This picture taken on September 6, 2018 shows protestors holding a candle-lit rally, condemning a controversial father-to-son inheritance of Myungsung Presbyterian Church in Seoul.
Placards read "No to church inheritance!" - One of the world's largest presbyterian churches has been engulfed by an unholy row after its pastor sought to pass the super-rich South Korean institution into the control of his son. (Photo by Jung Yeon-je / AFP)

Sette religiose e violenze sessuali:
il problema religioso in Sud Corea

In Corea del Sud la religione gioca un ruolo fondamentale all’interno della società. Anche se quasi la metà della popolazione si professa atea, la maggior parte delle famiglie segue valori associati al buddhismo o alla filosofia del confucianesimo. Eppure c’è un buon numero di cittadini cristiani, circa il 30%. Alla fine del 2017 si contavano poco meno di 6 milioni di cattolici e una decina di milioni di protestanti. Per ragioni storiche il cristianesimo qui ha terreno fertile ma la Chiesa sudcoreana deve fare i conti con scandali di ogni tipo. Due sono i problemi principali. Primo: l’influenza traviante di santoni a capo di vere e proprie sette, che niente hanno a che vedere con le religioni ufficialmente riconosciute. Secondo: gli abusi sessuali perpetuati dagli ecclesiastici. E molto spesso non c’è un confine preciso tra i due mondi.

Dare un senso all’esistenza

Negli ultimi anni sono aumentati vertiginosamente culti religiosi fuoriusciti dall’alveo del protestantesimo. Ognuno di questi ha una visione del mondo differente e ha a capo un reverendo che viene considerato un dio dagli aderenti. Chi guida tali gruppi fa spesso parte dell’alta élite economico-finanziaria e controlla fette importanti dell’industria locale. Tra istituzioni sociali sempre più precarie e giornate lavorative asfissianti, la maggior parte dei sudcoreani ha bisogno di dare un senso alla propria vita. Ed ecco che le sette fungono da calamita. 

Chiese come multinazionali

La spiritualità alternativa in uno stato prevalentemente laico è uno dei percorsi più facili da imboccare. Così sempre più giovani aderiscono a religioni non “ufficiali” e molto spesso accusate di eresia. Inoltre i leader spirituali sfruttano la propria posizione per ottenere vantaggi personali. Le chiese si trasformano in multinazionali con sedi sparse in tutto il mondo, le tante offerte dei fedeli finiscono nelle tasche dei capi e non mancano casi di stupro.

Il caso di Lee Jae-rock

Uno degli esempi più emblematici di questa piaga è quello riguardante Lee Jae-rock, 75 anni. Fondatore di Manmin – una chiesa evangelica nata in Corea del Sud nel 1982 – e più volte accusato di frodi e abusi, Jae-rock è stato condannato da un tribunale di Seul a 15 anni di carcere. L’accusa è violenza sessuale abituale e ripetuta su otto donne fedeli al culto, che per anni non hanno avuto la forza di reagire.

Gli abusi sessuali

Oltre agli scandali di culti più o meno numerosi, anche la Chiesa Cattolica sudcoreana è finita nell’occhio del ciclone. Qualche mese fa una donna è apparsa in televisione per accusare un prete di stupro. Kim Min-kyung, questo il nome della vittima, ha dichiarato di essere stata abusata nel 2011 durante una missione di volontariato in Sud Sudan. L’episodio ha provocato la reazione della Conferenza Episcopale Coreana, che si è detta profondamente scossa dall’accaduto.

L’importanza del cristianesimo

L’influenza del cristianesimo in Corea del Sud è enorme ma porta con sé delle criticità. Molte Chiese protestanti si sono trasformate in vere e proprie sette, varcando ogni confine morale, etico e religioso. C’è poi una particolarità del paese: i cattolici sono sovrarappresentati dalle élite. Questo è molto strano visto che in tutti i paesi extraeuropei il cattolicesimo è stato introdotto dalle potenze coloniali. La Corea non è mai stata una colonia europea e fu colonizzata, sì, ma dal Giappone, assolutamente non cristiano. Il successo del cristianesimo arriva a metà del ‘900, quando la Chiesa ebbe un ruolo importante nel sensibilizzare il popolo sudcoreano, sia da un punto di vista politico che sociale. Nonostante tutte le peculiarità del caso, la Corea del Sud deve oggi monitorare con attenzione l’evolversi del proprio panorama religioso. Prima che sia troppo tardi.