Oggi infatti la sua posizione ufficiale è quella del riconoscimento dei due Stati, non permettendo quindi il ritorno di noi esuli, che siamo stati dimenticati. Il peccato originale è quello di non aver mai voluto l’interesse dei palestinesi e dei suoi esuli, ma di essere stata creata per abituare i palestinesi ad accettare la convivenza con lo Stato d’Israele”.

Cosa Le fa credere che fin da subito l’Olp non credesse veramente nella fondazione di un unico Stato in Palestina?

L’Olp non venne creata dai palestinesi, ma dagli Stati arabi dove i palestinesi erano dovuti fuggire. I loro governi non volevano occuparsi degli esuli, perché erano e sono un grosso costo in termini sia economici che politici e diplomatici. Non potevano però abbandonarli, perché la causa palestinese è centrale per l’identità nazionale araba e per questo le opinioni pubbliche non avrebbero mai accettato un abbandono dei loro fratelli palestinesi. Così decisero di creare un’organizzazione alla quale passare questa responsabilità: L’Olp nacque dunque al di fuori della Palestina e venne affidata a Yasser Arafat e ad una leadership assolutamente incapace o in malafede.

In che forma si è manifestata l’incapacità dell’Olp?

In primo luogo i suoi dirigenti hanno fatto sì che i palestinesi della diaspora si inimicassero tutti i popoli dei Paesi in cui erano e sono ospiti. L’esempio più lampante è il Libano: la prima guerra civile libanese è scoppiata proprio perché l’Olp, una volta cacciata dalla Giordania dopo il Settembre Nero, voleva potere in Libano per renderlo la sua nuova patria da dove combattere Israele. Lo stesso Arafat lo disse esplicitamente. Un piano, il suo, condiviso da Henry Kissinger, che voleva fare del Libano una nuova Palestina e disincentivare così il nostro diritto al ritorno riconosciuto dalle Nazioni Unite.

Lei sta quindi dicendo che tra Arafat e l’amministrazione americana vi fossero degli obiettivi comuni…

Non è un’interpretazione, ma un dato comprovato dai fatti. Dal 1993 in poi, infatti, le autorità palestinesi si sono appiattite alla volontà di Stati Uniti e Israele, che impedisce a milioni di esuli di poter rimpatriare. Gli americani e gli israeliani erano alla ricerca di qualcuno che abituasse i palestinesi all’idea dei due Stati e questo compito è stato assolto, consciamente o no, da Arafat. Con le sue guerre, la maggior parte delle quali non contro Israele, ha stremato i palestinesi a tal punto che molti di loro, stremati, hanno accettato la soluzione dei due Stati, pur non ritenendola legittima. Ha fatto credere che non ci possa essere altra soluzione se non questa, che può essere quella più facile ma non quella giusta. Io sono di Nazarteh ed è mio diritto poter fare ritorno nella terra da cui i miei genitori fuggirono a causa dei massacri. E’ nostro diritto riavere la nostra terra dopo 67 anni di sofferenze”.

Che soluzioni concrete propone per tutto ciò? Come può avvenire il ritorno se nelle case dei vostri nonni oggi vivono gli israeliani? Dove vorreste che se ne andassero?

Il problema non è la presenza degli ebrei, io posso accettare di avere degli ebrei come vicini di casa. Il problema è Israele, un’entità che volontariamente non permette il nostro ritorno a casa, ma continua a favorire l’immigrazione ebraica verso la Palestina. Oggi gli ebrei che fuggono dalla guerra in Yemen vengono accettati in Israele, ma non i palestinesi che fuggono dalle stesse terre. Che il rimpatrio dei palestinesi non sia possibile è solo propaganda. Una propaganda che avrà conseguenze disastrose nel futuro prossimo.

Cosa intende dire?

L’abbandono totale in cui sono stati lasciati i profughi palestinesi sta avendo conseguenze devastanti. Quando le persone sono sotto pressione tornano alle origini, riscoprendo le proprie identità radicali. Nei campi si stanno sviluppando sempre di più gruppi di islamisti radicali e più le posizioni dell’Olp si appiattiscono a quelle israeliane, più i palestinesi supportano Hamas e rischiano di cadere nelle grinfie di Daesh e Nusra. Non dobbiamo sottovalutare che noi palestinesi siamo sunniti e per questo in molti sono potenziali sostenitori delle scuole sunnite alle quai si ispira l’Isis. Il rischio più grande è che intere nuove generazioni palestinesi dimentichino la causa nazionale e abbraccino il jihad. Una possibilità, questa, che non a caso non è avversata dalle autorità israeliane, che in questo modo avrebbero una scusa per negare la legittimità di uno Stato palestinese.

