(FILES) In this file photo taken on June 26, 2001 Syrian President Bashar al-Assad is seen during his visit at the Arab World Institute in Paris.
France has initiated a procedure for the withdrawal of the Legion of Honor attributed to Syrian President Bashar al-Assad, said on April 16, 2018 evening to AFP the entourage of President Emmanuel Macron. "The Elysee confirms that a disciplinary procedure of withdrawal of the Legion of Honor", the highest French distinction, "against Bashar al-Assad has been committed," said the Presidency of the Republic. / AFP PHOTO / Jack GUEZ

Chi è Bashar Al Assad

Bashar al Assad è il presidente della Siria dal 17 luglio del 2000, dopo aver ereditato il potere dal padre Hafez al Assad. Bashar nasce a Damasco nel 1955, in una famiglia originaria di Latakia, la roccaforte della minoranza sciita alauita a cui gli al Assad appartengono. 

Syrian regime forces sit by a marble mosaic monument depicting a picture of late President Hafez al-Assad, at the entrance of Harasta in Eastern Ghouta on the outskirts of Damascus on March 25, 2018, after a deal was struck with rebels in the area to evacuate the town. Syrian rebels and civilians gathered in rubble-strewn streets, awaiting evacuation from the penultimate opposition-held pocket of Eastern Ghouta. Faylaq al-Rahman, the Islamist rebel group that controls the area, agreed to pull out in exchange for an end to nearly five weeks of devastating bombardment by the government and its allies.   / AFP PHOTO / LOUAI BESHARA

Un mosaico raffigurante Hafez al Assad nella città di Harasta, nella Ghouta (LaPresse)

La famiglia di Bashar è di estrazione umile: non appartiene a tribù o gruppi in vista nel Paese e il fatto di appartenere alla minoranza alauita non aiuta. Il padre di Assad, però, intraprende una fulminea carriera all’interno dell’aeronautica ed è alla guida dell’ala militare del partito Baath, la formazione che, dopo un colpo di Stato nel 1963, governa la Siria. 

Hafez diventa sempre più importante all’interno del partito Baath, tanto che il  13 novembre 1970 compie il cosiddetto “colpo di Stato correttivo“, prendendo il potere. Il governo di Hafez al Assad punta tutto sul nazionalismo e si avvicina sempre di più all’Unione Sovietica. Assad attua inoltre importanti riforme che fanno della Siria uno dei Paesi più laici dell’intera regione mediorientale.

Tutto ruota attorno alla famiglia Assad: Rifaat, fratello minore di Hafez, viene messo a capo della sicurezza (verrà però cacciato in seguito a un tentativo di colpo di Stato); negli anni Novanta, il figlio maggiore, Basil , viene designato come successore alla presidenza. Più in generale, parenti e soggetti orbitanti attorno agli Al Assad assumono posizioni sempre più importanti all’interno dello Stato siriano.

Bashar al Assad durante gli anni della gioventù

Essendo il secondogenito, Bashar al Assad vive ai margini della politica. Si diploma nel 1982 e, subito dopo, si iscrive alla facoltà di medicina di Damasco. Il sogno è quello di diventare oculista. Per questo motivo, Assad abbandona la Siria negli anni Novanta e si trasferisce a Londra dove studia oftalmologia

Proprio nel periodo londinese, il futuro presidente siriano incontra Asma Akhras, figlia di un cardiologo originario di Homs e di una funzionaria dell’ambasciata siriana a Londra. Tra i due nasce una relazione sentimentale, culminata, nel dicembre del 2000, con le nozze.

La morte di Basil

Il 21 gennaio del 1994 la Siria e Bashar vengono colpiti da un terribile lutto: Basil al Assad, primogenito di Hafez e designato ad ereditare presidenza,  muore in a seguito di un incidente stradale.

Ufficialmente, Basil avrebbe urtato con la sua auto una rotonda nei pressi del centro della capitale, morendo nello schianto. Trattandosi del primogenito del presidente siriano, a quell’incidente è seguita però una lunga scia di sospetti ancora oggi mai del tutto sopiti.

