Viktor Orban (C), Hungarian Prime Minister and Chairman of the ruling centre-right Fidesz party, applauds during the election rally of Fidesz and its coalition ally Christian Democratic Peoples Party in Heroes Square in Budapest, Hungary, 29 March 2014. The parliamentary elections are held on 06 April 2014 in Hungary.  ANSA/LASZLO BELICZAY

Cos’è il partito Fidesz

Fidesz – l’Alleanza Civica Ungherese è il partito nazional conservatore in testa al governo ungherese, guidato da più di un decennio dal giurista e politico Viktor Orban.

Padrone della scena politica dal 2010, quando ha battuto la controparte socialista del MSZP con una vittoria schiacciante e una super maggioranza in Parlamento a fianco del Partito del Popolo Cristian Democratico, dal 2014, pur mantenendo la leadership, non è riuscito a eguagliare un simile risultato.

Ciononostante, “La particolarità dell’Ungheria oggi è che è tra i pochissimi stati europei in cui la crisi migratoria non ha portato, almeno in politica, all’ascesa dell’estrema destra, bensì ha fatto guadagnare terreno al governo,” afferma l’analista politico Peter Kreko del Political Capital Institute di Budapest. La dura politica interventista di Orban, volta a bloccare e respingere il flusso di persone in viaggio lungo la rotta balcanica da Medio Oriente e Asia, ha consegnato almeno 10 punti complessivi a Fidesz, e una rinnovata popolarità al leader di un Paese macchiato da scandali e corruzione.

Fidesz – conosciuto inizialmente come l’Alleanza dei Giovani Democratici – è nato nel 1988 come partito giovane, libertario e, poiché i suoi membri erano sottoposti a pressioni e violenze dal partito comunista e per questo costretti a riunirsi clandestinamente, dal forte spirito anti-comunista. La svolta ideologica all’interno del partito è avvenuta qualche anno dopo, nel 1994, dopo l’ennesima sconfitta elettorale. Da quel momento l’approccio liberale è stato definitivamente sostituito da quello conservatore e ciò ha provocato una spaccatura in seno al partito.

Da qui emergerà per la prima volta una delle figure più carismatiche dell’Europa moderna ma anche uno dei più convinti euroscettici: il Premier Viktor Orban.

Dal ’98 al 2002 Orban ha guidato il Paese come rappresentante di una coalizione di destra, che riuniva il maggioritario Fidesz, il piccolo Forum Democratico Ungherese e il Partito dei Piccoli proprietari terrieri indipendenti. Dopo appena quattro anni, il mandato è passato però di nuovo ai socialisti nel 2002 e ancora nel 2006. Anche se la distanza tra i partiti si sente sempre meno, è solo nel 2010 che il popolo si decide a riconsegnare il potere a Fidesz e al suo leader.

Da quel momento in poi i motivi del successo di Orban e Fidesz – inseparabili l’uno dall’altro – si riassumono in tre questioni fondamentali.

Innanzitutto, Orban è diventato primo ministro perché, nonostante i cambiamenti tattici apportati all’interno del suo partito per renderlo appetibile di fronte agli avversari, ha puntato sul cavallo giusto: l’incompetenza e la corruzione del MSZP, deprecate dal popolo ungherese ed emerse con il caso Hagyó. Quindi, dopo che Fidesz ha fatto dell’anticorruzione il suo slogan dalla campagna elettorale in poi, una volta che ha conquistato il potere ha cominciato a stringere alleanze discutibili, facendo ricoprire ai suoi fedelissimi posizioni chiave all’interno di compagnie statali, media e corti, e allocando ad hoc contratti multimilionari nel settore industriale ed edilizio.

Dopo aver fatto terra bruciata dei rivali attorno a sé, Orban non ha più saputo nascondere la sua faccia più cupa, ed è qui che s’innesca l’ultimo centrale punto della strategia che il Premier ha adottato per mantenere il potere a dispetto della perdita di fiducia del Paese nella classe dirigente. La vittoria di Fidesz nel 2014 non ha evitato che la Commissione Europea congelasse i pagamenti all’Ungheria per accuse di corruzione, che a sua volta hanno scatenato proteste popolari nel Paese, e l’emergere di scandali.

