Agents participate in an anti-terrorist drill at the Deodoro train station, north of Rio de Janeiro, Brazil, 16 July 2016. The exercise is part of the preparations for Rio 2016 Olympics Games. EFE/Antonio Lacerda

Cesare Battisti non era l’unico:
sono 50 i terroristi ancora in fuga

L’arresto di Cesare Battisti desta ovviamente clamore, in quanto potrebbe a breve porre fine ad una pluridecennale fuga dell’ex membro dei proletari armati per il comunismo dalla giustizia italiana. Ma la vicenda che riguarda Cesare Battisti non è che la punta di un iceberg. Di quell’epoca buia per il nostro Paese, segnata dal terrorismo, dalle stragi e dal periodo di piombo dove le ideologie si scontrano a colpi di pistola per le strade, rimane ancora ampia traccia in giro per il mondo con i tanti protagonisti di allora latitanti o ricercati all’estero. La storia degli anni Settanta quindi, non è ancora chiusa ed anzi appare oggi drammaticamente attuale: sono  50 i terroristi per i quali da anni si aspetta il normale corso della giustizia. 

Dove sono i terroristi protagonisti della stagione di fuoco degli anni ’70

Nomi, volti, biografie, condanne ed elenco di crimini commessi: nelle bacheche degli uffici che ospitano la direzione centrale della Polizia criminale, da anni è possibile scorrere l’elenco dei dati aggiornati di chi ancora, dopo essere stato protagonista di crimini ed attentati, si ritrova fuori dalle patrie galere. Secondo per l’appunto il Centro ricerca sicurezza e terrorismo, come riferisce l’AdnKronos, sono cinquanta i terroristi in fuga. Latitanti, ricercati oppure ben protetti dalla propria rete di contatti o dagli Stati che li ospitano. I casi analoghi a quelli di Cesare Battisti sono ancora tanti, troppi per un paese che a fatica prova a chiudere i conti con un passato ingombrante dove il ricordo della stagione di sangue è ancora vivo nell’opinione pubblica. Ad esempio, chi all’epoca risulta essere ancora un ragazzo ricorda perfettamente il 16 marzo 1978: l’Italia si ferma alle 10:00 del mattino perché l’edizione straordinaria del Tg1 mostra i corpi senza vita degli uomini della scorta di Aldo Moro. È la strage di via Fani, a Roma, che dà il via al sequestro moro che culmina poi con l’uccisione dell’ex presidente del consiglio.

E tra chi si trova in via Fani quel giorno, mascherato con delle divise dell’Alitalia, c’è anche Alessio Casimirri. Il terrorista affiliato alle Brigate Rosse è tra coloro che rapisce l’esponente democristiano e fredda i ragazzi della scorta. Condannato a sei ergastoli, Casimirri è libero e vive in Nicaragua. Dal 1998 è sposato con una donna nicaraguense ed ha la cittadinanza del paese centroamericano, in cui si trova dal 1982 e dove, tra le altre cose, partecipa alla lotta dei sandinisti contro i contras. Tra chi partecipa all’azione criminale di via Fani, vi è anche Alvaro Lojacono. Anche lui oggi è libero e vive da uomo libero a ridosso dei confini italiani: il terrorista ha infatti cittadinanza elvetica e non può essere estradato dalla sua residenza svizzera. L’elenco di paesi che ospitano terroristi italiani è lungo: Francia, Brasile, Nicaragua e Svizzera appunto, ma anche Perù, Algeria, Angola, persino il Giappone. Nel sol levante vive infatti Delfo Zorzi, ex appartenente di Ordine Nuovo. In Argentina invece risulta la presenza di Leonardo Bertulazzi, ex colonna delle Br genovesi. Vi è poi, nell’elenco dei terroristi ricercati, una vecchia conoscenza di Cesare Battisti: si tratta di Germano Fontana, il quale dovrebbe trovarsi in Spagna

La Francia e la “dottrina Mitterrand” 

Ma è soprattutto la Francia ad ospitare i criminali protagonisti in Italia della stagione degli anni di piombo. Sui cinquanta terroristi per i quali si aspetta ancora l’arrivo della giustizia, trenta sono nel paese transalpino. Questo perché dagli anni ’80 e fino ai primi anni 2000 risulta in vigore una legge passata nota poi, a livello mediatico, come “dottrina Mitterrand”. A volerla è infatti l’ex presidente francese, in carica dal 1981 al 1995. Secondo questa disposizione, il governo francese valuta la possibilità di non concedere l’estradizione verso paesi in cui il sistema giudiziario non corrisponda “all’idea che Parigi ha della libertà”. Una norma applicata seguendo un’interpretazione molto “larga”: di fatto, per ottenere protezione dalla Francia, basta non essere implicati in azioni che minano la sicurezza transalpina. Ecco perchè decine di terroristi trovano a Parigi un porto sicuro. Ed ancora oggi, come detto, almeno trenta sono lì. 

Spicca, tra i vari nomi, quello di Giorgio Pietrostefani: si tratta del fondatore di Lotta Continua, implicato nell’omicidio del commissario Luigi Calabresi per il quale ha addosso una condanna di 22 anni. Scorrendo l’elenco, si trovano poi le ex brigatiste Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti, così come Sergio TornaghiGiovanni Alimonti, anche loro affiliati fino agli anni ’80 alle Brigate Rosse. In Francia si trovano anche esponenti di Prima Linea, come ad esempio Giancarlo Santilli. Emblematico è poi il caso di Marina Petrella, libera nel paese transalpino in quanto la giustizia francese le ha riconosciuto lo status di prigioniera politica. La caccia dunque agli ex terroristi è ben lontana dall’essere chiusa e, con essa, appare lontana anche la definitiva chiusura di una delle pagine più terribili della nostra storia recente.