Con la morte di Basil, l’erede designato diventa dunque Bashar: richiamato dal padre in Siria, il futuro presidente siriano lascia i suoi studi e anche la sua futura moglie per stabilirsi nel palazzo presidenziale di Damasco per “studiare” da leader. Bashar al Assad diventa così il capo di Stato in pectore e delfino del padre Hafez.

L’ascesa alla presidenza di Bashar al Assad

Se la morte del fratello è improvvisa, con il repentino richiamo di Bashar da Londra, anche quella del padre non manca di generare improvvisi scossoni sia nella vita del futuro presidente siriano che in quella del Paese. Hafez al Assad, infatti, muore d’infarto il  10 giugno del 2000, quando non ha nemmeno settant’anni. La morte lo coglie improvvisamente, mentre è al telefono con l’omologo libanese.

I problemi al cuore di Hafez sono noti ma nessuno, in quell’estate del 2000, si aspetta un decesso così fulmineo. Bashar al Assad forse non è pronto – sia politicamente che anagraficamente – a ricoprire un ruolo così pesante: secondo la costituzione siriana, inoltre, l’età minima per diventare presidente è 35 anni e Bashar, nel giugno del 2000, ne ha 34.

La successione comunque avviene senza grandi scossoni e, anzi, sia in patria che all’estero la salita al potere di Bashar al Assad viene salutata come un fatto positivo, in grado di generare la speranza per importanti riforme. 

La sua giovane età, il suo trascorso londinese e l’immagine di una moglie soprannominata la “Lady D del Medio Oriente”, aiutano Bashar al Assad a proporsi quale riformatore sia in campo sociale che economico. Dall’altro lato, però, a fare da contraltare e ad alimentare dubbi sul suo operato è l’inesperienza politica e il fatto che, avendo ereditato repentinamente il potere, Bashar deve inizialmente circondarsi della stessa vecchia guardia di collaboratori del padre.

La prima crisi internazionale di Bashar al Assad

I primi anni di governo di Bashar al Assad sono contraddistinti, a livello internazionale, da numerosi ed importanti episodi: dall’11 settembre alla guerra in Afghanistan, dall’ascesa di Bush jr. alla Casa Bianca, fino alla guerra in Iraq.

La Siria di Bashar al Assad viene inserita, in questo contesto, tra i cosiddetti Stati canaglia“: la dottrina di Bush, volta a combattere il terrorismo internazionale, impone una lista di Paesi considerati vicini al cosiddetto “asse del male”. Dall’Iran alla Corea del Nord, dalla Libia di Gheddafi fino all’Iraq di Saddam Hussein, passando per Yemen, Sudan e per l’appunto la Siria.

Il primo vero banco di prova internazionale, per Bashar al Assad, si ha con un attentato del 14 febbraio 2005 a Beirut: in quell’occasione, l’ex premier libanese Rafiq Hariri viene ucciso da un’autobomba. Sunnita ed in contrasto con Damasco, nei mesi precedenti alla sua morte, Hariri aveva più volte chiesto il ritiro delle truppe siriane dal Libano.

La pressione internazionale su Damasco e su Bashar al Assad è molto forte: da più parti, infatti, piovono accuse contro il governo siriano. Secondo la ricostruzione avallata da media arabi ed occidentali, l’attentato contro Hariri sarebbe stato organizzato dai servizi segreti siriani per eliminare un importante politico libanese in contrasto con Damasco.

L’attentato in Libano fa scendere in piazza anche migliaia di cittadini e studenti: a Beirut, in particolar modo, vengono organizzate diverse manifestazioni in cui si chiede a gran voce un’indagine per accertare i mandanti dell’omicidio. Ma non solo: molti manifestanti libanesi dimostrano una certa insofferenza nei confronti delle truppe siriane presenti nel Paese.

Bashar al Assad, dal canto suo, respinge le accuse e inoltre afferma di voler collaborare con gli investigatori internazionali. Questa posizione allinea il governo siriano alla risoluzione del consiglio di sicurezza dell’Onu che, di fatto, istituisce un tribunale internazionale per i fatti del 14 febbraio 2005.

