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Cos’è il partito Jobbik

“Non siamo comunisti, non siamo fascisti, non siamo nazional socialisti, ma non siamo neppure democratici.” (Gábor Vona, 28 gennaio 2012)

Il Movimento per un’Ungheria Migliore (Jobbik Magyarországért Mozgalom o Jobbik) è un partito radical-nazionalista fondato da Gabor Vona nel 2003, e da lui guidato dal 2006.

Cresciuto in una famiglia di agricoltori anti-comunisti, Vona si è distinto come leader carismatico, preoccupato per la difesa del suo popolo e della sua terra, fin dagli anni dell’università, riuscendo ad attirare a sé diversi studenti cristiani e conservatori e a fondare la Comunità Giovanile di Destra, da cui sono nate le fondamenta del successivo partito. Sia Jobbik, che i movimenti estremisti alla sua destra, hanno raccolto l’eredità dei movimenti ungheresi alleati con il Partito Nazional Socialista prima della Seconda Guerra Mondiale e ciò si è tradotto, almeno per Jobbik, in un’aperta ostilità verso le comunità prese di mira dai nazisti, come ebrei, Rom e LGBT. Finché la crisi dei migranti non ha colpito l’Ungheria, Vona ha avuto un occhio di riguardo per i musulmani, considerati alleati nella lotta contro Israele.

Il leader ambiva a fare di Jobbik un’alternativa politica al corrotto spettro politico ungherese inondato di scandali e, per riuscire in questo intento, decise di doversi rivolgere alla destra moderata. Nel 2014 comincia la “partizzazione o deradicalizzazione” di Jobbik e dei suoi membri, e prende le distanze dall’antisemitismo delle origini, senza però rinunciare a combattere i presunti crimini commessi dalla comunità Rom ungherese sostituendo all’appoggio alla Guardia Ungherese – gruppo paramilitare fondato nel 2007 da Jobbik e bandito dal governo Fidesz nel 2011– un ambiguo benestare alla Nuova, violenta e non ufficiale, Guardia Ungherese. L’ultimo sondaggio d’opinione dell’aprile 2016 mostra come Jobbik sia diventato il più popolare partito di opposizione nel Paese – con un supporto che varia tra l’11 e il 15% – ma all’Assemblea Nazionale è ancora secondo dopo il Partito Socialista con 24 contro 29 seggi.

Oggi l’Ungheria, passibile ponte tra Europa e Asia, si sta volontariamente isolando dalle politiche europee e avvicinandosi alla Russia, e Jobbik, “espropriato del 99,9% del suo programma dal governo pseudo-centrista di Victor Orban”, secondo le parole del vice leader della fazione parlamentare del Partito Márton Gyöngyösi, intervistato da Gli Occhi Della Guerra, è una voce importante, per capire la direzione che sta prendendo il Paese. Jobbik è un partito giovane, non solo perché è nato poco più di 10 anni fa ma soprattutto per l’età dei suoi membri, raramente superiore ai 40, ed è a un elettorato giovane e insoddisfatto, che si sta rivolgendo. Se il regime comunista aveva distrutto il Paese, “Il neoliberalismo e l’Euro-atlantismo che sono seguiti sono andati del tutto contro l’interesse ungherese e il nostro partito vuole rinegoziare i termini e le condizioni con cui siamo entrati a far parte sia dell’Unione Europea che della NATO,” dice Gyöngyösi. In pratica, Jobbik vorrebbe un’Ungheria meno dipendente dal capitale straniero e dalle multinazionali, che fosse in grado di dare maggior spazio alle piccole imprese, e considera “direttamente responsabile l’UE e la sua avventata politica estera per la destabilizzazione di paesi come l’Iraq, la Siria o l’Ucraina e, di conseguenza, della corrente crisi migratoria,” dice ancora Gyöngyösi. “Tenendo poi conto che l’Ungheria ha avuto una storia e uno sviluppo sociale diverso da quello dei paesi dell’Europa Occidentale,” dice, “ci battiamo contro il multiculturalismo che ci è stato forzatamente imposto.” Per questo motivo, il 2 ottobre il governo ungherese, con il pieno supporto di Jobbik che si sente padrone dell’iniziativa, indirà un referendum popolare contro le quote per la distribuzione equa di migranti tra i paesi europei voluto dall’Unione. “In realtà costerebbe molto meno aggiungere una clausola alla Costituzione che dica che Bruxelles non può imporre niente all’Ungheria previo consenso del nostro Parlamento – controllato per i 2/3 da Fidesz e Jobbik assieme – e ne stiamo discutendo con il governo,” aggiunge. Se il muro lungo il confine con la Serbia ha rallentato il passaggio dei migranti nel Paese, Jobbik sta pensando ad altri metodi per eradicare del tutto “la minaccia”. “Alla fine di agosto presenteremo la proposta per una nuova legge, che dovrebbe consentire a iniziative civili di auto-difesa di ricevere training militari da organi ufficiali,” conclude Gyöngyösi.

“In situazioni di emergenza, come quella corrente, corpi come la Guardia Ungherese sono la sola strada giusta da prendere”.

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    Queste destre nuove, non sono nuove, sono il ritorno del Rexismo ( da non scambiare con il Renzismo)