Lei sostiene dunque che gli interessi di Israele e dell’Isis abbiano delle convergenze…

All’Isis non interessano i diritti dei palestinesi, come non interessano agli israeliani. Israele sta tentando di usare l’Isis contro di noi, perché in verità non vuole nessuno Stato palestinese. Sa di non essere una vera nazione e di avere creato uno Stato su una terra che non gli appartiene. Sa che milioni di palestinesi non attendono altro che il ritorno. Sa che gli arabi di Gaza e della Cisgiordania hanno un tasso di natalità più alto del proprio. E sa che se vuole sopravvivere deve scacciare tutti i palestinesi dalla Palestina. Per farlo ha bisogno di una scusa che ne legittimi le azioni a livello internazionale. E l’Isis potrebbe essere l’ideale.

Si può provare a delineare una soluzione per tutto ciò?

Una soluzione c’è. È la creazione di un unico stato arabo in Palestina. Che permetta il diritto al ritorno di noi esuli, la promozione della nostra identità. E’ l’unico modo per strappare le nuove generazioni dalle braccai degli islamisti. Serve un’autorità palestinese che torni alle origini e che combatta per un unico Stato palestinese.

@luca_steinmann1

  • Giulio

    Milioni? Se non ricordo male, dai territori occupati dopo le prime guerre arabo-israeliane, se ne andarono centinaia di migliaia di profughi. Un numero paragonabile ai profughi istro-dalmati che arrivarono in Italia alla fine della II guerra mondiale. I “fratelli” arabi, a differenza degli italiani, non integrarono mai i profughi nelle loro società, ma li mantennero appartati e ghettizzati. Li combatterono, e li combattono, più duramente di quanto abbia fatto Israele: Settembre Nero voleva ricordare la cacciata, con le armi, dalla Giordania, non da Israele. Gaza era territorio egiziano, ma oggi c’è la cortina di ferro con l’Egitto! Questo sogna di distruggere Israele, e non si accorge di essere fuori dal tempo ad aspettare un evento che non si verificherà mai. Una cosa è vera, ad Arafat e compagnia bella interessavano più i petroldollari degli sceicchi che la sorte dei “fratelli” palestinesi. Questi, infatti venivano, e vengono, usati per far affluire soldi e potere alle casse dei “poveri” dirigenti dell’OLP e delle altre organizzazioni.

    • Lorenzo

      La distruzione di Israele si verificherebbe nel momento stesso in cui dovesse cadere l’impero statunitense, che la tiene in vita previa azione della lobby giudaica. E il crollo dell’impero delle multinazionali d’assalto e del capitalismo di rapina è una possibilità concreta, non sul breve termine, ma nell’arco dei prossimi 20-30 anni.

      Valido articolo che mette in luce le responsabilità di un’organizzazione (l’OLP) e di un uomo, Arafat, che accettando la trattativa furono progressivamente spinti su posizioni di sempre maggiore transigenza. E’ la storia eterna delle élites che entrano in contatto coi poteri forti.

      • Maria

        Caro Lorenzo interpellare i morti non e sempre cosa buona poiche non possono intervenire. Purtroppo la lobby ebraica americana e in maggioranza anti israeliana vedi Jstreet mentre una parte di AIPAC e pro Israele. Gli Usa hanno promesso di stare al fianco d Israele ma la politica catastrofica di Obama sta mettendo in serio pericolo Israele. Non parliamo poi della Mogherini e di Papa Bergoglio che propongono pace e amore con l Islam integralista.

    • Maria

      caro Giulio La ringrazio per lasua buona conoscenza storica dei fatti. Purtroppo la politica di Obama nonostante stia finendo il mandato ha preparato un piano in collaborazione con l EU e la Russia e il consiglio per le nazioni uniniti che entrera in vigore nei prossimi giorni per costringere Palestinesi ed israeliani a sedersi al tavolo delle trattative per imporre la pace. Sara verramente un rebus quale risposta daranno i Palestinesi e Mahmoud Abbas dato che il loro ministro degli esteri Al Maliki se non erro sta per presentare all UN la denuncia di crimini di guerra da parte d Israele. L EU e la stampa cattolica incluso Papa Bergoglio hanno sorvolato sul fatto che lagli ebrei e stata rinnegata ()( UNESCO abbia dichiarato )l esistenza storica dei due templi sull attuale spianata delle moschee compreso il muro del pianto. Hebron e una citta blindata a causa dei terroristi di Hamas la tomba di Rachele e un bunker considerato dall UNESCO monumento islamico. Agli ebrei e stato quasi tolto tutto con il compiacimento della maggioranza del mondo cristiano e il disinteresse di molti giornalisti piu propensi a difendere i martiri cristiani. Il mondo musulmano sta preparando una nuova shoa in Medio Oriente.