Una prima svolta si ha nell’aprile del 2005. In un discorso tenuto al parlamento siriano, Assad dichiara la volontà di ritirare le truppe dal Libano. Un passo in avanti, secondo la comunità internazionale. Il 27 aprile 2005, dopo anni di permanenza, le truppe siriane stanziate in Libano fanno rientro in patria.

La politica estera di Bashar al Assad

La politica estera di Bashar al Assad è la prosecuzione di quella del padre. Questa continuità è testimoniata dal posizionamento di Damasco nei primi anni del Duemila, vicino sia all’Iran che agli Hezbollah libanesi.

Nel 2003 il presidente siriano si schiera contro l’invasione Usa dell’Iraq, nonostante suo padre, 12 anni prima, abbia fatto parte della coalizione anti Saddam in occasione della guerra in Kuwait. La posizione di Bashar al Assad, in questo caso, è dettata dal timore di un pericoloso precedente storico: la paura, in particolar modo, è quella di essere il successivo obiettivo degli Usa dopo il regime change in Iraq.

(FILES) In this file photo taken on June 25, 2001 Syrian President Bashar al-Assad (L) is greeted by French President Jacques Chirac before their meeting at the Elysee Palace in Paris. France has initiated a procedure for the withdrawal of the Legion of Honor awarded to Syrian President Bashar al-Assad by then French President Jacques Chirac said on April 16, 2018 evening to AFP the entourage of President Emmanuel Macron. "The Elysee confirms that a disciplinary procedure of withdrawal of the Legion of Honor", the highest French distinction, "against Bashar al-Assad has been committed," said the Presidency of the Republic. / AFP PHOTO / Jack GUEZ

Bashar al Assad incontra il presidente francese Jacques Chirac a Parigi (LaPresse)

Nel corso del primo decennio di presidenza, Bashar al Assad ha margini di manovra importanti nel dialogo con l’Europa. Damasco e Roma, ad esempio, diventano partner commerciali importanti con il presidente Giorgio Napolitano che, nel 2010, conferisce anche un’importante onorificenza ad Assad. Nel 2002, si ha la prima storica visita di un papa a Damasco: il 5 maggio 2002 infatti, il Pontefice Giovanni Paolo II entra all’interno di una moschea incontrando lo stesso Assad ed i vertici religiosi siriani.

Papa Giovanni Paolo II e Bashar al Assad (LaPresse)

Papa Giovanni Paolo II e Bashar al Assad (LaPresse)

A pesare, senza dubbio, è il rapporto tra il governo di Bashar al Assad ed Israele. Negli anni della guerra tra Hezbollah e lo Stato ebraico, la tensione con Damasco è palpabile: durante i raid israeliani nel sud del Libano nel luglio del 2006, in almeno un’occasione un caccia israeliano sorvola la capitale siriana. A pesare è soprattutto il rapporto tra Assad, l’Iran e Hezbollah.

Ma c’è un altro alleato, sempre più vicino alla Siria: la Russia.  Assad è Putin, però, cementificano la loro alleanza solamente dopo lo scoppio del conflitto nel Paese mediorientale.

Lo scoppio della guerra

La prova più importante per Bashar al Assad inizia nel 2011. Le proteste che all’inizio di quell’anno investono il mondo arabo, dall’Egitto alla Tunisia passando per l’Algeria e la Libia, arrivano anche in Siria.

Assad cerca di mediare in qualche modo e promette riforme, introducendo svolte in senso multipartitico e togliendo lo stato d’emergenza in vigore da diversi anni. Il presidente siriano, però, usa più volte il pugno di ferro contro chi protesta. La nascita dell’Esercito siriano libero e i primi attacchi contro le postazioni di polizia e del governo preannunciano lo scoppio del conflitto.

Con lo scoppio della guerra, cambia anche l’immagine che l’Occidente ha di Assad, dipinto ora come un dittatore senza scrupoli. Le accuse sull’uso di  armi chimiche fanno il resto.

