A picture taken with a Tilt and Shift lens shows competitors taking part in the 8th International Jerusalem marathon on March 9, 2018. / AFP PHOTO / THOMAS COEX

La nuova arma degli israeliani
per influenzare l’opinione pubblica

All’inizio del nuovo anno, le forze armate israeliane (Idf) hanno inaugurato una nuova unità operativa: il Centro per le operazioni di Coscienza. Il nome altisonante e per certi versi anche inquietante, quasi da romanzo distopico, in realtà non è un’assoluta novità nel campo delle Idf, ma, come ricordato da Haaretz, rappresenta la “reincarnazione di un’altra divisione che si era impegnata principalmente nella legittimazione internazionale e negli aspetti legali dell’attività militare israeliana”.

La riforma strutturale che ha portato alla nascita di quanto nuova unità operativa è stata il frutto delle idee di un colonnello, tale colonnello K, fino a poco tempo fa un funzionario dell’intelligence, che era stato incaricato di studiare il problema della crescita del soft-power israeliano. L’idea di K era quella di concentrare in un unico dipartimento l’intera pianificazione di tutte le attività “soft” rivolte verso eserciti stranieri, diplomatici, stampa estera e opinione pubblica. Il tutto con l’obiettivo di creare consenso attraverso la persuasione, che è poi ciò in cui consiste appunto il soft-power.

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Questo programma nasce in particolare dall’esigenza di Israele di influenzare il nemico e l’opinione pubblica occidentale sulle mosse militari israeliane sul fronte settentrionale e nei territori palestinesi. In buona sostanza, da Tel Aviv vogliono che la comunità internazionale si convinca, attraverso queste attività di influenza, che le operazione militari israeliane abbiano sempre una legittimazione politica e culturale.

Un programma che nasce già da alcuni anni e che ha avuto un suo primo successo al culmine della seconda intifada, l’allora capo dello stato maggiore delle Idf, Moshe Yaalon, affermò che la vittoria sarebbe stata raggiunta attraverso “l’incisione conoscitiva”, e cioè dalla presa di coscienza da parte palestinese che gli attacchi terroristici non avrebbero spinto Israele alla capitolazione. E in effetti gli attacchi terroristici iniziarono a diminuire di numero e di qualità anche perché l’Autorità palestinese e Hamas giunsero alla conclusione che non solo Israele non si sarebbe fermato, ma che il prezzo che il popolo palestinese avrebbe dovuto pagare sarebbe stato ancora più salato in termini di vite e di condizioni di vita.

Gadi Eizenkot, attuale capo di stato maggiore delle Idf è un grandissimo sostenitori di questa “battaglia sulla coscienza”. Il colonnello Gabi Siboni, suo fedelissimo, ha recentemente pubblicato un articolo sul meccanismo di modellamento cognitivo, per l’Institute for National Security Studies dell’università di Tel Aviv. Siboni insieme Gal Perl Finkel, hanno scritto in particolare dell’importanza dei portavoce delle Idf. “L’utilizzo delle capacità dell’unità del portavoce dell’Idf consente di parlare direttamente con molti destinatari negli Stati nemici, sui social media, nonché con elementi terroristici.” si legge nell’articolo, “ciò viene effettuato utilizzando le varie capacità sviluppate nell’Idf, progettate per creare legittimità in un pubblico di destinatari internazionali, influenzare il nemico e persino mantenere la deterrenza. L’attuale sviluppo della tecnologia nei social media, sia palese che segreta, costituisce un vantaggio strategico per Israele accanto alle tradizionali risorse cinetiche”.

In questo senso, due sono gli episodi-chiave per comprendere questo porcesso “cognitivo” dell’esercito israeliano. Il primo è quello dell‘intervista di Gadi Eisenkot al quotidiano arabo Elaph, la prima storica intervista di un vertice militare israeliano a un quotdiano di un Paese arabo che non riconosce Israele. Il secondo episodio, le dichiarazioni del portavoce delle Idf, Ronen Manelis, rilasciate al quotidiano libanese Ahewar , sempre il lingua araba, sulla questione dei missili iraniani in Libano e sul possibile conflitto contro Hezbollah.