  • Italiano in Francia

    Sempre a proposito di espulsioni sarebbe il caso di ricordare che i Paesi Arabi con l’eccezione del Marocco espulsero altrettanti ebrei. In Marocco, gli ebrei, nonostante gli inviti di Maometto 5° se ne andarono spontaneamente.

  • Maria

    Il re era favorevole che rimanessero,mentre la popolazione marocchina assolutamente no. infatti ci furono brutali attacchi. Nel 1948 vivevano in Marocco 300,000 ebrei e ora sono solo 1,300. Prima della creazione dello stato d Israele vivevano 900,000 ebrei nei paesi arabi. Oggi le comunite ebraiche dei paesi arabi sono quasi tutte estinte

    • Carlo Raab

      La ragione di questo esodo dei Sefarditi é un’altra. Non furono scacciati, se ne dovettero andare perché terrorizzati dalle bombe dei loro correligionari Ashkenaziti che volevano assolutamente sefardizzare Israele, loro nuova creazione (dopo l’antica Khazaria e dopo l’URRS, naturalmente). Si legga “Prophets in Babylon” di Marion Woolfson

  • Carlo Lauletta

    A mio avviso, è tutto il contrario. Gli arabi di Palestina scontano l’eccesso delle loro pretese. Dopo la seconda guerra mondiale, la comunità internazionale (con in prima fila l’Unione Sovietica) divise la Palestina geografica in due parti, assegnandone una agli ebrei e una agli arabi. Gli ebrei, benché fossero

  • peter46

    Ma Lei,Steinmann…può dirmi la marca,se non è pubblicità occulta,di che ‘esca’ usa per ‘acchiappare’ simili personaggi?Ma questo è veramente palestinese o uno dei soliti ‘trovati’ sulla strada per Gerusalemme,ma non est?Qualcuno gli ricordi che può anche essere che siano stati americani e israeliani a creare l’olp (vorrebbe che ci meravigliassimo di come va il mondo?)e arafat a ‘pontificare’,ma…perchè è fallita ‘OSLO’ se non per uno dei motivi che non si potrà MAI accettare da parte israeliana,cioè proprio il ‘Ritorno dei Profughi’?.Basta andare sulla Wiki,digitare densità di popolazione e si vedrà che Palestina 734 ab.xkm2,Israele 402abxkm2=a questo ritmo di figliazione,e figuriamoci se tornassero anche i profughi (NB:ma chi vuole tornare a fare la fame se ormai da decine e decine di anni la stragrandemaggioranza palestinese si è ‘integrata’ e ‘lavora’ in giro per il mondo e per cosa,poi:per beccarsi ogni trexdue uno di quei missili israeliani denominati ‘chi cojo,cojo’ quando al terrorismo dell’uno si risponde col terrorismo dell’altro,forse?)nello spazio di solo una decina d’anni il rapporto con Israele sarebbe 200000(?) ab in più a 10(?)…ed oltre all’inasprimento della lotta stavolta fatale per israele,anche dell ‘addio’ ai finanziamenti americani,europei,financo della ‘madrepatria Santa Russia(ma solo che non si sappia in giro)delle lobby ebree nel mondo,degli armamenti a-gratis(certamente uniti ai loro ed alle loro vendite ma non a-gratis,giustamente)delle nazioni che hanno la ‘sindrome della colpa’,la loro ‘ lagna di Calimero’…L’unica cosa in cui si potrebbe credere è l’aiuto o il concorso israeliano verso l’isis:solo nella cura dei combattenti negli ospedali israeliani del golan,come da testimonianze,sembra proprio…riduttivo,pensarlo.Scusi se mi sono permesso.

  • Vittorio

    Consiglio a questo giornalista(ammesso che di giornalista si tratti)di ristudiare la materia prima di scrivere cose di sua fantasia ma sopratutto di scegliersi un giornale piu’ credibile di questo Giornale famosissimo come giornale odio, violenza e spazzatura.

  • Joe

    Consiglierei ai palestinesi di scegliere capi migliori. Dove sono andarti a finire i miliardi di dollari e euro dati a loro sostegno? Se fossero sati spesi bene, tutti i palestinesi potrebbero vivere in una villa con piscina e Mercedes in garage. Basta vedere come vive bene la vedova di Arafat. (ma era palestinesi Arafat?).