Assad durante il conflitto

Nonostante il conflitto che sta distruggendo l’intero Paese, Assad, usando abilmente le immagini, non si fa quasi mai vedere in divisa. Lui – è questo il messaggio che c’è dietro – non vuole esser il classico dittatore mediorientale, come Saddam Hussein e Mu’ammar Gheddafi. Le sue apparizioni sono quasi sempre in giacca e cravatta, in alcuni casi anche in semplice camicia o comunque in abiti civili.

Anche quando visita i fronti e saluta i soldati impegnati in prima linea, Assad si mostra in abiti civili. Emblematico, in questo senso, è il video girato nell’aprile del 2018, con il presidente siriano immortalato dentro la propria auto, in occhiali da sole e camicia, mentre gira lungo le strade delle città della Ghouta orientale appena riconquistate.

Foto LaPresse Syrian President Bashar al-Assad (C) speaks to his supporters during his visit to the Baba Amr neighbourhood in the restive city of Homs / 270312

Il presidente siriano Bashar al-Assad circondato da sostenitori a Baba Amr (LaPresse)

Oppure ancora, sono emblematiche le sue visite alla fiera di Damasco apparentemente senza guardie del corpo al seguito (anche se ci sono) oppure all’interno di abitazioni di famiglie colpite dalla guerra. In alcune occasioni, Assad si muove anche con la moglie e la famiglia al seguito tra le vie affollate di Damasco.

Se durante la guerra contro gli Usa la tv irachena trasmetteva ininterrottamente canzoni patriottiche e video su Saddam Hussein, la televisione siriana invece si concentra di più sulle notizie provenienti dai fronti. Tutto ciò, secondo molti analisti, contribuisce nel dare al presidente siriano un’immagine tanto forte quanto “normale”, donando anche alla popolazione e ai soldati l’idea di lottare non per l’uomo al comando ma per la difesa della nazione.

Più che una classica propaganda, i media vicini ad Assad sembrano voler rilanciare l’idea di normalità, la stessa che la popolazione siriana ricerca a partire dal 2011. Forse, anche in questo, va ricercata la vittoria che sta permettendo ad Assad e allo Stato ideato dal padre di rimanere in vita e con un forte sostegno popolare.

  • potier

    ha ha ha chi è Bashar al Assad !? ma perché ha bisogno presentazione ? un tizio che ha ereditato il potere alla morte del genitore al pari di un monarca ? pure lui già assassino, dittatore, ladro, massacratore e impostore esattamente come il figlio, buon sangue non mente ! un padre del nostro Bashar, che ha inequivocabilmente e senza dubbio passato il testimone di tutte queste belle qualità al figliolo …

    • luigirossi

      @POTIER Ma parliamo di Assad o di Soros?No,mi permetto di chiedere perchè assassino,ladro impostore… avevo equivocato

    • Fabio Massimo Ciancio

      Mio caro signor Potier, nel tentativo di screditare Putin e i suoi alleati (in questo caso il Presidente Assad) Lei riesce solo a rendersi ogni volta più ridicolo. Lei dice che Assad è un assassino e massacratore…. eppure in medio oriente di assassini e massacratori ce ne sono stati e continuano a essercene tanti; giusto per fare qualche esempio:
      1) Nel 1976 con la silenziosa approvazione di Israele il Re di Giordania Hussein massacra le falangi di settembre nero che si erano rifugiate in Giordania creando uno stato nello Stato.

      2) Nel 1983 in Libano i cristiani maroniti con la copertura e l’appoggio dell’esercito israeliano radono al suolo i campi profughi di Sabra e Chatila facendo strage indiscriminata di uomini, donne, bambini e anziani.
      Questi sono solo due esempi ma come vede non c’è il solo Assad come mostro omicida, il medio oriente ha altre regole, che sono diverse dalle nostre, quelli che per noi sono orribili massacri in medio oriente sono normali e necessarie operazioni di stabilizzazione per mantenere la pace e la coesistenza. Questo avveniva secoli prima di Assad e continuerà ad avvenire anche dopo la sua morte (che venga il più tardi possibile) che l’occidente lo voglia o no.

