Foto Vatican Media/LaPresse12 01 2019 Città del Vaticano - ItaliaCronacaPapa Francesco in Udienza ai partecipanti al XVIII Convegno dell’Associazione Italiana dei Professori di Storia della ChiesaDISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE

Cina e Vaticano: gli intrighi romani degli “imperi paralleli”

Nel 2007 Massimo Franco, in un omonimo saggio, coniò l’espressione di “imperi paralleli” per definire il lungo, complesso e profondo rapporto che Stati Uniti e Vaticano hanno intrattenuto negli ultimi due secoli. Ora, mutati gli scenari mondiali, il ritorno della Cina al ruolo di protagonista della scena mondiale ha aggiunto un terzo impero, che con la sua demografia rivaleggia in dimensione con il numero di anime a cui la Chiesa Cattolica fa capo e con la sua economia è diretta concorrente di Washington per la primazia negli scenari globali. Nei prossimi giorni, in concomitanza con la visita di Xi Jinping in Italia, una città sarà epicentro degli interessi, in gran parte divergenti, di questi tre imperi: Roma.

Sede del Vaticano, sede di un esecutivo ritenuto per diversi mesi come il più filo-americano della recente storia repubblicana e meta prescelta del dominus del Partito Comunista Cinese per siglare il memorandum che segnerà l’ingresso dell’Italia nella “Nuova Via della Seta“, Roma sarà al centro degli equilibri globali.

Specie considerando il fatto che nell’Urbe andranno in scena, nei prossimi giorni, due partite di portata internazionale: quella per la convivenza tra l’adesione italiana al blocco atlantico e l’ingresso di Roma nella Belt and Road Initiative (Bri) e quella del riavvicinamento religioso e geopolitico tra la Santa Sede e la Città Proibita, per l’incontro tra il “mandato celeste” della leadership cinese e l’ecumenismo cattolico. Due questioni notevolmente interrelate.

La “Nuova Via della Seta” si colora di porpora

La Curia romana e Papa Francesco hanno fatto filtrare, in maniera discreta, la sua approvazione all’ingresso di Roma nella Bri legittimando l’arrivo di Xi in Italia e tentando, secondo alcune indiscrezioni, di organizzare un abboccamento extra-protocollare tra Xi e il Papa.

“Non sono previsti incontri tra il Papa e Xi, almeno non stavolta, anche se Francesco sarebbe ovviamente più che disponibile a fare il primo passo con il presidente cinese, persino a recarsi in una zona al di fuori del Palazzo Apostolico, pur di creare un buon clima di scambio capace di sciogliere il ghiaccio e alleggerire diffidenze e incomprensioni di sottofondo”, sottolinea Il Messaggero.

Assieme al Quirinale, il Vaticano ha funto da “patrono” della decisione del governo Conte di aprire le porte all’ingresso del Paese nelle vie della seta a trazione cinese. Una decisione che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha subordinato a precise garanzie sul rapporto privilegiato con gli Stati Uniti sotto il profilo securitario e tecnologico, ma che in ultima istanza ha avallato. Mentre il Vaticano ha rafforzato un orientamento multilateralista che il Segretario di Stato Pietro Parolin ha avuto modo di presentare a Luigi Di Maio, protagonista assieme al sottosegretario del Mise della politica orientale di Roma, nel corso del loro primo incontro del novembre 2017 negli Stati Uniti.

Un sostegno alla politica cinese del Vaticano

Se il Vaticano è moltiplicatore di influenza geopolitica dell’Italia e presidio del ruolo globale di Roma, vale anche il discorso opposto: in una fase in cui la Santa Sede e la Repubblica Popolare non si riconoscono reciprocamente, una presenza attiva politica, economica e diplomatica dell’Italia nell’Impero di Mezzo contribuirebbe, e non poco, a garantire una promozione continua alle mosse di Oltretevere.

E del resto lo storico accordo sulle nomine episcopali del settembre scorso non ha rappresentato un punto di arrivo, ma l’inizio di un nuovo periodo di contatti reciproci intesi, come prosegue Il Messaggero: “L’ultima missione risale al dicembre scorso e a monsignor Claudio Maria Celli è stato persino consentito di andare a trovare ufficialmente una diocesi. Cose inimmaginabili in passato. Così come è un inedito l’invito del governo di Pechino ad un capo dicastero vaticano, in questo caso il cardinale Gianfranco Ravasi, per inaugurare a maggio il padiglione della Santa Sede all’Expo sull’orticoltura”.

E del resto, lo stesso Parolin ha scritto che il governo cinese non deve temere “sfiducia o ostilità” da parte della Chiesa romana cattolica negli anni a venire nella prefazione al volume “La Chiesa in Cina. Un futuro da scrivere”, curato dal principale consigliere di Bergoglio per le politiche orientali, Padre Antonio Spadaro.

Un’apertura di credito fondamentale che certamente non passerà inosservata negli Stati Uniti. Attenti a osservare le conseguenze internazionali che il riavvicinamento di Italia e Vaticano alla Cina potrebbe causare. E preoccupati delle conseguenze che la sinergia tra le due grandi partite che prenderanno presto il via a Roma potrebbe mettere in moto.