Alla popolarità in declino, Orban ha risposto facendo leva su una nuova e destabilizzante debolezza: la minaccia esterna rappresentata dalle migliaia di migranti in fuga attraverso il paese. In poco tempo è diventato il promotore di dure politiche per bloccare questo flusso, come la costruzione del muro al confine con la Serbia ad agosto 2015 o il referendum il 2 ottobre prossimo contro l’allocazione delle quote migranti voluta dall’UE, e “di una dura retorica contro i rifugiati e gli immigrati, etichettati dallo stesso governo come terroristi e criminali,” aggiunge l’analista Kreko.

Il primo partito politico all’opposizione, Jobbik dell’estrema destra, sostiene che Fidesz abbia rubato parte del suo programma per suscitare consensi e limitare al contempo la sua crescita e influenza nel Paese. “In realtà è il contrario,” dice Zoltan Kovacs, portavoce del governo, a Gli Occhi della Guerra. “Ovunque nel mondo c’è insoddisfazione per l’establishment politico e sta a un governo responsabile, come il nostro, trovare risposte adeguate alle questioni più calde. Altrimenti, e anche questo è un dato che si riscontra in più paesi, sarà l’estrema destra ad approfittarne.”

A chi critica Orban dicendo che ha sfruttato la crisi dei rifugiati per consolidare la sua fragile posizione, Kovacs risponde facendo spallucce. “La questione migranti, intesa come un problema di sicurezza e non di emergenza umanitaria, è centrale nella vita di tutti gli ungheresi, e dell’Europa intera,” dice Kovacs. “Più di 400,000 persone hanno attraversato il nostro paese senza permesso e senza alcun controllo, ed è per questo che da un anno e mezzo ci battiamo affinché l’Unione Europea si decida a bloccare e monitorare il flusso al di là, e non al di qua, dei confini europei.” L’Ungheria ha già cominciato ad adottare questa politica internamente, prima con la recinzione al confine con la Serbia, poi con respingimenti e deportazioni.

Ad ottobre il governo Fidesz, spalleggiato da Jobbik, terrà un referendum per chiudere le porte ai migranti che dovrebbero essere integrati nel Paese secondo il sistema delle quote proporzionali indetto dall’Unione Europea. Orban e i suoi, come leggono i tanti cartelli sparsi per l’Ungheria, sono chiari al riguardo: “Mandiamo un messaggio a Bruxelles che capiranno per forza!” Si riferiscono alla presunta intromissione dell’UE in affari che, a dir loro, dovrebbero essere decisi dal Parlamento ungherese, e alla loro ferma posizione contro l’immissione di migranti e rifugiati non-ungheresi nel Paese.

Orban si allontana sempre più dall’Europa nella gestione della cosa politica e sogna un’UE come confederazione di stati-nazione legati da interessi economici. Intanto si avvicina alla Russia e tra i vari accordi economici tra i due spicca il maxi finanziamento offerto da Putin per la centrale atomica ungherese di Paks, che, oltre a fornire il 40% di elettricità al paese e costituire un’ottima transazione finanziaria per Orban, consente al leader russo di comprarsi una fetta d’influenza in Europa.

“Sebbene non ci sia prova che dimostri come Orban sia direttamente manovrato da Mosca, c’è un’alleanza naturale tra i due,” spiega Peter Kreko. “Da una parte abbiamo un politico euroscettico che vuole restrizioni all’interno dell’UE, per ritagliarsi spazio per costruire il suo regime illiberale, e dall’altra l’ancora più illiberale Putin che ambisce a stringere accordi con gli stati europei e vede nell’Unione solo un ostacolo alle sue ambizioni.”

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  • Alberto1970

    Ok, e chi controlla Krekò?!? Soros, mi verrebbe naturale rispondere…

  • Bartók János

    Strano che non si menziona i risulta