LAPRESSE_20180610141607_26595384

Abe perde il “nemico perfetto”
che serve al suo progetto

Se l’incontro di oggi tra Donald Trump e Kim Jong-un a Singapore innescherà dinamiche ad ampio raggio, queste non mancheranno di interessare il Giappone governato da Shinzo Abe. Il primo ministro e leader del Partito liberaldemocratico, messo sotto affanno nelle ultime settimane da una marea montante di scandali, ha puntato fortemente sulla minaccia esistenziale posta dalla Corea del Nord e dal suo programma nucleare al Paese per spingere l’acceleratore sulla  riforma costituzionale volta a superare la “clausola pacifista” contenuta nell’Articolo 9 e a legittimare una postura di politica estera spiccatamente più interventista rispetto al passato.

La Corea del Nord ha ricoperto, nel discorso politico di Tokyo, il ruolo di “nemico perfetto” su cui i leader istituzionali e gli apparati burocratico-militari hanno premuto fortemente per fomentare un’opinione pubblica che ha ancora ben presenti le crisi diplomatiche scoppiate tra gli Anni Settanta e Ottanta per i reiterati sequestri di cittadini giapponesi da parte della dittatura di Pyongyang.

La riforma di Abe è sempre più in affanno

Come segnalato ad aprile dal Japan Times, la maggioranza dei cittadini giapponesi è contraria all’emendamento che rappresenta l’obiettivo concreto e il traguardo simbolico più ambito dell’amministrazione di Shinzo Abe, che al tempo stesso significherebbe l’avvio di una nuova storia istituzionale per il Paese, da concludere con il rilancio del ruolo politico dell’imperatore dopo l’avvicendamento sul Trono del Crisantemo tra Akihito e Naruhito il prossimo 30 aprile.  Questo è l’obiettivo di fondo della società conservatrice di cui Abe e molti dei suoi ministri sono membri, la Nippon Kaigi, che preme per il rilancio dello “scintoismo di Stato” di cui fa parte anche lo stesso Abe, la quale, come segnala Nello Puorto su Limes, “si batte per il riconoscimento di un ruolo più centrale dell’istituzione imperiale, per un’istruzione patriottica”.

La normalizzazione di Pyongyang frenerebbe le èlite nipponiche

In questo contesto, come segnala Erik Isaksson su The Diplomatil consolidamento di una soluzione negoziale per la denuclearizzazione della Corea del Nord indebolirebbe ulteriormente il percorso tormentato della riforma costituzionale, privando le èlite giapponesi della giustificazione per presentarla direttamente alla popolazione.

“La scomparsa improvvisa della minaccia nordcoreana”, ha scritto Isaksson, “aprirebbe un vuoto che andrebbe riempito per giustificare l’avanzamento deciso della riforma politica”.

Abe punta alla Cina

Isaksson ritiene che, sul medio periodo, nel discorso pubblico giapponese sarà la Cina, assieme alla sua politica estera sempre più assertiva, a riempire il “vuoto” aperto da Pyongyang. Di fatto, nella strategia di Abe la dialettica anti-Pyongyang nasconde, in realtà, una strategia geopolitica di contenimento delle ambizioni cinesi nell’Indo-Pacifico attraverso lo sviluppo di soluzioni alternative alla Belt and Road Initiative, il riarmo militare, soprattutto in campo navale, e lo sviluppo delle relazioni commerciali con i Paesi dell’Asia indopacifica.

Sul piano mediatico la strategia troverebbe il supporto di una popolazione che negli ultimi anni ha iniziato a percepire sempre di più la Cina come una minaccia, tanto che i pareri favorevoli alla Repubblica Popolare nei sondaggi d’opinione nipponici sono crollati dal 52,3% del 2000 al 14,8 del 2002. Il problema, per Abe, è che spingere sull’acceleratore lo scontro frontale con un partner fondamentale e una potenza consolidata come la Cina porterebbe a un’esacerbazione dei rischi securitari nell’intera regione. Per il Giappone e Abe, dunque, la soluzione della crisi in Corea del Nord avrebbe delle implicazioni sul piano della politica interna: il governo di Tokyo oscilla tra prudenza e spirito d’avventura, ma gli sviluppi delle ultime settimane sembrano suggerire che difficilmente l’appiglio geopolitico per la riforma costituzionale continuerà a restare valido nei prossimi mesi.

  • johnny rotten

    O il Giappone si smarca dal declinante imperialismo coloniale occidentale o perirà con esso.

  • Alox2

    Il Giappone ha appena chiesto a Putin di restituire le isole Curili e per incanto Abe diventa il cattivo! Hahahaha

    • Zeneize

      Pensa al “lavoro”, che è quasi notte.

      • Alox2

        Somaro leggi ed impara…