• La Deutsche Bank incolpa l’Italia di una crisi che ancora non c’è

    Uno squadrone di economisti ha lavorato alla redazione di un report per conto di Deutsche Bank. Jim Reid, Nick Burns, Sukanto Chanda and Craig Nicol, tutti pezzi grossi del colosso bancario tedesco, hanno messo nero su bianco quelle che secondo loro potranno essere le cause della prossima crisi economica mondiale. Secondo questi esperti se ci sarà effettivamente uno shock internazionale questo si verificherà tra pochissimo. Nell’arco dei prossimi 2-3 anni.

    Undici cause di crisi individuate da Deutsche Bank

    Vediamo ora quali sono le cause individuate da Deutsche Bank e quanto siano effettivamente credibili. Il report ne elenca addirittura 11, alcune di queste possono essere però messe assieme o sovrapposte. Proviamo dunque a darne un riassunto comprensibile. In primis sono gli stimoli economici dati dalle principali banche centrali a poter causare forte instabilità. Sia per il rischio che il target del 2% sull’inflazione continui a non essere raggiunto, sia per il “tapering”, ovvero la fine dei programmi di stimolo economico. Nel primo caso, infatti, i mercati finanziari potrebbero reagire “male” rispetto ad un ulteriore stimolo economico, mentre il “tapering” potrebbe far esplodere una nuova “crisi del debito”.

    Strano è però che il rapporto della Deutsche Bank metta nello stesso pentolone banche centrali che hanno funzione e compiti completamente diversi. Secondo i tedeschi, infatti, la Banca Centrale europea, la Fed, la Banca d’Inghilterra e la Banca Centrale giapponese sono sullo stesso livello. In realtà il rischio di “crisi del debito” può arrivare solamente nella zona euro. Questo perché tra tutte le banche centrali, quella guidata da Draghi è l’unica che non agisce come “garante del debito pubblico di Stato” e quindi non è tenuta a intervenire in caso di esplosione debitoria.

    L’Italia può diventare fattore di instabilità economica

    Tra le altre cause di un eventuale shock economico, i banchieri tedeschi individuano ovviamente l’Italia. “Un Paese che si avvicina alle elezioni e con un alto supporto ai partiti populisti, insieme ad un’economia non performante, un alto debito e un fragile sistema bancario che continua ad avere legami con titoli tossici”. Così la Deutsche Bank apostrofa poco simpaticamente il Belpaese. Se quest’analisi non è così lontana dalla realtà, appare tuttavia strano che sia proprio la Deutsche Bank ad accusare il sistema bancario italiano di possedere troppi titoli tossici.

    La banca tedesca è infatti esposta a titoli derivati, potenzialmente tossici, per un totale di 55 miliardi di euro, 15 volte il Pil della stessa Germania. Oltre all’Italia, dunque, avrebbero dovuto annoverare la loro stessa banca come potenziale fattore di crisi. Eppure non è l’unico punto in cui i tedeschi accusano altri di colpe da loro commessi.

    Il disequilibrio commerciale è causato proprio dalla Germania

    Un’altra delle cause di crisi citate dal report è, infatti, “uno sbilanciamento commerciale internazionale elevato”. Ovvero ci sono Paesi che esportano troppo e Paesi costretti a importare troppo. Se c’è un Paese nel mondo che punta più di tutti sull’export è proprio la Germania. 252,9 miliardi di euro è stato il surplus tedesco registrato nel 2016, record dalla Secondo Guerra Mondiale. Questo in barba alle accuse del Ministro del Tesoro Usa e dello stesso Presidente Donald Trump. Infine il report cita ancora il Brexit, l’ascesa dei populismi e una crisi economica in Cina come potenziali fattori di rischio.

    La Cina è davvero a rischio crisi?

    Sorvolando sul fatto che Brexit e populismi sono da più di un anno considerati come fattori destabilizzanti, senza aver ancora provocato alcuno shock economico, anche il rischio cinese è alquanto discutibile. Nel rapporto tedesco si fa riferimento ad un impennata del sistema creditizio di Bejing che porterebbe ad una bolla stile quella americana del 2007/2008. Per sfatare questa previsione basta citare il crollo della borsa cinese avvenuto tra giugno e luglio 2015. In poco più di un mese il mercato finanziario di Pechino perse il 30% del valore, ovvero 3mila miliardi di dollari.

    Si è trattato proprio della più classica delle bolle speculative. Tuttavia la struttura centralizzata e dirigista del Governo cinese ha permesso un massiccio intervento statale per mettere un freno alla volatilità del mercato azionario e arrestare ben 197 persone ritenute responsabili per lo schock economico. La Cina ha già così dimostrato di essere in grado di uscire piuttosto agevolmente da un improvvisa bolla finanziaria. Tra inesattezze, omissioni più o meno volute, il report della Deutsche Bank è un altro tentativo tedesco di gettare discredito alla concorrenza. 

  • 03 November 2015 - Kabul, Afghanistan. A soldier of the Afghan Government is seen while patroling the old House of the Parliament which was bombed several times during the war. Soldiers are regularly sent to lower-risk areas, such as Kabul, to let them have breaks from the frontlines. The country is facing a pivotal period in its history as International armies such as US and Italy decided not to leave the country but to prolong the ongoing war against Talibans in support of the Afghan official Government.

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