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Dadaab, i profughi dove vanno?

C’è la crisi dei profughi, ci sono gli sbarchi, c’è l’Egeo, il Canale di Sicilia e mille interrogativi. Ma uno dei punti di domanda irrisolti sulla questione dei rifugiati è insito nel cuore del Kenya a soli 80 chilometri dalla Somalia e si chiama Dadaab, il più grande campo profughi al mondo che accoglie più di 350mila sfollati e che il governo di Nairobi ha dichiarato di voler chiudere entro novembre.


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La motivazione della decisione dell’amministrazione di Nairobi è dovuta alla strage di Garissa dell’aprile 2015, quando un commando di Al Shabaab ha fatto irruzione nel campus universitario e ha ucciso più di 150 studenti. Gli jihadisti provenivano dalla tendopoli ed è stato questo quindi il motivo che ha spinto il presidente Uhuru Kenyatta a informare le Nazioni Unite della volontà di chiusura del Dadaab.

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Ma nel caso dovessero essere davvero chiusi i battenti del campo: quale destino per le 350mila persone che lo abitano?

È una domanda a cui nessuno finora ha dato risposta. Il 95% dei profughi sono somali e il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud è intervenuto in prima persona per cercare di comprendere meglio la questione e trovare una soluzione. Il leader somalo si è recato al Dadaab, primo presidente somalo nella storia a entrare nella tendopoli, e poi è volato a Nairobi per confrontarsi con il suo omologo kenyota.


Per approfondire: Ecco come si vive nel Dadaab


Sheikh ha ringraziato il Kenya per l’accoglienza di così tanti cittadini somali, ma ha chiesto al governo di Nairobi un piano di azione per quel che riguardo il rimpatrio e il trasferimento degli sfollati. Al termine di tre ore di colloquio serrati i due presidenti però non sono giunti a nessuna conclusione.

Il Dadaab a novembre dovrebbe chiudere, le organizzazioni umanitarie si stanno opponendo alla decisione, e soprattutto nessuna soluzione è stata trovata per quel che riguarda il futuro dei 350mila rifugiati.