      Lei dice che Assad è un ladro e un mentitore ma in medio oriente da sempre TUTTI rubano e mentono. Alcuni esempi:

      1) Nel 1917 con la dichiarazione Balfour viene promessa al Re Faysal in cambio del suo impegno contro l’impero ottomano, la penisola arabica. Faysal venne tradito e la penisola arabica venne concessa a quei ladri assassini dei sauditi, con le conseguenze che tutti conosciamo.

      2) Nel 1982 l’esercito israeliano entra senza alcuna provocazione da parte dell’esercito siriano (e quindi illegalmente) nel golan adducendo inesistenti ragioni di sicurezza nazionale, creando una situazione di instabilità e illegalità ancora oggi non sanata.

      3) Nel 2017 la moglie di Nethanyahu e tre ministri del suo governo vengono arrestati per appropriazione indebita e uso di fondi pubblici per scopi privati. Cosa che peraltro era già successa negli anni ’70 quando primo ministro era l’idolatrata Golda Meir .

  • johnny rotten

    Chi è lo decide il Popolo Syriano quando lo ama unanimamente come Padre della Patria.

    • Alox2

      Unanimamente? hahahahahhahaha

  • Dario Asso

    Alla Siria e stato tolto il diritto di decidere sulla propria esistenza.Mentre noi occidentali vogliamo convincere tutti che la democrazia e l’unica maniera di governarsi,se per caso lo fanno la Siria o l’Iran li non vale.Per un motivo misterioso li la maggioranza elegge sempre un tiranno.I guai di Assad vengono da fuori.Paesi ostili che vogliono comandare a casa degli altri.Erdogan ha mandato in galera tutti i suoi avversari,(con un falso golpe)ma in nessuna parte del mondo lo chiamano tiranno.Fa traffico con i terroristi,armi in cambio di petrolio,ma per il sultano e tutto lecito.Come sempre due pesi e due misure.Sta pagando il conto che non e suo.Ma il tiranno il dittatore la mer6ccia umana,si spezza ma non si piega.L’unico dittatore con la maggioranza dei voti.W LA DEMOCRAZIA.

  • eusebio

    Non è difficile immaginare che dietro la morte del fratello maggiore Basil ci sia stato il mossad, era tutto preparato, eliminato l’erede e con il fratello minore defilato a Londra per sionisti e wahabiti imporre un regime salafita in Siria massacrando alawiti, sciiti e cristiani era facile.
    Nel Ghouta sono stati trovati tunnel enormi con quantità colossali di rifornimenti che stavano lì da anni, da prima dell’inizio della rivolta.
    Lo sbaglio degli organizzatori della rivolta jihadista è stato arruolare molte migliaia di terroristi provenienti da Russia, Asia centrale e Turkestan cinese, per addestrarli e poi rimandarli in patria.
    Lì Russia e Cina si sono incazzate e hanno mandato aviazione e truppe speciali, anche nordcoreane, Kim non vedeva l’ora di affrontare faccia a faccia gli yankees, e hanno menato botte della madonna.
    Ancora adesso che a ovest dell’Eufrate oltre ai terroristi di Idlib (che peraltro si sono trucidati tra loro a migliaia) sono rimaste solo tre sacchette ISIS a portata di golan occupato e base americana di al Tanf (ma guarda un pò) i terroristi di Idlib ogni tanto mandano qualche drone sulla base russa di Khmeimim, prontamente abbattuto e con replica massiccia.
    Siccome i regimi che sostenevano le decine di migliaia di terroristi vaporizzati adesso le prendono pure nello Yemen ora lisciano il pelo a Russia e Cina, con cui concludono accordi commerciali e comprano armi.

    • El Pedro

      AHAHAHAH AHAHAHAH 😂😂😂😂😂 ridicolo complottaro che sei

  • Marco Cesare Pedroni

    Nonostante questa buona informativa, mi dispiace, ma mi è difficile credere nel buon presidente Assad. Diciotto anni di presidenza ereditata cioè una monarchia per diritto divino. Di questi, otto anni di guerra civile violentissima che lasciano un paese distrutto e una popolazione esule di guerra. Assad, simpatico o antipatico che sia, non ha alibi: deve andarsene.