Qualcosa sta cambiando nei rapporti con gli Stati esteri e con l’opinione pubblica. Israele ha un nuovo obiettivo: convincere della propria legittimità ad agire. E siamo agli inizi di una nuova era nella comunicazione dei vertici militari di Tel Aviv. E adesso, sarà importante comprenderne gli sviluppi in chiave non solo militare, ma anche politica. 

  • cir

    crepate!! ormai tutti vi conoscono.

  • Sidereus

    Molto bene. Se le democrazie vogliono continuare ad esistere e non dissolversi sotto l’urto delle propagande avversarie, devono implementare un sistema di convincimento della giustezza delle proprie azioni. I social media svolgono in ciò un ruolo cruciale. Si pensi al noto generatore di troll basato a San Pietroburgo, centro nevralgico della guerra asimmetrica disputata in rete tra lo stato-mafia russo e l’Occidente; si pensi, altresì, agli ignobili troll antisemiti, fascisti e filorussi che infestano i dibattiti su Disqus, Facebook e altre comunità virtuali. Un plauso a Israele, da 70 anni alfiere della libertà contro la barbarie.

    • virgilio

      cancellare israele dalla mappa e tutti i merđa come te verme!

      • iIveroxfiles

        HAI FINITO DI DIRE E SCRIVERE MINKIATE FIGLIO DI ZOKKOLA E SUKAMINKIA??
        COME STA QUELLA TROlA DI TUA MADRE CHE TI HA SKAGAZZATO AL MONDO
        AUMANTANDO IL TASSO NELLA FOGNA?

        • virgilio

          ahahahahahahaha………sacco a sperma!

    • http://vaffanculo.org/ guest star

      madre teresa di calcutta c’è riuscita benissimo senza i centri Goebbels sionisti
      a convincere il mondo della sua politica.
      certo non massacrava,distruggeva,imprigionava e rubava territori ai vicini.
      e non ha mai cercato di convincere il mondo che i terroristi sono le vittime democratiche che si immolano per la civiltà
      e le vittime diventano i terroristi nei racconti dei media venduti e delle povere menti dei Sedere-U$ plagiati

    • lochlomond

      ma quali troll d’Egitto, Putin non ha bisogno di pagare nessuno: la propaganda gliela diffondono già volentieri i russi stessi, e anche sempre più stranieri che trovano assennate le sue politiche. Non sarà un caso se la UE, invece, i troll se li deve creare a suon di milioni di euro (nostri peraltro)…

    • Zeneize

      Ti pagano almeno? O lo fai per piacere personale, un po’ come il tuo altro hobby, quello coi basani scuri e la tua lingua?

    • luigirossi

      “Si pensi altresi agli ignobili troll antisemiti fascisti e filorussi”.Si pensi ad Israele difensore della barbarie a furia di bombe al fosforo sui condomini,con una polizia che è l’unica al mondo che spari sui dimostranti,con un servizio segreto che esegue omicidi mirati degli oppositori,con militari che torturano i prigioneri senza subire condanne.D’altronde,chi pone l’opposizione a questi crimini e chi loda la Russia sul piano del nazismo è un criminale capace di tutto,ma non di vegognarsi della propria malafede.Il numero degli oppositori allo stato canaglia di israele cresce,e loro continuano a credre che l’inganno di chi pensa libero sia una scienza.

  • Demy M

    Ormai non sanno piu’ cosa inventarsi per sopravvivere. Campi di sterminio, Anna Frank, muro del pianto, le scenografie hollywoodiane dell’ olocausto, le guerre….Dopo la frutta, ecco la manipolazione dei media che, sfortuna per loro, hanno capito e compreso la loro criminale mentalita’ giudaico-massone. Nessuno cadra’ nel loro tranello mediatico, tanto sono sputtanati nei confronti della pubblica opinione. Che si rassegnino e….Amen.