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Cipro unita entro il 2016?

Per la Turchia l’estate che sta finendo è stata la più delicata ed importante di sempre; il Paese anatolico uscito fuori da questa stagione è profondamente diverso rispetto a quello di appena tre mesi fa.

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Sono due gli eventi principali che hanno contrassegnato una delle fasi più cruciali della storia della Turchia moderna, quella nata da Mustafah Kemal sulle ceneri dell’Impero Ottomano: il riavvicinamento con Israele e soprattutto il fallito colpo di Stato della sera terribile del 16 luglio scorso. Questi eventi hanno contribuito a cambiare in poco tempo il volto del Paese ma non solo; episodi così drastici ed importanti hanno un effetto domino nel breve periodo anche in altri contesti: è il caso di Cipro, l’isola divisa quasi a metà tra grecofoni e turcofoni che dal 1974 convive con un muro eretto a Nicosia che costituisce una delle spine nel fianco più importanti dell’area del Mediterraneo e del Medio Oriente.

Nell’anno sopra citato, un contingente di militari turchi ha invaso la zona nord dell’isola dopo un colpo di Stato avvenuto nella capitale cipriota che, secondo la Turchia, minava la sicurezza dei turchi presenti a Cipro; Ankara sosteneva che quella non era invasione, visto che il trattato di Zurigo del 1960 (che disciplinava i rapporti tra le due comunità) prevedeva espressamente che Grecia o Turchia potevano intervenire direttamente in caso di minaccia alle rispettive comunità. Ma Atene non ha mai accettato come difensiva quella azione, il caso è subito divenuto scottante in quanto a scontrarsi erano due Stati membri della NATO peraltro all’epoca entrambi guidati da due giunte militari; così, la comunità internazionale ha deciso di far raffreddare la situazione, facendo però entrare l’isola in una fase di stallo acuita nel 1983, quando il nord di Cipro si è dichiarato indipendente con il nome di ‘Repubblica turca di Cipro’ e con Ankara che ne ha da sempre garantito il riconoscimento (è l’unico governo al mondo a farlo) e la difesa, stanziando in zona un contingente di quarantamila militari.

Negli anni sono stati intrapresi numerosi tentativi di riappacificazione e riunificazione dell’isola, tutti però andati a vuoto; nel 2004, con l’ingresso della parte greca di Cipro nell’UE, è sembrato che qualcosa di concreto potesse muoversi: in quell’anno infatti, è stato promosso un referendum su un piano di pace elaborato dall’ONU in entrambe le Repubbliche. I turchi-ciprioti hanno votato in massa a favore di tale piano, i greco-ciprioti invece lo hanno sonoramente bocciato; da allora, Nicosia è rimasta capitale di due Stati: uno internazionalmente riconosciuto, grecofono e membro dell’Unione Europea, l’altro invece sostenuto solo da Ankara.


Per approfondire: Il mea culpa di Erdogan e gli interessi turchi


Che il 2016 sia forse l’anno giusto, lo si diceva già a gennaio; in quel mese infatti, erano stati programmati numerosi incontri tra i due rispettivi governi ciprioti al fine di giungere entro i successivi dodici mesi ad un accordo che potesse portare alla riunificazione di Cipro già nel 2017. In sordina questa sorta di ‘road map’ è andata effettivamente avanti, lo scenario non ha potuto poi non risentire di quanto accaduto durante la convulsa estate turca; proprio il mancato golpe ed il riavvicinamento tra Ankara e Tel Aviv, in maniera apparentemente quasi paradossale, hanno dato ulteriore linfa al processo di riunificazione. Sono due infatti i principali ostacoli all’abbattimento (simbolico e materiale) del muro di Nicosia: da un lato i greci – ciprioti considerano ‘conditio sine qua non’ per la firma di qualsivoglia trattato l’allontanamento del contingente turco dall’isola, dall’altro lato Ankara non ha mai visto di buon occhio la firma che autorizza ad una multinazionale israeliana la ricerca di idrocarburi nello specchio di Mediterraneo vicino Cipro.

Secondo molte indiscrezioni trapelate dalla Turchia, tra i quarantamila militari presenti nella Repubblica turco-cipriota vi sarebbero alcuni golpisti già rimossi dai loro rispettivi incarichi; se il sospetto che proprio in quel contingente vi fossero presenti delle ‘cellule’ golpiste fosse fondato, allora per Ankara smontare la presenza militare a Cipro non sarebbe più un sacrificio. Sempre nella capitale turca, si guarda con meno sospetto adesso all’affidamento delle ricerche di idrocarburi alla società israeliana, circostanza questa di cui si sarebbe già discusso tra Erdogan e Netanyahu; inoltre il primo ministro turco, Binali Yildirim, nei giorni scorsi ha ammesso che i trattati hanno avuto una grande accelerazione e ciò è testimoniato dal fatto che i due presidenti ciprioti si incontreranno ben cinque volte solo in questo mese di settembre, un bilaterale forse si terrà anche in sede di Assemblea delle Nazioni Unite a New York.

Se le questioni più spinose oggi sembrano meno di attrito rispetto al passato, per i motivi sopra esposti e per l’effetto domino del golpe mancato in Turchia, tra le due comunità cipriote permangono comunque ancora delle divergenze importanti a partire dalla questione dei confini: oggi la Repubblica turca di Cipro comprende anche città, come Famagosta ad esempio, un tempo a maggioranza greca, così come alcuni villaggi turcofoni oggi risultano nella sponda greca. Per ovviare a questa problematica, si starebbe pensando ad uno Stato federale ma i greci, per quanto concerne la propria parte, vogliono quei territori oggi amministrati dai turchi; in poche parole, la futura Repubblica turca federata di Cipro dovrebbe tornare ad avere circa il 22% del territorio complessivo dell’isola, a fronte dell’attuale 37%. Inoltre, entrambi i governi (e di riflesso anche quelli di Atene ed Ankara) chiedono specifiche garanzie per il rientro della popolazione nei luoghi di origine, senza alcun pericolo di vendette e ritorsioni reciproche.

Spettatrice interessata del processo di riunificazione è l’Italia; in queste ore il Ministro degli Esteri Gentiloni è a Nicosia ed incontrerà sia i rappresentanti greci che turchi: secondo quanto riferito dall’Ansa, Gentiloni “Valuta positivamente gli sviluppi di queste settimane e Roma si esprime favorevolmente all’ipotesi di riunificazione di Cipro”.

Già dal mese di ottobre quindi, potrebbero essere portati alla luce numerosi passi in avanti per la fine di una problematica che perdura da ben 42 anni e che nell’isola ha portato lutti e perdita delle proprie case in diverse comunità e città; gli eventi internazionali sembrano aver dato una mano ai processi di pace, entro il 2016 la parola ‘fine’ sulla divisione di Cipro potrebbe essere messa nero su bianco nei trattati ad oggi ancora in discussione.

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  • Andronikos

    Ma anche no. Gli invasori turchi se ne devono andare dall’isola che hanno occupato militarmente. Una banda di criminali.

    • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

      Tutte le nazioni hanno, anche con l’uso della forza, occupato date zone della Terra, per cui non si vede perché condannare alcune e altre meno o per niente.

      • alberto

        gentile Anita, commento pervaso di granitica logicita’ ed ispirato ad una sana ‘par condicio’. Il tragico e’ constatare quanti, invece, si inventino addirittura accuse false nei confronti di Paesi che non hanno commesso queste azioni.
        Mi riferisco evidentemente alla Russia…
        Saluti